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Marco Travaglio sfotte Marianna Aprile per la sua erre moscia dopo lo scontro a Otto e mezzo

Il direttore de Il Fatto Quotidiano ha ridicolizzato la sua collega nell'editoriale di oggi

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 17 Ott. 2019 alle 12:05
Immagine di copertina

Marco Travaglio sfotte Marianna Aprile dopo lo scontro a Otto e mezzo

Nel suo consueto editoriale su Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio sfotte la collega Marianna Aprile dopo lo scontro che i due avevano avuto qualche giorno prima a Otto e mezzo, la trasmissione d’approfondimento di Lilli Gruber in onda su La7.

Nel corso della puntata di Otto e mezzo, in onda martedì 15 ottobre, Marco Travaglio e Marianna Aprile hanno avuto un duro confronto sul tema della giustizia e sul carcere agli evasori. La giornalista di Oggi ha “rimproverato” Travaglio per aver esibito le manette per gli evasori sulla prima pagina del suo quotidiano. “Esibire le manette in prima pagina è una barbarie” ha affermato la Aprile.

Dura la replica di Travaglio, che ha affermato: “Barbarie è chi ruba! Barbarie è la legge di Renzi che impedisce le indagini a chi evade sotto una certa soglia! Barbarie è avere un codice di seria A e un codice di serie B!”

La discussione tra i due sembrava essere terminata con la fine del programma. A riaccendere lo scontro, con una mossa poco elegante, è stato però Marco Travaglio, che ha titolato il suo editoriale di oggi, giovedì 17 ottobre, La bavbàvie con un chiaro riferimento alla erre moscia di Marianna Aprile.

Nel suo pezzo Travaglio scrive: “Oggi come allora i garantisti all’italiana non si occupano di loro: si danno pena per i politici (sempreché siano del partito giusto: l’anno scorso Marcello De Vito del M5S fu ripreso e fotografato durante l’arresto, fra l’altro poi annullato dalla Cassazione, senza che nessuno facesse una piega o gridasse alla “bavbavie”) e i ricchi (molto popolari nel mondo dell’editoria perché pagano gli stipendi). È bastato che Conte&C. evocassero le manette agli evasori perché il consueto cordone di protezione si dispiegasse su giornali e talk show”.

“Fiumi di parole sulla nostra copertina con le manette (“perversione ”,“bavbavie”,“ovvove”!), ovviamente senza i volti dei destinatari (anche se qualcuno in mente ce l’avremmo). Gargarismi da finti tonti sulla “presunzione di innocenza”, che non c’entra una mazza, visto che non abbiamo mai titolato “Manette ai non evasori”. Balbettii benaltristi sulle “vere armi di lotta all’evasione”, che sono sempre “altre” ma nessuno dice mai quali, anche perché in tutti i Paesi civili chi evade finisce in galera senza che nessuno strilli alla“bavbavie”, e guarda caso quei Paesi hanno meno evasione di noi. Mark Twain diceva:“Se votare servisse a qualcosa, non ce lo farebbero fare”. Ecco: se il carcere agli evasori non servisse a niente, sarebbe previsto da sempre”.

Uno sfottò che non è sfuggito alla giornalista Gaia Tortora, assai sensibile sul tema della giustizia, che su Twitter ha riportato una parte dell’editoriale di Travaglio commentandolo così: “Che pena”.

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