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    Mes, via libera al Senato a risoluzione maggioranza: 156 sì

    Il premier Giuseppe Conte con il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri alla Camera dei deputati, il 2 novembre 2020. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 9 Dic. 2020 alle 07:58 Aggiornato il 9 Dic. 2020 alle 21:21

    Arriva il via libera sia alla Camera che al Senato alla risoluzione di maggioranza sulla controversa riforma del Mes, il Fondo salva stati europeo.

    Dopo una settimana di spaccature e tensioni nella maggioranza, è giunto il giorno del voto in parlamento. Oggi, mercoledì 9 dicembre, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha tenuto le sue comunicazioni a Montecitorio in vista del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre (qui il suo discorso). Dopo il discorso di Conte, si è passati al dibattito e poi al voto delle risoluzioni parlamentari. Stesso iter al Senato.

    Ok Senato a risoluzione maggioranza, 156 sì

    Il Senato ha approvato con 159 sì, 129 no e 4 astenuti la risoluzione della maggioranza alle comunicazioni del presidente Conte in vista del Consiglio Ue.

    Approvata anche la risoluzione presentata da Emma Bonino, sulla quale il governo aveva espresso parere favorevole condizionato da una modifica. I sì sono stati 147, i voti contrari 127, gli astenuti 6.

    Dopo il via libera del Senato alla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del presidente Conte sul Consiglio Ue, il presidente Casellati è stata costretta a sospendere la seduta per un paio di minuti a causa delle proteste dei senatori del centrodestra che hanno anche esposto dei cartelli.

    La diatriba Renzi-Conte

    Ad alzare la tensione negli ultimi giorni è stato anche il rapporto tra il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, e il premier Conte. Ad essere contestata è la formula della task force scelta dal presidente del Consiglio. In Senato sono volate anche parole forti, quando Renzi prende la parola intorno alle 19,30: “Caro Conte, non si sostituisce il governo con una task force”, ha detto oggi il leader di Iv nell’Aula dopo le comunicazioni del presidente Conte sul Consiglio Ue.

    “Il Recovery è l’ultima occasione che abbiamo per progettare il futuro del nostro Paese – ha spiegato Renzi – Penso che la maggioranza debba fare una riflessione seria su cosa fare e su come farlo”. “I 18 senatori di Italia viva la invitano a schierare l’Italia dalla parte dell’Europoeismo. La riforma del Mes è una piccola parte ma va nella giusta direzione”, ha continuato il leader di Iv.

    Sul Recovery fund “è bene essere chiari: non scambieremo il nostro sì alla proposta di governance in cambio di uno strapuntino o di ‘un aggiungi un posto a tavola’. Non stiamo chiedendo che nella cabina di regia ci sia un ministro di colore politico più vicino al nostro”, ha sottolineato l’ex premier fiorentino.

    Poi l’affondo finale: “Se i suoi collaboratori telefonano ai giornali per dire che vogliamo una poltrona in più, sappia che se ha bisogno di qualche poltrona ce ne sono tre , due da ministro e una da sottosegretario, nostre a sua disposizione. Se invece vuole ragionare sul serio spieghi che questo non è un talk show, non è il Grande Fratello ma la politica”.

    Il Mes alla Camera

    Il testo è stato votato per parti separate. Nella prima votazione, relativa alla maggior parte del dispositivo della risoluzione, è stata approvata la prima parte del testo con 314 voti favorevoli, 239 voti contrari e 9 astenuti. Nella seconda votazione, relativa alla sola lettera A del sesto capoverso, i voti favorevoli sono 300, 256 i voti contrari, 7 gli astenuti. Nella terza votazione (relativa alla parte sul Mes) i voti favorevoli sono 297, i contrari 256 e 7 gli astenuti. Infine, nell’ultima votazione i sì sono 300, 255 i voti contrari e 8 gli astenuti.

    In tutto, 13 deputati M5s hanno votato contro la risoluzione di maggioranza sulla riforma del Mes. Oltre ai 6 deputati – Andrea Colletti, Francesco Forciniti, Pino Cabras, Fabio Berardini, Mara Lapia e Alvise Mnaiero – che sono intervenuti in Aula della Camera annunciando pubblicamente il voto in dissenso dal gruppo, scorrendo i tabulati delle tre votazioni sulle parti del testo relative al Mes risultano i voti contrari anche dei deputati pentastellati Emanuela Corda, Jessica Costanzo, Carlo Ugo De Girolamo, Giulio Dori, Francesco Sapia, Arianna Spessotto e Andrea Vallascas. I 13 voti contrari dei deputati M5s hanno riguardato tre votazioni su quattro. È stata poi approvata la risoluzione di Più Europa, riformulata con parere favorevole del governo, mentre è stata bocciata la risoluzione del centrodestra.

    Ieri la maggioranza è riuscita a trovare un’intesa con la “fronda” dei parlamentari del Movimento Cinque Stelle (42 deputati e 16 senatori) che avevano firmato una lettera in cui sostenevano l’intenzione di non votare a favore della riforma sul Mes, aprendo la strada a una crisi di governo. Giorni di mediazione nella maggioranza hanno poi portato al rientro della fronda, anche se restano alcune posizioni ancora distanti nei gruppi parlamentari M5s. Anche Italia Viva ha dato l’ok all’intesa politica raggiunta ma firmerà il testo solo dopo aver ascoltato le comunicazioni del premier Conte in Parlamento in vista del Consiglio Ue.

    La risoluzione di maggioranza

    La risoluzione dà l’ok al mandato di Conte in Ue ma chiede di modificare profondamente il patto di stabilità prima della sua reintroduzione, sostenere la realizzazione dell’Edis, il sistema europeo di assicurazione dei depositi bancari, e affrontare un processo che superi il carattere intergovernativo dello stesso Mes. Nel testo della risoluzione si dà mandato al premier di “finalizzare l’accordo politico raggiunto all’eurogruppo e all’ordine del giorno dell’eurosummit sulla riforma del trattato del Mes; a sostenere la profonda modifica del patto di stabilità e crescita prima della sua reintroduzione, la realizzazione dell’Edis, il sistema europeo di assicurazione dei depositi bancari, e anche un processo che superi il carattere intergovernativo dello stesso Mes, che sono priorità per il nostro Paese al fine di costruire una nuova stagione dell’integrazione europea”.

    “Lo stato di avanzamento dei lavori su questi temi in agenda”, si legge ancora nella risoluzione, “sarà verificato in vista della ratifica parlamentare della riforma del trattato del Mes; ad assumere ogni decisione sul ricorso alla linea di credito sanitaria del Mes sia assunta solo a seguito di un preventivo ed apposito dibattito parlamentare e previa presentazione da parte del Governo di un’analisi dei fabbisogni, nonché di un piano dettagliato dell’utilizzo degli eventuali finanziamenti”.

    Barbara Lezzi, tra i firmatari della lettera della fronda M5S, ha scritto su Facebook che la risoluzione “rivendica il ruolo del Parlamento in sede di ratifica e avverte che non sarà disposto al voto finale se non ci sarà l’avanzamento significativo del resto del pacchetto di riforme (Edis prima di tutto)”. E specifica che “il testo dovrà essere ulteriormente mediato con il resto delle forze di maggioranza”.

    Cosa prevede la riforma sul Mes

    Il Mes (Meccanismo europeo di stabilità) è conosciuto anche come Fondo salva-Stati. La sua riforma è un dossier Ue che risale a prima della pandemia di Covid e che già era tema di forte scontro tra i politici italiani. La riforma, quindi, non riguarda l’utilizzo del Mes cosidetto “sanitario”, cioè di fondi per rafforzare la sanità colpita dalla pandemia, di cui pure si è molto discusso negli ultimi mesi. Piuttosto, attiene all’accordo politico preliminare raggiunto a giugno 2019 dai Paesi Ue su una riforma complessiva da apportare al Fondo. Per la sua entrata in vigore, alla riforma occorre la ratifica dei parlamenti dei singoli Stati.

    La riforma interviene su molti temi riguardanti la governance economica e punta a dare al Mes una serie di nuovi compiti, nell’ambito degli obiettivi approvati dai capi di Stato e di governo dell’Ue nel dicembre 2018, per completare l’unione economica e monetaria e, appunto, il fondo Salva-Stati. Il testo si basa su diversi bilastri, tra cui il backstop del Fondo Unico di Risoluzione, le linee di credito del Mes, la sostenibilità del debito, la cooperazione del Mes con la Commissione europea. In particolare, se venisse approvata, la riforma inciderebbe sui prestiti ai Paesi dell’Euro in difficoltà finanziaria e gli aiuti alle banche in crisi.

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