Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 18:22
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Politica

Dino Giarrusso contro Matteo Renzi: battaglia social sul congiuntivo

Immagine di copertina

Dino Giarrusso contro Matteo Renzi: battaglia social sul congiuntivo

Giarrusso Renzi battaglia social sul congiuntivo – L’ex Iena Dino Giarrusso contro l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi per via di un congiuntivo.

La battaglia social, che ha infiammato il web e dato vita a un surreale dibattito sulla lingua italiana, ha preso il via in seguito a un tweet di Matteo Renzi.

“È allucinante che mentre Draghi aiuta l’Europa a competere con americani e cinesi, Salvini si schiera con Trump, che attacca Draghi” ha cinguettato l’ex segretario del PD.

Apriti cielo. A stretto giro, infatti, è arrivata la replica di Giarrusso, ora europarlamentare del M5S, che ha risposto: “Si schieri”, semmai. Nemmeno il congiuntivo sai usare, mamma mia…”.

Finita qui? Manco per sogno!

Tra diversi insulti e numerose citazioni di Fantozzi (Che fa ragioniere? Batti lei?) qualcuno fa notare a Giarrusso che l’uso dell’indicativo in realtà è corretto, ma l’ex Iena non ci sta e passa al contrattacco.

L’europarlamentare, infatti, sempre su Twitter replica a chi lo ha criticato: “Per tutti: Renzi usa una subordinata soggettiva introdotta da un’espressione impersonale, nella tipica forma verbo essere + aggettivo. Per questo la forma corretta sarebbe “È allucinante che Salvini si schieri con” e non “È allucinante che Salvini si schiera con” Studiate, su…”, allegando tanto di screenshot da Wikipedia.

A quel punto, la battaglia si è poi spostata sugli screenshot.

Un utente, infatti, ha allegato una foto catturata nientemeno che dalla Treccani in cui vengono riportati alcuni esempi.

Ma Giarrusso non molla e continua la sua guerra personale.

“A dire il vero gli esempi che riporta la Treccani non hanno a che vedere con quello utilizzato da Renzi. Questo schema è proposto nel volume “Viva il’congiuntivo” dei docenti universitari Giuseppe Patota e Valeria della Valle. Questo è l’esempio corrispondente, guardi…” replica l’ex Iena.

Mentre qualcuno invocava l’intervento dell’Accademia della Crusca, il profilo Grammar Nazi Italia ha provato a chiudere la questione dichiarando che: “Sono corrette entrambe le forme”.

Giarrusso accetterà il verdetto? Ai posteri l’ardua sentenza.

Ti potrebbe interessare
Politica / Il Governo respinge l'ultimatum della Spagna: "L’Italia non accetta imposizioni dall’estero"
Politica / Commissione Covid, Conte accusa Meloni: "Regista di questo plotone d'esecuzione". La premier: "Verità è un diritto"
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Ti potrebbe interessare
Politica / Il Governo respinge l'ultimatum della Spagna: "L’Italia non accetta imposizioni dall’estero"
Politica / Commissione Covid, Conte accusa Meloni: "Regista di questo plotone d'esecuzione". La premier: "Verità è un diritto"
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Politica / Caso Delmastro, la Camera nega le chat: bagarre e accuse in Aula
Politica / Caso chat di Delmastro rinviato in giunta delle autorizzazioni della Camera
Politica / Grillo: “Il Movimento 5 Stelle doveva cambiare la politica, la politica ha cambiato loro”
Politica / Caro carburanti, Giorgetti: “Sconto di 17 centesimi solo sul gasolio”
Politica / UNICEF Italia esprime “grande preoccupazione per il ddl del Governo” sulla imputabilità dei minori
Politica / Rebus Stabilicum: tutti i nodi della legge elettorale
Politica / Il Governo vuole cambiare le regole sulla imputabilità dei minori. Meloni: “Chi sbaglia paga”