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Vertici Rai, Draghi non ha fatto i conti con i partiti e ora è costretto a trattare sulle poltrone

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Nulla di fatto per l’assemblea Rai, convocata per ieri, lunedì 12 luglio, alle 16 in seconda battuta. Gli azionisti, per il 99,56% il ministero dell’Economia e il 0,44% la Siae, hanno deciso di rinviare tutto a giovedì 15 luglio: è slittata dunque sia l’approvazione del bilancio che l’indicazione dei nuovi nomi del Cda.

Il ministro Daniele Franco e il premier Mario Draghi hanno già annunciato di voler proporre Carlo Fuortes (qui il suo profilo) per il ruolo di Ad e di aver scelto Marinella Soldi per la seconda casella di propria competenza, due nomine che devono passare al vaglio del consiglio dei ministri che si terrà non prima di mercoledì, visto che Franco è impegnato a Bruxelles.

Sempre mercoledì, alle 21, sono convocate le aule di Camera e Senato chiamate a votare per i 4 consiglieri di propria competenza. I conti però a palazzo Chigi non tornano. Al momento Lega e Forza Italia non ne vogliono sapere di approvare le scelte di Mario Draghi. Senza contare che anche i big interni Rai non vedono di buon occhio la scelta dell’Ad non avendo esperienza diretta nel settore televisivo e nel governo di aziende complesse come la Rai.

E c’è molta preoccupazione anche dalle parti dei 5 Stelle soprattutto per i nomi che già in queste ore cominciano a circolare. Per questo, spiegano fonti di Palazzo Chigi Mario Draghi ha preferito rinviare il Consiglio dei Ministri allo scopo di evitare di fare il bis di quanto accaduto la settimana scorsa sulla riforma della giustizia (a Palazzo Chigi si stanno ancora leccando le ferite): “Lega e Forza Italia si sarebbero messi di traverso su Fuortes e Soldi, per questo serviva rinviare”.

Prima però bisognerà mediare con i partiti, ovvero “lottizzare”. Solo dopo aver chiuso l’accordo con le forze politiche le nomine saranno pronte ad approdare in consiglio dei ministri. Strano destino per un super tecnico come Mario Draghi costretto alla più classica delle lottizzazioni “made in” viale Mazzini.

Uno scivolone in piena regola per l’ex presidente Bce e per i suoi consiglieri. D’altra parte, poi, con il voto segreto in commissione Vigilanza lo sgambetto può sempre essere dietro l’angolo e secondo autorevoli membri della commissione per far passare la Soldi mancherebbero al momento 7/8 voti.

Molto in realtà dipenderà anche dal voto di domani in Parlamento sui 4 restanti membri del Cda Rai da designare ma c’è chi giura che i 5 Stelle, ora che Conte sta per diventare Presidente del Movimento, proveranno a mettersi di traverso sulla scelta di Mario Draghi per la presidenza di viale Mazzini.

Siccome sembra che i grillini dovranno “cedere” il Tg1 (è già partito in totonomi: Sangiuliano, Sala, Di Bella e Maggioni in pole a seconda di come si chiuderanno le trattative con i partiti) in caso di bocciatura della Soldi (ipotesi remota ma da non escludere del tutto) potrebbero tornare a chiedere la presidenza per Beatrice Coletti (nei giorni scorsi ne avevano già parlato con il premier).

“Forse a Draghi gioverebbe ricordare che i 5 Stelle sono pur sempre la prima forza parlamentare d’Italia” spiega un pentastellato vicinissimo al dossier Rai. Tutti contenti…tranne Draghi, forse. Costretto ora alla più classica delle lottizzazioni all’italiana.

Intanto, a viale Mazzini chi festeggia è Tg2 Italia: il programma mattutino di informazione e approfondimento condotto da Marzia Roncacci ha fatto numeri importanti (pur stando in una fascia oraria molto complicata, come quella del mattino dalle 10 alle 11) raggiungendo anche punte del 5% di share e battendo molto spesso i programmi informativi dei principali competitor a cominciare da La7. La trasmissione ha chiuso i battenti venerdì scorso ma riprenderà puntuale dopo l’estate.

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