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Perdere a Roma per scaricare la sconfitta sulla Meloni: il piano di Salvini per riprendersi il centrodestra

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Ormai per il centro-destra il dado è tratto: per Roma è stato scelto il ticket Michetti-Matone, a detta di tutti i leader del centrodestra, ticket vincente. Ma sarà veramente così?

Perché non tutti ne sono convinti e a microfoni spenti dalle parti di via Bellerio non vengono lesinati dubbi e perplessità. “Salvini aspetta la resa dei conti di Ottobre (a proposito: a Palazzo Chigi gira voce che la data più probabile per votare sarà quella di domenica 10) per essere riconfermato leader incontrastato del centrodestra”.

Ma cosa significa? Significa che da un lato l’alleanza con Berlusconi, dall’altro lato la “non vittoria” a Roma (città simbolo di Fratelli d’Italia) potrebbe lanciarlo definitivamente nell’olimpo del centrodestra lasciandosi alle spalle Giorgia Meloni ed incassando l’eredità politica di Silvio Berlusconi.

Insomma se anche a Roma si perdesse a via Bellerio non ne farebbero un dramma perché la sconfitta verrebbe interamente scaricata sulle spalle di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni. Tanto più che per molti ormai vincere a Roma porta più male che bene: “È una città che se non la sai gestire può diventare una bomba che ti scoppia in mano e quindi essere un pessimo viatico per le successive elezioni politiche”. E nessuno vuole avere questa rogna.

Meglio lasciare la polpetta avvelenata ad altri. Così più di qualcuno in transatlantico comincia a chiedersi se per caso non esista un “entente cordiale” tra le forze politiche che sostengono la maggioranza per lasciare Roma ai 5 Stelle. È un interrogativo che serpeggia ormai in maniera esplicita nei palazzi della politica e delle istituzioni.

Prima ci ha pensato il Pd a togliere di mezzo l’unico nome che avrebbe stravinto al primo turno, sostituendo Nicola Zingaretti con il grigissimo Gualtieri. Ora il centrodestra (in teoria coalizione di amplissima maggioranza nell’urbe) tira fuori dopo un parto travagliatissimo un candidato anzi un ticket di candidati forse fin troppo normali tanto che lo stesso Salvini è costretto ad ammettere che “non promettiamo miracoli”.

“Noi abbiamo trovato persone normali, Michetti e Matone non sono grandi nomi” ha detto il Capitano. Vuoi vedere che, si chiedono in tanti su e giù per le ampie “vasche” del transatlantico, si vuole dare una mano a Luigi Di Maio (di nuovo grande sponsor della sindaca ed in ottimi rapporti con il premier) nella sua tanto personalissima quanto sotterranea battaglia interna ai 5 Stelle e con ciò stabilizzare anche l’esecutivo?

Draghi è convinto che dopo l’estate “Giuseppi” comincerà ad alzare i toni e a far pesare il suo ruolo: non un bel viatico per il futuro del governo e le ambizioni quirinalizie dell’ex presidente Bce. Sotto la cenere covano ancora dissapori per la fine del Conte 2 (la “defenestrazione” da Palazzo Chigi non è stata ancora del tutto metabolizzata) ed il repulisti di molti uomini vicini all’ex premier operato per mano di Mario Draghi nelle scorse settimane. Cose che non si dimenticano facilmente.

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