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“Iniezioni per far diventare i bambini gay”: la candidata della Lega citata da Fedez accusò proprio me

Immagine di copertina
Fedez ed Elisa Serafini

Tra gli episodi omotransfobici di esponenti della politica citati da Fedez sul palco del concertone del Primo Maggio [qui il testo integrale], ce n’è uno che mi ha vista come vittima e che mai avrei pensato potesse raggiungere una visibilità nazionale. Fedez ha infatti raccontato il caso della candidata della Lega Giuliana Livigni, che aveva parlato dell’esistenza di “iniezioni per far diventare i bambini gay”. La persona che avrebbe fatto quelle iniezioni ero io. Ma per capire la vicenda serve fare un passo indietro.

Nel 2017 ero candidata in una lista civica al Consiglio comunale di Genova. Sostenevo i diritti per le persone LGBTI+ e questo aveva creato molti malumori tra ambienti conservatori e ultra-religiosi della città. Dopo azioni di dossieraggi, intimidazioni, telefonate minatorie, una candidata della Lega (e del movimento Le Manif Pour Tous), aveva iniziato a raccontare di mie presunte inoculazioni di iniezioni a bambini che avrebbero avuto l’obiettivo di farli diventare omosessuali.

Un racconto “fantasy”, come lo ha definito lo stesso Fedez, ma che in realtà aveva avuto una certa capacità di convincere numerosi cittadini che ci fosse qualcosa che non andava nella mia figura di candidata.

La campagna diffamatoria era stata spietata: oltre a questa accusa, erano stati inviati dossier ai giornali con trascrizione di tutti i miei interventi in conferenze su temi LGBTI (risultati poi molto utili come archivio) e persino tentativi da parte della Curia e di esponenti del Vaticano di impedire la mia nomina ad assessore, nonostante avessi preso oltre 800 preferenze.

La vicenda è stata sì fantasy e surreale, ma anche dolorosa e sconvolgente perché la diffamazione è una forza difficile da fermare, soprattutto quando alle spalle non hai un partito o una protezione politica.

Dopo qualche settimana querelai la candidata, destinando il risarcimento ad Arcigay Genova con l’obiettivo di costruire campagne e azioni di sensibilizzazione contro l’omotransfobia. Fu per me l’unico modo possibile per dare un senso ad un episodio che senso non aveva, e che venne raccontato esclusivamente dall’edizione locale di Repubblica.

Dopo un anno scelsi di dimettermi dall’incarico perché in contrasto con indirizzi dei vertici locali su spesa pubblica e diritti civili, lo raccontai in un esposto e nel libro di denuncia “Fuori dal Comune”, insieme ad altri episodi di illegalità locale.

La vicenda dei vaccini gay non è una storia di politica locale: come dimostrano i fatti sintetizzati da Fedez, esiste un pattern di messaggi, di culture, e di azioni politiche che hanno l’obiettivo di screditare le istanze a favore dei diritti civili. Un pattern che rivediamo rappresentato da una parte della nostra società e, purtroppo, da una parte della nostra classe politica. Messaggi come quello di Fedez servono per rendere visibili storie invisibili, per dare coraggio a chi ha paura a denunciare, a farlo e basta. Perché, anche se passa il tempo, e bisogna aspettare con pazienza, la verità arriva. E spesso, anche la giustizia.

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