I genitori di Regeni raccontano il loro “Giulio fa cose”, insieme a undici parlamentari europei

La presentazione del libro scritto con la battagliera avvocata Alessandra Ballerini avviene in un momento molto delicato per la politica internazionale italiana, turbata dal caso Zaki e dal rifinanziamento della Guardia Costiera libica

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 21 Lug. 2020 alle 15:30
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Immagine di copertina
L'avvocata Alessandra Ballerini manifesta di fronte al Parlamento Europeo per chiedere la verità per Giulio Regeni (photo: Facebook)

Undici parlamentari europei, di cui dieci italiani e uno spagnolo, parteciperanno oggi, 21 luglio 2020, alla presentazione del libro “Giulio fa cose”, scritto dai genitori di Giulio Regeni, Paola Deffendi e Claudio Regeni, con la loro battagliera avvocata Alessandra Ballerini. Si tratta dell’iberico Domenec Ruiz Devesa e dei nostri connazionali Pietro Bartolo, Brando Benifei, Fabio Massimo Castaldo, Paolo De Castro, Alessandra Moretti, Massimiliano Smeriglio, Irene Tinagli, Patrizia Toia, Giuliano Pisapia e Pierfrancesco Majorino, che ha contribuito ad organizzare l’evento: tutti insieme prenderanno parte all’evento online, in diretta dalle 18.00 sulla pagina Facebook dello stesso Majorino, nonché su quelle di MTM Teatro Litta e dell’associazione Casa Comune.

“Giulio fa cose” è disponibile anche in audiolibro su Storytel (Serie Bianca Feltrinelli), per raccontare la tragedia del ricercatore Giulio Regeni, scomparso il 25 gennaio 2016 al Cairo. Una tragedia alla quale, come recita una nota di presentazione, “il mondo della politica non ha ancora risposto. Non ha risposto l‘Egitto di Al Sisi che, anzi, continua a sabotare le indagini sul sequestro, la tortura e l’omicidio del figlio di Paola Deffendi e Claudio Regeni”.

La presentazione del libro avviene in un momento decisamente delicato per quanto riguarda le relazioni internazionali dell’Italia e il rispetto dei diritti umani. Da 166 giorni in Egitto è detenuto anche Patrick George Zaki, il giovane attivista, accusato, tra l’altro di propaganda sovversiva via Facebook. La sua detenzione viene di volta prolungata da provvedimenti alquanto discutibili, come quello che lo scorso 13 luglio ha aggiunto altri 15 giorni al suo fermo. “Una decisione scioccante e inumana”, ha commentato il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury, in prima linea a difendere i diritti del ragazzo detenuto nella famigerata Sezione II Scorpion della prigione di Tora, dedicata agli oppositori del regime di Abdel Fattah al-Sisi. In Egitto la carcerazione preventiva può durare fino a due anni e Zaki è ormai entrato nella seconda fase della detenzione: i prossimi rinnovi potranno quindi essere di 45 giorni, anziché 15.

Altrettanto caldo è il fronte riguardante il rifinanziamento della Guardia Costiera libica, che ha lacerato la maggioranza di governo tra chi ha sostenuto il provvedimento (votato anche dalla Lega) e chi invece non ammette relazioni con chi si è reso protagonista di torture e stupri negli ormai famigerati lager del Paese africano. Anche su questo tema Amnesty International, Oxfam e altre organizzazioni umanitarie hanno duramente criticato il Parlamento italiano per la scelta adottata. Una storia da non dimenticare, quella di Giulio Regeni, sia per il doveroso senso della giustizia che si deve ai suoi genitori, sia per evitare che altri debbano condividere il suo destino.

Giulio Regeni è scomparso il 25 gennaio 2016 al Cairo

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