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Tutte le promesse tradite dal Governo Meloni

Immagine di copertina
Foto AGF

Dalle tasse alle pensioni, dall’immigrazione alle riforme istituzionali: gli impegni che il centrodestra non ha mantenuto

Pressione fiscale
Nel programma di governo firmato nel 2022 da tutte le forze del centrodestra si prometteva: «Riduzione della pressione fiscale per famiglie, imprese e lavoratori autonomi». Quattro anni dopo, tuttavia, la pressione fiscale risulta aumentata: dal 41,6% del 2022 siamo saliti al 42,9% del 2025.

Flat tax
Nel 2022 il regime forfettario per le partite Iva (la cosiddetta flat tax) si applicava fino a 65.000 euro di fatturato. Il centrodestra aveva promesso di allargare la platea dei beneficiari alzando la soglia massima a 100.000 euro di ricavi lordi. L’impegno è stato rispettato solo in minima parte: dal  2023 il tetto al forfettario scatta a 85.000 euro (tra 85.000 e 100.000 euro si resta nel regime flat, ma solo per un anno). Totalmente non mantenuta, inoltre, è stata la promessa di estendere il sistema delle flat tax a famiglie e imprese.

Iva su prodotti energetici
FdI, Forza Italia, Lega e Noi Moderati si erano impegnati a ridurre l’Iva sui prodotti energetici. Poi, però, non se n’è fatto più nulla. Agli atti resta solo la proroga a tutto il 2023 (ma non oltre) del taglio dell’Iva sul gas che era stato introdotto dal Governo Draghi. Per il resto, solo qualche sporadico bonus contro il caro-energia.

Accise
Nel 2019, in un video pubblicato sui social diventato virale e più volte ricordato negli ultimi mesi, Giorgia Meloni, all’epoca esponente dell’opposizione, diceva: «Noi pretendiamo che le accise sui carburanti vengano progressivamente abolite». Arrivata al Governo, però, la destra non solo non ha cancellato le accise, ma quelle sul diesel le ha persino aumentate (a fronte di una diminuzione di quelle sulla benzina). «La proposta di cancellazione risale al 2019, ma da allora il mondo è cambiato», si è giustificata Meloni. Negli ultimi mesi i forti rincari dei prezzi energetici a livello globale hanno spinto l’esecutivo a tagliare temporaneamente le accise sui carburanti, mentre dal 6 ottobre partirà il nuovo meccanismo delle accise mobili (possibile prelievo scontato se i prezzi globali si alzano). Ma le accise restano, eccome.

Pensioni
Nel suo programma elettorale il centrodestra aveva promesso che avrebbe innalzato le pensioni minime, sociali e di invalidità. Missione compiuta? Insomma… Al netto dell’indicizzazione degli assegni all’inflazione, l’incremento aggiuntivo introdotto dal Governo Meloni si aggira in media tra i 3 e gli 8 euro al mese. Oggi il trattamento minimo ordinario vale circa 620 euro al mese, cifra ben lontana dai 1.000 euro di cui parlavano Forza Italia e Lega. Non solo: in materia di pensioni, il Carroccio auspicava il superamento della Legge Fornero con Quota 41. Quattro anni dopo, però, la la disciplina cardine della previdenza sociale resta quella introdotta nel 2012 dal Governo Monti. Anzi, per le pensioni anticipate l’esecutivo Meloni ha previsto un allungamento dei tempi della “finestra mobile”, ovvero il tempo che passa tra il raggiungimento dei requisiti per andare in pensione e il momento in cui si inizia effettivamente a ricevere l’assegno dall’Inps.

Blocco navale
Nella campagna elettorale per le politiche del 2022 Meloni affermò che «l’unico modo per fermare l’immigrazione clandestina è il blocco navale». Nel programma del centrodestra si prometteva, più in generale, il «blocco degli sbarchi». A distanza di quattro anni, il Governo si fregia di aver effettivamente ridotto il numero degli arrivi sulle coste italiane: nel 2024 e 2025 gli sbarchi sono stati circa 66mila, a fronte dei 105mila del 2022 e dei 157mila del 2023; e quest’anno si va verso un’ulteriore netta diminuzione. Nonostante gli annunci, peraltro, il blocco navale non è stato introdotto: è contenuto in un disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri lo scorso aprile, ma il testo è ancora fermo in Commissione.

Rientro dei cervelli
Quattro anni fa i partiti del centrodestra si erano impegnati a «favorire il rientro degli italiani altamente specializzati attualmente all’estero». Anche questa promessa è stata tradita. Anzi, peggio: il Governo Meloni ha addirittura reso più restrittive le regole sulle agevolazioni fiscali per gli italiani di rientro che erano state introdotte da Renzi e potenziate da Conte. Forse anche per questo i “cervelli rientrati” sono crollati dai 75mila del 2022 ai 56mila del 2025. 

Autonomia differenziata
Nel giugno del 2024 il centrodestra aveva festeggiato l’approvazione definitiva della legge sull’Autonomia differenziata, cavallo di battaglia in particolare della Lega. Pochi mesi dopo, però, l’impianto di quel testo è stato sostanzialmente bocciato dalla Corte Costituzionale, che lo ha dichiarato incostituzionale in diverse parti. Da allora il processo di federalismo rafforzato è congelato.

Separazione delle carriere
La separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e requirenti è un obiettivo del centrodestra da almeno trent’anni. Con la riforma costituzionale firmata dal ministro Nordio, e approvata dal Parlamento a maggioranza semplice, il traguardo sembrava alla portata. Mancava però la validazione più importante: quella popolare. E non è arrivata. Al referendum dello scorso 22 e 23 marzo ha vinto il No: gli italiani hanno fatto naufragare il progetto.

Presidenzialismo
Nel programma elettorale del 2022, FdI, Forza Italia, Lega e Noi Moderati si impegnavano a portare in Italia l’elezione diretta del presidente della Repubblica. L’ambizione ha resistito per un po’, ma poi – complice il timore diffuso che il Quirinale venisse messo ai margini – è stata riformulata: in base al testo della riforma Casellati, ora il centrodestra punta al «premierato», ossia all’elezione diretta del presidente del Consiglio. Meloni l’ha definita «la madre di tutte le riforme». Il relativo Ddl costituzionale è stato approvato in prima lettura dal Senato nel giugno 2024, ma da allora è fermo in Commissione alla Camera. Almeno per questa legislatura è assai probabile che non se ne farà niente.

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