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Inchiesta sulla Fondazione Open, Renzi: “È a rischio la separazione dei poteri, in gioco l’autonomia della politica”

Immagine di copertina
Matteo Renzi. Foto: Flickr / Palazzo Chigi

Il leader di Italia Viva è intervenuto su Facebook e con un punto stampa nel Parmense, dopo un incontro con imprenditori. Sulle perquisizioni: "Quello che è accaduto ieri mattina all'alba costituisce un vulnus clamoroso nella vita democratica del Paese"

Inchiesta Fondazione Open, Renzi: “A rischio la separazione dei poteri”

Dopo il post su Facebook di ieri, anche oggi, mercoledì 27 novembre, Matteo Renzi è intervenuto sull’inchiesta della Procura di Firenze sulla Fondazione Open, vicina all’ex premier e cassaforte di diverse edizioni della convention renziana della Leopolda. Ieri sono state effettuate perquisizioni in tutta Italia.

“Quello che è accaduto ieri mattina all’alba – ha scritto il leader di Italia Viva nella sua e-news – costituisce un vulnus clamoroso nella vita democratica del Paese. Chi non reagisce oggi accetta che si metta in discussione il principio della separazione dei poteri che è una colonna del sistema democratico occidentale. E lascia che siano i magistrati a decidere che cosa sia un partito e cosa no”.

“Siamo o non siamo un paese in cui vige la separazione dei poteri?”, ha chiesto Renzi. “Non sto attaccando l’indipendenza della magistratura, ma sto difendendo l’indipendenza della politica”, ha chiarito.

Cos’è la Fondazione Open, al centro di un’inchiesta per traffico d’influenze illecite

Il concetto è stato ribadito anche in un punto stampa, al termine di un incontro con alcuni imprenditori a Fontanellato, nel Parmense (qui il video). “Chi decide cos’è un partito politico? Io non sto attaccando l’autonomia della magistratura, io sto difendendo l’autonomia della politica. Questo punto è enorme, è l’elefante nella stanza. Perché se assegniamo ai magistrati il compito di decidere cosa è un partito e cosa non abbiamo messo in discussione la separazione dei poteri”.

“Il fatto che Open sia stata trasformata da qualcuno in un partito politico – ha aggiunto l’ex presidente del Consiglio – è una cosa enorme”.

E ancora: “Questa è una ferita al gioco democratico perché noi abbiamo fatto la battaglia per abolire il finanziamento pubblico… Ma poi se chi del tutto legittimamente finanzia una fondazione, che è una fondazione, vede che questa fondazione viene improvvisamente trasformata dalla interpretazione di un magistrato in un partito… Vuol dire che io ho fondato un partito a mia insaputa, mettiamola così”.

L’inchiesta e le accuse

Tra i reati contestati nell’inchiesta sulla Fondazione Open c’è ora anche il finanziamento illecito ai partiti, oltre al riciclaggio e al traffico di influenze. Ieri, martedì 26 novembre 2019, perquisizioni sono state effettuate a Firenze e in varie città italiane.

Il reato di finanziamento illecito ai partiti viene contestato all’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della Open, che è tra le persone perquisite ieri, insieme ai finanziatori della Fondazione. ieri è stato perquisito e risulta indagato anche l’imprenditore Marco Carrai, amico personale di Matteo Renzi e già membro del cda della stessa fondazione.

Secondo i magistrati, Open avrebbe agito come vera e propria articolazione di partito politico. La Guardia di Finanza si è messa alla ricerca anche carte di credito e bancomat messi a disposizione di parlamentari, oltre a rimborsi riconosciuti a deputati o senatori.

“Chi ha finanziato in questi anni la Fondazione Open ha rispettato la normativa sulle fondazioni”, aveva già detto ieri Renzi su Facebook. “Cosa facesse la Fondazione – aveva proseguito – è noto, avendo, tra le altre cose, organizzato diverse edizioni della Leopolda”. Renzi ha parlato di “massacro mediatico” dal blitz della Guardia di Finanza. “Aspetteremo con un sorriso la fine delle indagini, i processi, le sentenze, gli appelli. Noi ci fidiamo della giustizia: ci possiamo permettere di aspettare perché conosciamo la verità. Io credo nella giustizia, so che la giustizia arriva, prima o poi”.

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