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Home » Politica

Quirinale, la politica scalda i motori tra candidature e incontri riservati: ecco cosa succede

Immagine di copertina
Con foto Ansa

L’elezione del nuovo Presidente della Repubblica scalda gli animi politici italiani. Tradizionalmente questa è la fase in cui i leader dei partiti stringono accordi, spesso in contrasto con le dichiarazioni che rilasciano. Difendono a spada tratta candidati che poi vengono puntualmente “bruciati” durante le prime votazioni. Viene ipotizzato un secondo mandato del presidente in carica, malgrado questo non perda occasione per affermare che non ha intenzione di continuare. E poi, come accade spesso, sono i nomi che non vengono fatti, che non emergono mai nelle settimane che precedono la votazione, che hanno più possibilità di vittoria.

Quirinale e politica: vediamo come si stanno muovendo in questi giorni gli esponenti delle forze politiche italiane. La prima convocazione dell’assemblea in seduta comune è stata fissata per il prossimo 24 gennaio alle ore 15.

L’autocandidato Berlusconi

Antonio Tajani (Forza Italia) ha parlato a Repubblica della candidatura di Berlusconi al Quirinale e di quanto questa sia in effetti possibile: “Dalla quarta votazione possiamo farcela” ha affermato con sicurezza. Il vice di Berlusconi sostiene che “un folto gruppo di parlamentari, quelli del (gruppo) Misto, saranno decisivi”. Questi parlamentari, dice Tajani, “sono in contatto con i nostri parlamentari e dirigenti”.

Oltre ai deputati e senatori del Misto, Berlusconi può contare anche sull’appoggio del centro destra che, almeno a parole, sarebbe compattamente schierato a favore di Berlusconi: “Meloni e Salvini – sostiene Tajani – hanno entrambi già detto che lo appoggeranno lealmente. Io mi fido. Il centrodestra sarà coeso”.

Considerato il secco (e “inaccettabile” come lo ha definito Tajani) no all’ipotesi di Berlusconi al Quirinale di Pd e M5s, occorre però trovare anche altri alleati. Uno di questi può essere Matteo Renzi.

Il Leader di Italia Viva non si è ancora esposto, ma da giorni sostiene che “la maggioranza per un presidente non deve per forza coincidere con la maggioranza dell’attuale governo”. Affermazione, questa, che sembra aprire proprio alla possibilità di un accordo con il centro destra. In tal senso, Tajani ha affermato che FI parlerà anche con Renzi. Più difficile che il dialogo avvenga tra Renzi, Letta e Conte.

Poche possibilità per Berlusconi

Goffredo Bettini, dirigente nazionale del Pd, è d’accordo con Renzi quando questo sostiene che l’elezione può avvenire anche con una maggioranza diversa rispetto a quella dell’attuale governo. Sulla nostra rivista aggiunge: “Sul Quirinale si apriranno due strade. I partiti saranno in grado di concordare una figura di garanzia, ma nello stesso tempo percepibile come l’avvio di una fase di rigenerazione del sistema politico? Non mancano le figure autorevoli da una parte e dell’altra dello schieramento in grado di svolgere questa funzione. Certo ci vuole lungimiranza, generosità, uno slancio”.

“Ormai – aggiunge Bettini – appare in campo per la destra la candidatura di Berlusconi. Non entro nel merito. Osservo solo che essa, per molteplici ragioni, non convince neppure tutte le forze politiche che dovrebbero sostenerla. Ma tant’è: il Cavaliere è testardo e i leader lo illudono. Penso, tuttavia, che essa non andrà a buon fine”.

Bettini, inoltre, auspica che Draghi possa continuare a svolgere una funzione generale di garanzia. Anche come Capo dello Stato. Contro questa ipotesi si schiera il governatore del Veneto Zaia, che a “Oggi è un altro giorno” su Rai 1, ha affermato: “Con Draghi al Quirinale scenario non poco preoccupante. Se fossimo in un’azienda, davanti a una situazione topica non si cambia Ad”.

Donne

Si fa, poi, un gran parlare di donne. Anche se molti sostengono che i tempi siano maturi per un capo della Stato donna, fino a questo momento non sono stati avanzati nomi  sostenuti con convinzione. Per Debora Serracchiani, presidente del gruppo Pd alla Camera, “esistono profili autorevoli, ma metto in guardia da fughe in avanti per calcolo. L’ultima cosa che serve alle donne è parlarne in modo strumentale“. Serracchiani non si sbilancia e afferma che “nel Pd si ragiona su un profilo autorevole, europeista, capace di unire e assicurare che la legislatura prosegua in continuità con l’azione di governo”.

Qual è la posizione del Movimento 5 Stelle?

Giuseppe Conte ha parlato all’assemblea dei parlamentari e ha assicurato: “Non credete a tutto quello che scrivono. Ho letto che avrei fatto nomi e che avrei utilizzato emissari per incontrare altri esponenti politici. Non ho fatto nomi e parlo direttamente con tutti, senza ricorrere a emissari”. Niente nomi quindi ma nel fronte M5S si fa strada l’ipotesi di un Mattarella-bis (malgrado il no dell’interessato) e resta sul tavolo la proposta di una candidatura femminile. Conte, poi, continua a ricordare ai suoi l’importanza della coesione: i parlamentare 5 stelle potranno essere determinanti solo se rimarranno compatti.

Sui social il presidente di Italia viva Ettore Rosato ha colto l’occasione per un nuovo attacco ai pentastellati: “Me li ricordo i 5 Stelle in Aula saltare sui banchi, circondare il Parlamento al grido ‘Rodotà’, annunciare l’impeachment al presidente Mattarella. Ora con la stessa naturalezza dicono che la loro prima scelta è la sua riconferma. La più rapida evoluzione della storia della politica o gigantesca ipocrisia di posizionamento?”.

Il Partito democratico

Enrico Letta considera il nome Berlusconi “divisivo”, come fanno Giuseppe Conte e Roberto Speranza.

“Stiamo per eleggere la massima carica dello Stato – ha spiegato il deputato del Partito democratico Walter Verini in accordo con Letta – nonché il garante della Costituzione. Bisogna mettere da parte quelle che sono candidature divisive e obiettivamente l’auto candidatura di Berlusconi sbandierata dal centrodestra è molto divisiva”.

Secondo Verini l’impegno del Pd è invece quello di “costruire un campo largo, aperto a tutte le forze che si vogliono collocare nel centrosinistra e nel campo progressista”. Poi il deputato lancia l’affondo a Matteo Renzi: “Se Renzi, come ha fatto in più occasioni, flirta e dialoga stabilmente con la destra allora è lui a fare una scelta di campo radicalmente diversa”.

Intanto Letta è al lavoro su una relazione che presenterà il 13 gennaio alla riunione congiunta dei gruppi parlamentari e della direzione del Pd in vista del voto per il Colle. La relazione avrà una sola parola d’ordine: Unità. Il segretario del Partito Democratico conosce bene quali sono i rischi di un partito che si presenta all’importante appuntamento con gruppi parlamentari ‘disegnati’ nel 2018 da qualcun altro.

I movimenti della Lega

Matteo Salvini, infine, afferma pubblicamente di sostenere con lealtà la candidatura di Silvio Berlusconi. Fonti della Lega rivelano però che il segretario del Carroccio starebbe lavorando “riservatamente” per organizzare un incontro con i responsabili dei partiti del campo opposto. L’obiettivo sarebbe quello di arrivare all’appuntamento del voto condividendo “quantomeno un metodo” di lavoro. Il leader della Lega, inoltre, non esclude la possibilità che possano esserci anche altri nomi sul tavolo.

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