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Matteo Renzi a TPI contro Franceschini: “Come fa Dario a non capire che il problema non sono i teatri ma le metro?”

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 26 Ott. 2020 alle 17:44 Aggiornato il 26 Ott. 2020 alle 17:45
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Immagine di copertina
Credit: Emanuele Fucecchi

“Come fa Dario a non capire che il problema non sono i teatri ma le metropolitane?”. Se lo chiede Matteo Renzi, senatore e leader di Italia Viva, parlando con TPI. Il “Dario” destinatario dell’osservazione, come è facile intuire, è Dario Franceschini, ministro dei Beni e le Attività culturali. Renzi non condivide la decisione di chiudere teatri e cinema (almeno fino al 24 novembre) assunta con l’ultimo Dpcm anti-Covid firmato dal premier Giuseppe Conte. Così come non condivide la decisione di imporre a bar e ristoranti di abbassare le serrande alle ore 18. “Su quali basi scientifiche sono state assunte queste decisioni?”, domanda. E, nella sua Enews, annuncia che Italia Viva chiederà a Conte di “modificare il Dpcm”.

Nel Consiglio dei ministri notturno da cui sono scaturite le ultime misure restrittive è andato in scena un duro scontro: da una parte le ministre renziane Bellanova (Agricoltura) e Bonetti (Famiglia) – contrarie allo stop totale per teatri, cinema e palestre e allo stop parziale per bar e ristoranti -, dall’altra i ministri Speranza (Salute), Gualtieri (Economia) e lo stesso Franceschini (Beni culturali), fermamente decisi ad andare avanti con le serrate. Alla fine l’ha spuntata la linea più rigorista: “Siamo stati lasciati soli a combattere questa battaglia”, lamentano da Italia Viva.

Ora il partito di Renzi è pronto al contrattacco in due mosse. Primo: chiedere di modificare il Dpcm. Secondo: chiedere di vedere le carte del Comitato tecnico-scientifico, ossia le basi scientifiche su cui si è deciso di chiudere – o limitare fortemente – interi settori. “Nei mesi dell’emergenza Covid – è il ragionamento che si fa tra i renziani – abbiamo sempre detto che i conti li avremmo fatti dopo. Lo spirito è ancora quello, ma su queste nuove misure c’è la nostra totale contrarietà, va corretto il tiro”.

E allora ecco che Annamaria Parente (IV), presidente della Commissione Salute in Senato, ha chiesto in queste ore l’audizione del Cts. “Coi dati bisogna capire come e dove le persone si contagiano: è la condizione indispensabile per assumere decisioni e provvedimenti informati”, la applaude Bellanova. “Chiudere i luoghi di cultura e di sport è un errore: è più facile contagiarsi sulla metropolitana che a teatro”, osserva Renzi. “E la chiusura dei ristoranti alle 18 è tecnicamente inspiegabile, sembra un provvedimento preso senza alcuna base scientifica”.

Non solo. Italia Viva chiede anche di rivedere la composizione del Cts con l’allargamento ad altre figure (ad esempio i matematici) nell’ottica di interventi che abbiano una condivisione la più ampia possibile anche tra i tecnici. Una battaglia quasi in scia alla proposta del leader leghista Matteo Salvini di istituire un Cts ombra nominato dal Parlamento.

Intanto, alle critiche lanciate da Renzi risponde implicitamente Nicola Zingaretti, segretario del Pd, che si scaglia contro chi tiene “i piedi in due staffe”: un comportamento “eticamente intollerabile”, attacca il leader dem nel suo intervento alla direzione del partito. “Vedo molti distinguo da esponenti di governo, da forze di maggioranza con iniziative politiche che ritengo incomprensibili, penso che non siano mai stati seri quei partiti che la sera siedono ai tavoli del governo e la mattina organizzano l’opposizione rispetto alle decisioni prese la sera precedente”.

A Zingaretti ribatte Ettore Rosato, presidente di Italia Viva: “Noi siamo al governo con lealtà. Nei confronti di chi siede con noi in Consiglio dei ministri, ma anche in lealtà con gli italiani che ci hanno fiducia. Per questo vogliamo occuparci di far funzionare le cose”. Le priorità, dice Rosato, “devono essere la sanità, con il Mes, ed il lavoro“. “Siamo coerenti e leali perchè quello che facciamo, lo facciamo per il bene del paese”.

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