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Roy Paci contro “l’italietta” di Matteo Salvini

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 12 Ago. 2019 alle 19:38 Aggiornato il 12 Ago. 2019 alle 19:38
Immagine di copertina

Anche Roy Paci contro Salvini: la denuncia del musicista sulla “italietta” che non funziona

Roy Paci ha voluto dire la sua scagliandosi contro Matteo Salvini e “l’italietta che da 30 anni a questa parte ripete la stessa tarantella dei buoni e cattivi ma non fa nient’altro che rimpinguare le panze di molti seduti in Parlamento e far stringere la cinghia a contadini, pescatori, operai e a tutti quelli che continuano a soccombere sotto i soprusi dei signorotti della Malarazza”.

La denuncia del musicista di Zelig arriva tramite fotografia, ma la didascalia apre il discorso così: “Ora mi sono rotto pesantemente i cabbasisi”.

E poi parte all’attacco: “Potrà fregare ben poco agli utenti che vengono sui miei social solo per curiosare o haterizzarmi ma devo necessariamente alzare la voce e tener alta la coerenza per i migliaia di follower che mi stimano e mi supportano da decenni”.

Definendosi un “angelicamente anarchico”, Roy Paci spiega cosa denuncia l’immagine condivisa sul proprio account Facebook. “Quello che vedete in foto è uno dei miei più grandi amici, il grande attivista e pacifista Barry, irlandese di adozione catanese, che solo per aver alzato in aria le mani e urlato ‘peace’ durante il passaggio dei carri funebri leghisti è stato quasi strangolato dai galoppini del ministro dell’interno. Ecco, questa cosa non mi sta più bene”.

Roy Paci è arrabbiato con Salvini, ma anche con quei colleghi rimasti in silenzio, eccezion fatta per alcuni come Pau dei Negrita, Daniele Silvestri, Piero Pelù, Fiorella Mannoia e Caparezza (che il musicista cita testualmente), “che pensano a scannarsi su quanti dischi di platino hanno ingurgitato, è doveroso ora e subito entrare a gamba tesa sulle storture di questa falsata democrazia, sulla gestione di quei sudditi che abbacinati dal padrone di turno si permettono di compiere gesti che di democratico non hanno nemmeno la punta della scarpa smerdata”.

E poi cita Peppino Impastato, attivista italiano le cui denunce andavano contro le attività di Cosa Nostra e che fu assassinato nel 1978: “È arrivato il momento di rispolverare il verbo di Peppino quando diceva ‘Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”.

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