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A Ferrara l’ultimo capolavoro dell’ipocrisia leghista: la nuova giunta si alza lo stipendio

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 11 Ago. 2019 alle 10:34 Aggiornato il 11 Ago. 2019 alle 10:49
Immagine di copertina
Il vicepremier Matteo Salvini e il sindaco di Ferrara Alan Fabbri. Credit: ANSA/ SERGIO PESCI

Ferrara, la giunta si alza lo stipendio: un capolavoro d’ipocrisia leghista

Ricordo con una certa malinconia la rivoluzione che si accese in Italia per i centesimi delle buste di plastica al supermercato. Ve la ricordate? Un’orda di incazzati si è riversata sui social per urlare la propria indignazione contro un provvedimento che appariva come l’impoverimento definitivo.

Erano i tempi in cui si voleva tagliare tutto ai parlamentari, tagliare anche i parlamentari e ci si scannava per i prezzi del caffè alla buvette del Parlamento come se la legge finanziaria dipendesse principalmente da questo.

Poi c’erano quelli che dicevano che era una questione di principio, cavalcando tutte le troppe spese pazze dei governi italiani.

Nel carro degli indignati ovviamente salì anche la Lega di Matteo Salvini, sempre pronto a essere moralista con il comportamento degli altri e piuttosto disattento sul comportamento dei suoi.

Non importa che proprio i leghisti siano tra i protagonisti delle spese inconsulte dei consigli regionali di mezza Italia: Salvini, per erodere il M5S, ha continuato a ripetere che la politica doveva diventare umile. Lui. Lui che di politica vive da 25 anni con lauti stipendi e pochissime presenze.

L’ultimo capolavoro dell’ipocrisia leghista arriva da Ferrara dove la nuova giunta comunale a trazione leghista ha deciso di tagliare i tagli della giunta precedente e di alzarsi del 10 per cento gli emolumenti mensili.

Si tratta, nel complesso, di 225mila euro in più per le casse cittadine e che segue l’aumento del presidente del presidente del consiglio comunale (nel suo caso si tratta del 15 per cento) e le spese di formazione di uno staff a disposizione del sindaco (direttore generale, portavoce e segreteria particolare) interamente formato da persone esterne alla pubblica amministrazione.

Il caso è locale ma rappresenta perfettamente la tattica del fate quello che dite non fate quello che faccio che il segretario della Lega applica ogni volta che si tratta di qualche provvedimento di suoi uomini di partito: non conta ciò che accade nelle amministrazioni in cui la Lega ha l’occasione di governare ma tutte le energie sono riservate a una buona narrazione che torni utile per solleticare gli intestini degli elettori.

Così il partito che si rivende per nuovo (e che in realtà è il partito più vecchio d’Italia) dimostra di essere identico ai partiti della Prima Repubblica appena ha l’occasione di mettere le mani sulla cassa. Ma vedrete che anche a Ferrara vi diranno che il problema sono i migranti e i loro telefonini. Sicuro.