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Migranti, Salvini firma il divieto di ingresso della Sea Watch. Autorizzato lo sbarco per 10 persone

Di Donato De Sena
Pubblicato il 15 Giu. 2019 alle 12:08 Aggiornato il 15 Giu. 2019 alle 16:45
Immagine di copertina

Salvini Sea Watch | Migranti | Divieto di ingresso | Ministero dell’Interno

SALVINI SEA WATCH – Non si è ancora risolto il caso della Sea Watch 3, nave della Ong tedesca Sea Watch che dopo essere tornata in mare lo scorso 9 giugno, nella giornata di mercoledì 12 giugno ha salvato 53 migranti che si trovavano a bordo di un gommone al largo della Libia. Matteo Salvini ha fatto sapere di aver firmato un divieto di ingresso nelle acque italiane.

Salvini Sea Watch | Il ministro firma il divieto d’ingresso della nave

“Ho appena firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal Nuovo Decreto Sicurezza. Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficanti”, ha detto il vicepremier e Ministro dell’Interno.

Come comunicato da Sea Watch via Twitter nelle stesse ore “il centro nazionale di coordinamento del soccorso in mare di Roma ha annunciato un controllo sanitario a bordo. Ci stiamo avvicinando alla posizione dell’incontro, in acque internazionali davanti a Lampedusa”. La ong ha continuato a chiedere un porto sicuro per far sbarcare i migranti salvati tre giorni fa:”Tutti loro hanno bisogno di protezione, tutti hanno bisogno di avere la terra sotto i piedi”.

Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italy, commentando su Twitter le richieste di portare in Libia i migranti ha scritto: “Noi non lo faremo mai”. “Il fatto che la Libia non sia un porto sicuro non è una nostra valutazione. Riportando indietro queste persone commetteremmo un respingimento collettivo, un crimine per cui l’Italia è già stata condannata. La Libia è internazionalmente non riconosciuta come un porto sicuro e lo dice la stessa missione Onu in Libia, l’UInhcr, la commissione Europea, la nostra Farnesina, lo stesso nostro ministro dell’Interno in tv lo scorso 25 maggio e il presidente libico Al Serraj. Negli ultimi dieci giorni sono stati bombardati un ospedale e un aeroporto e sono stati distrutti diversi quartieri. Questo è il Paese dove ci si dice di riportare queste persone soccorse”.

Lo sbarco autorizzato per 10 migranti a Lampedusa

Per dieci dei 53 migranti a bordo dell’imbarcazione ferma al limite delle acque territoriali italiane è stato comunque previsto lo sbarco a Lampedusa. Lo sbarco è stato autorizzato per 7 di loro perché necessitano di cure mediche, e per 3 accompagnatori. I migranti verranno trasferiti a Lampedusa con una motovedetta della Guardia Costiera.

Ieri, 14 giugno, l’imbarcazione umanitaria ha virato verso Malta dopo essere arrivata a poche miglia da Lampedusa, ma poche ore dopo ha nuovamente fatto rotta verso le coste italiane. A metà giornata poi, intorno alle 12.20, è arrivata di fronte all’isola di Lampedusa. “Abbiamo bisogno di un porto sicuro dove sbarcare. Lanciamo un messaggio all’Europa: aprite i porti”, è stato il messaggio della ong.

La manovra della nave ha scatenato ieri una nuova reazione del ministro e leader della Lega. “Niente Malta. Sea Watch – ha detto Salvini – ha cambiato nuovamente rotta: ciondola nel Mediterraneo e gioca sulla pelle degli immigrati, nonostante abbia chiesto e ottenuto un porto da Tripoli. Stiamo assistendo all’ennesima sceneggiata: dicono di essere i buoni, ma stanno sequestrando donne e bambini in mezzo al mare. Per loro, porti chiusi!”.

Sulla questione si è poi espressa anche la Commissione Ue, che ha ricordato come la Libia non sia un porto sicuro per cui “tutte le imbarcazioni che navigano sotto bandiera Ue sono obbligate a rispettare il diritto internazionale”.

Ieri intanto da Malta, in occasione del vertice dei Paesi del sud Europa, il presidente del Conisglio Giuseppe Conte ha chiesto maggiore trasparenza da parte delle Ong sottolineando che la Guardia costiera libica “ha già fatto diversi interventi”.