Salvini chiede le dimissioni di Conte per l’inchiesta del Financial Times, ma su Moscopoli tace e scappa

Di Charlotte Matteini
Pubblicato il 28 Ott. 2019 alle 13:37 Aggiornato il 28 Ott. 2019 alle 20:09
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“Se quello che scrive il Financial Times fosse solo parzialmente vero, in qualsiasi Paese ci sarebbero le dimissioni tre minuti dopo”. A dichiararlo è Matteo Salvini, riferendosi all’inchiesta del quotidiano britannico sul presunto conflitto di interessi del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

“Se un giornale autorevole come il Financial Times ipotizza dubbi, ombre o conflitti di interesse, mi aspetto che il presidente del Consiglio corra in Parlamento a riferire. Se non ritenesse di farlo lui, già oggi stesso glielo chiederemo noi”, ha proseguito Salvini, sottolineando che, anzi, “Conte dovrebbe farlo senza che la Lega glielo chieda”.

Ebbene sì, è tutto vero, Matteo Salvini ha davvero preso le difese dei giornalisti anglosassoni, chiesto le dimissioni di Conte, nonché intimato al premier di correre a riferire in Parlamento sulla questione.

Non sarebbe un fatto affatto strano, non fosse che la presa di posizione di Matteo Salvini fa letteralmente a pugni con quanto sostenuto per mesi dal leader leghista, non solo per tutte le inchieste che hanno investito alcuni esponenti del Carroccio ma anche e soprattutto per il disprezzo dimostrato dall’ex vicepremier nei confronti dei giornalisti di Buzzfeed, L’Espresso e Report su Moscopoli, l’inchiesta sui presunti fondi che la Lega avrebbe trattato con alcuni faccendieri russi tramite l’ex portavoce di Salvini, Gianluca Savoini.

Sembra rispettare la stampa britannica che colpisce Conte, Matteo Salvini, ma lo stesso tipo di rispetto per il lavoro di indagine e d’inchiesta non è mai stato riservato ai giornalisti che hanno indagato su “dubbi, ombre e conflitti di interesse” del Carroccio.

Insomma, ci sono inchieste che meritano di essere prese in considerazione e altre che, invece, è giusto e sacrosanto ignorare e seppellire con improperi e insulti. E qual è il metro di giudizio applicato? Ma sempre il solito, ça va sans dire: se le inchieste colpiscono un avversario politico, qual è Conte da quando è caduto il governo giallo-verde, è più che giusto utilizzarle per screditare ed esigerne le dimissioni; quando invece le inchieste colpiscono qualcuno del partito la polvere va buttata sotto il tappeto e i giornalisti vanno trattati a pesci in faccia, insultati e messi alla gogna.

E così, colui che ha costantemente insultato o ignorato i giornalisti che hanno provato a fargli delle domande, che è scappato di fronte alla richiesta di riferire in Parlamento sui presunti fondi russi della Lega, che ha sbertucciato e preso in giro la stampa italiana ed estera che provava a mettere in luce le tante contraddizioni della Lega e i comportamenti poco ortodossi dei suoi esponenti apicali, e che si è più volte rifiutato di riconoscere l’importante ruolo che la libera stampa ricopre nelle società democratiche deridendolo costantemente, ora si erge a difensore delle inchieste giornalistiche e pungola Conte esigendo le stesse sacrosante cose che gli vennero richieste e che da vicepremier e ministro dell’Interno si rifiutò non solo di concedere, ma di prendere minimamente in considerazione.

Non fosse così assurdamente e drammaticamente reale, ci sarebbe da ridere.

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