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Home » Politica

Matteo Orfini a TPI: “Salvini scorretto e irresponsabile. Zingaretti candidato ideale a Roma. Gli ex renziani? Che restino nel Pd”

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Matteo Orfini. Credits: ANSA

Il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini commenta a TPI l’astensione dei Ministri leghisti sul decreto riaperture votato ieri in Consiglio dei Ministri. Un “precedente grave” con cui Matteo Salvini, secondo l’ex presidente del Pd, “non fa un danno al governo, ma al Paese”.

Ieri il primo strappo all’interno della maggioranza di governo, come giudica l’atteggiamento della Lega che si è astenuta, Salvini è stato irresponsabile?

Irresponsabile e scorretto, le misure erano concordate anche con la Lega. Certo, erano il frutto di una mediazione faticosa, ma erano state concordate e tenevano conto sia della necessità di riaprire almeno parte delle attività in sicurezza che dei rischi sanitari: si era trovato un punto di equilibrio ragionevole, accettabile e soprattutto condiviso. Salvini ha prodotto uno strappo che crea un precedente grave che non può essere accettabile come metodo. Capisco che è più attento alle curve dei sondaggi che a quelle dei contagi, ma non è il momento di giocare con la salute degli italiani e fare propaganda su temi così delicati.

Un momento del genere era prevedibile sin dall’inizio della formazione di questa maggioranza? Non è possibile, come vorrebbe fare Salvini, portare avanti una linea di lotta e di governo?

Salvini è Salvini, non credo che nessuno possa stupirsi. Detto questo allo stesso tempo penso che nessuno possa accettare questa mentalità. O si sta al governo contribuendo a farsi carico delle difficoltà o si gioca allo sfascio. Se Salvini pensa di giocarla così lo espliciti e ognuno farà le sue valutazioni.

C’è il timore che questo strappo sia definitivo?

Sarebbe un errore grave di cui Salvini si assumerebbe la responsabilità. Sono convinto che le altre forze della maggioranza e del centrodestra non lo seguiranno in questo atteggiamento. Mi sembra che già ieri ci siano stati dentro al centrodestra dei distinguo importante. Questa è una posizione isolata di Salvini totalmente strumentale che peraltro fa un danno al Paese, non al governo.

All’interno della maggioranza di governo intravede altri ostacoli all’unità prospettata da Draghi? Qual è lo stato di salute del Pd all’interno dell’esecutivo dopo l’arrivo di Letta?

Mi pare che il Pd stia come sempre dando il suo contributo realmente. Stiamo cercando di portare le nostre battaglie e punti di vista dentro l’azione di governo consapevoli che è un esecutivo di larghissime intese e che va mediato con tutti gli altri dando una mano a Draghi. Anche in questa vicenda specifica noi siamo stati tra quanti hanno spinto perché alcuni settori riaprissero in sicurezza, ma farlo non significa fare tweet e interviste. Significa studiare i protocolli, ragionare con le categorie su come riaprire. Lo abbiamo fatto per il mondo della cultura, o per la scuola, cercando di farci carico dei problemi. Ovviamente riaprire con protocolli rigidi comporta la necessità di accompagnare il processo, non solo economicamente. Sulla scuola i prèsidi hanno espresso difficoltà e perplessità ed è importante mantenere un confronto per cercare di risolverle esattamente come per ristoratori e per le altre categorie. Però si lavora e non si fa polemica su temi così delicati e soprattutto non ci si distingue per cercare di arginare il crollo nei sondaggi su un tema che riguarda la salute degli italiani.

Guardando fuori dal governo, Letta si deve prospettare un’alleanza strutturale organica con il M5S oppure il momento di difficoltà che attraversa il partito di Grillo suggerisce che il Pd debba essere l’unico grande polo di un’alleanza con gli altri partiti?

Penso quello che ho sempre pensato, che dobbiamo partire dal Pd. Il tema è rilanciare il profilo e il ruolo del Pd prima di discutere di alleanze. Cerchiamo di mettere al centro il progetto del Pd, ridefinirlo, ridargli identità e visibilità più forte. Dialogare con le forze di centrosinistra a noi storicamente più affini, poi vedremo che ne sarà del M5S che sta vivendo un’evoluzione, vedremo dove ci porterà. Mi sembra complicato parlare di alleanza con il M5S perché su tanti e troppi temi decisivi sono diversissimi e alternativi a noi. Naturalmente è in corso una discussione sull’evoluzione di quel movimento, ma intanto mi concentrerei sul Pd.

C’è stato un cambiamento decisivo rispetto alla linea di Zingaretti, per cui il disegno di un’alleanza a due con il M5S era molto più netto? 

Mi pare che Letta sia stato chiaro: prima il Pd e il centrosinistra e poi si dialoga con il M5S. Una soluzione che mi sembra accettabile. Prima il Pd e le forze di centrosinistra, poi vedremo cosa sarà e cosa diventerà il M5S, in base a quello valuteremo.

Un ostacolo a questa alleanza strutturale sono le amministrative e in particolare Roma: chi è la figura che sinceramente vedrebbe e vorrebbe come candidato ideale? 

Credo che quello che da anni dicano e immaginano come sindaco ideale molti di noi è Zingaretti. Già quando di fronte all’emergenza del Lazio scelse di candidarsi in Regione era in pista per fare il candidato sindaco. Credo che la gestione di questi mesi complicatissimi abbia dimostrato che è un amministratore eccellente. Il Lazio nella gestione della pandemia e nella campagna vaccinale è forse la Regione migliore del Paese grazie al lavoro di Zingaretti e dell’Assessore D’amato. Penso che sarebbe un ottimo sindaco di Roma, ovviamente sta a lui decidere se se la sente di farlo in questo momento. Credo sarebbe una soluzione ottima.

Guardando alle altre città, come Bologna, la proposta di Renzi di candidare Isabella Conti ha scosso il Pd locale, ma molti la sostengono. Letta aveva espresso il desiderio di stanare l’effetto delle correnti interne. Quanto contano ancora e secondo lei gli ex renziani dovrebbero uscire dal partito?

No, nel Pd abbiamo bisogno del contributo di tutti e del lavoro di tutti, le scissioni ci hanno fatto male, non bene. Non sono mai stato tra quelli che pensavano che se qualcuno se ne va il partito è più forte. Il partito è forte se è in grado di tenere insieme tutti e far vivere positivamente il pluralismo. In un grande partito c’è sempre. Senza paura del confronto ma alimentandolo sulle idee e sui progetti politici. Per quanto riguarda le amministrative credo che la scelta di Letta di dire si facciano le primarie per scegliere i candidati sia quella più forte perché consente una discussione più libera e vera. Non trovo drammatico che ci siano altri candidati a Bologna. Spero Matteo Lepore vinca le primarie, penso che sarebbe un ottimo sindaco per i bolognesi, ma saranno le primarie lo strumento attraverso cui si farà una scelta tutti insieme. Poi tutti a sostegno di chi vince.

La candidatura di Isabella Conti ha però cambiato le carte in tavola. La proposta fa leva sulla componente di genere di cui anche Letta ha sottolineato l’importanza. Sta dando filo da torcere? 

Lepore ha sempre chiesto che si facessero le primarie. E sono belle quando c’è una sfida, sennò sono primarie dritte, credo che sarà una bella sfida. Lepore ha le carte in regole per vincere, poi sceglieranno i cittadini di Bologna, ma senza drammi e senza lacerazioni. Sono primarie, di solito quando le si fanno sono anche un aiuto alla campagna elettorale successiva.

Ma a che punto è questa rivoluzione prospettata da Letta rispetto alle lotte intestine tra correnti.

Credo che Letta abbia trovato da parte di tutti disponibilità a lavorare al processo di ricostruzione del Pd. Non mi sembra questa una fase di lotte ma di grande solidarietà del gruppo dirigente, nella consapevolezza della difficoltà delle sfide, a cominciare dalle amministrative. C’è grande voglia di dare una mano da parte di tutti senza personalismi ed egoismi. A dimostrazione che il pluralismo se gestito bene è un valore.

Ieri abbiamo visto lo strappo della Lega. Il Pd sarebbe pronto a fare una simile battaglia di principio, a porre questioni di principio sui temi che gli stanno a cuore: penso al Ddl Zan e allo ius soli.

Per noi sono battaglie importanti e prioritarie che stiamo facendo con convinzione. Sono battaglie parlamentari che non necessariamente impegnano la maggioranza di governo. Sono iniziative legislative ed è giusto che al Parlamento sia consentito di esprimersi liberamente. Ciò che è vergognoso è il tentativo, come nel caso del Ddl Zan, di utilizzare posti istituzionali come la presidenza delle Commissioni per impedire le discussioni. Al Senato ci sono i numeri per approvare il disegno di legge e la Lega sta facendo una forzatura inaccettabile perché non si discuta. È legittimo che voti contro esattamente come è legittimo che noi abbiamo in Aula i numeri per approvarlo. Intollerabile che si impedisca il voto per paura di perdere, ed istituzionalmente molto scorretto. Vogliamo che il Parlamento si esprima con voto libero su quel testo.

È stata avanzata l’ipotesi di modificarlo sia da parte di Italia Viva che della Lega per giungere a un’approvazione.

È una discussione già fatta alla Camera, dove quel testo è stato ampiamente modificato per venire incontro a diverse richieste, già frutto di una mediazione. Chiedere di cambiarlo al Senato è un modo più elegante per chiedere di non approvarlo. Cambiandolo si ricomincerebbe da capo. Visto il lavoro approfondito e di mediazione fatto da Zan alla Camera è arrivato il momento di votare il testo e approvarlo.

Leggi anche: 1.  La Lega non vota il decreto riaperture, gelo di Draghi: “Prendiamo atto, è un precedente grave”  2. “Non votate il decreto riaperture”: Ministri leghisti imbarazzati dall’ordine di Salvini 3. Ddl Zan, Italia Viva propone modifiche e rallenta la legge. Lega: “Eliminiamo fluidità di genere” 4. Cuppi (Pd): “Elezioni a Bologna? Renzi usa le donne come fossero bandiere”

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