Governo M5s-PD: il nuovo ministro dell’Interno potrebbe essere Marco Minniti. C’è l’ok dei grillini

Di Marco Nepi
Pubblicato il 2 Set. 2019 alle 09:57 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:26
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Immagine di copertina
Marco Minniti

I nomi si rincorrono da giorni: impazza il totoministri per il nuovo governo M5s-PD. Le tessere andranno messe al loro posto in queste ore.

Entre metà settimana, infatti, dopo il voto sulla piattaforma Rousseau degli iscritti pentastellati, Giuseppe Conte dovrà tornare dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e sciogliere la riserva per il nuovo governo.

In bilico, oltre al programma, ci sono ovviamente le poltrone, specie quelle più pesanti. La questione forse più spinosa, dopo quella dei vicepremier, riguarda il successore di Matteo Salvini il ministero dell’Interno.

I nomi fatti in questi giorni sono stati molti. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato quello del prefetto di Milano Lucia Lamorgese. Nata a Potenza, Lamorgese è la prima prefetto donna nella storia di Milano e ha una solida esperienza alle spalle in materia di immigrazione.

Altri papabili sembravano essere: Franco Gabrielli, capo della Polizia, il prefetto Mario Morcone e il predecessore di Gabrielli, Alessandro Pansa.

Secondo quanto si apprende in queste ore, però, al posto di Salvini potrebbe andare un altro personaggio. Si tratterebbe di una scelta per certi versi clamorosa. La proposta è partita dal PD, e a quanto pare ha l’ok anche del Movimento Cinque Stelle.

Al Viminale tornerebbe Marco Minniti, già ministro dell’Interno nella scorsa legislatura. Il PD preme per questo nome: Minniti nel partito gode di grande considerazione per quanto fatto in materia di immigrazione.

Per il Movimento Cinque Stelle sarebbe una soluzione accettabile: l’ex ministro, infatti, è noto per essere tutt’altro che “buonista” in tema di migranti (vedere gli accordi con la Libia per frenare gli sbarchi).

Un suo approdo al ministero degli Interni rappresenterebbe, per i grillini, una concessione al PD ma anche il segno che non si cambia del tutto linea rispetto al rigorismo di Salvini nel nuovo governo.

L’unico ostacolo, al momento, sembra essere rappresentato da quella componente (nutrita) del Partito Democratico che non vede di buon occhio Minniti e le politiche da lui messe in atto quando era ministro.

Il dibattito tra i dem è sempre stato molto acceso, e per numerosi esponenti, come ad esempio Matteo Orfini, le politiche di Minniti hanno aperto la strada al salvinismo. Per questo, un suo ritorno al Viminale sarebbe indigeribile.

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