Lotta alle mafie. Caro Conte, non basta partecipare alle fiaccolate, bisogna agire

Bisogna che il governo agisca perché altrimenti rimane la sensazione che la politica sia convinta che le basti partecipare alle fiaccolate e le fiaccolate invece sono di quelli che chiedono a chi ha gli strumenti di intervenire

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 10 Gen. 2020 alle 14:26
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Lotta alle mafie. Caro Conte, non basta partecipare alle fiaccolate

Dice il presidente del consiglio Giuseppe Conte che “la lotta alle mafie non deve avere bandiere né colori politici”, lo scrive nella lettera che ha indirizzato al Corriere del Mezzogiorno per ribadire il pieno sostegno alla manifestazione che si svolge oggi a Foggia organizzata dall’associazione Libera.

A Foggia l’inizio dell’anno è nero, nerissimo: il 31 dicembre due esplosioni hanno colpito due bar, due giorni dopo Roberto D’Angelo (che si occupava di compravendita di automobili) è stato giustiziato con 3 colpi di pistola pieno volto e in quello stesso giorno è saltata in aria l’auto di Cristian Vigilante, l’uomo che ha deciso di denunciare le minacce mafiose ricevute dal “Società” foggiana.

Una città messa a dura prova dalla violenza mafiosa che prova a reagire scendendo in piazza coinvolgendo associazioni, movimenti civici, istituzioni e cittadini. L’Italia del resto ha le peggiori mafie del mondo ma ha sempre avuto i migliori movimenti antimafia del mondo.

C’è però nella lettera di Conte un solito fastidioso atteggiamento che è elemento comune di è al comando del Paese: alla politica (soprattutto al governo) non si chiede di manifestare al fianco dei cittadini ma di manifestarsi con riforme, interventi e gesti concreti.

E forse converrebbe mettersi d’accordo su un punto: se è vero che l’antimafia non deve avere colore politico (del resto l’essere antimafiosi dovrebbe essere il prerequisito essenziale per essere cittadini prima ancora che politici) è altresì vero che le mafie, tutte, hanno dei politici di riferimento che converrebbe chiamare con nome e cognome.

Spostare il dibattito su un semplice volemose bene rischia di annacquare la discussione in uno sterile confronto sui principi generali (che sono sempre gli stessi) senza interrogarsi e intervenire lì dove serve.

A Foggia, ad esempio, non sarebbe il caso di aprire una sezione della DIA come da tempo si chiede? Non sarebbe il caso di lottare contro l’isolamento di magistrati come Gratteri che si ritrovano ad operare in contesti difficili, osteggiati anche da qualche collega?

Come si intende agire di fronte all’avvicinabilità di un assessore della Regione Piemonte come Roberto Rosso (al di là poi delle sue responsabilità penali che verranno valutate)?

Che dire della Val d’Aosta infiltrata fino ai massimi vertici?

Perché altrimenti rimane la sensazione che la politica sia convinta che le basti partecipare alle fiaccolate e le fiaccolate invece sono di quelli che chiedono a chi ha gli strumenti di intervenire.

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