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Il governatore della Toscana Enrico Rossi è indagato per una gara sul trasporto pubblico locale

Di Luca Serafini
Pubblicato il 17 Giu. 2020 alle 08:40 Aggiornato il 17 Giu. 2020 alle 08:43
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Immagine di copertina
Enrico Rossi. Credit: Ansa

Il governatore della Toscana Enrico Rossi è indagato dalla procura di Firenze per una gara regionale per il trasporto pubblico locale del valore di 4 miliardi. La notizia è riportata oggi da diversi quotidiani. Il bando oggetto di verifiche da parte della magistratura aveva una durata di 11 anni. Ci sono altri sei indagati oltre a Rossi: si tratta di Riccardo Buffoni e Ivana Malvaso, dirigenti regionali dell’area trasporti e dell’ufficio gare, e della commissione che si occupò del bano di gara, ovvero Mario Sebastiani, Patrizia Lattarulo,Gabriella Rolandelli e Stefano Pozzoli. Sono tutti accusati di turbativa d’asta.

Enrico Rossi ha minacciato querele e ha parlato di accuse “ridicole e infamanti”, partire da “un esposto di una cordata di imprese che aveva perso la gara” e che di conseguenza avrebbe poi messo sotto accusa non solo il governatore della Toscana, ma anche la commissione regionale che si era occupata dell’assegnazione dell’appalto e alcuni dirigenti del trasporto pubblico locale.

Questo il messaggio pubblicato da Rossi sulla sua pagina Facebook a commento della vicenda:

“A volte, ricevere un avviso di garanzia è segno del fatto che si fanno cose importanti a favore dei cittadini e che si toccano interessi che non vogliono mettersi da parte e accettare gli esiti di gare regolari e trasparenti. Mi era già accaduto per la realizzazione dei quattro nuovi e moderni ospedali di Massa, Lucca Pistoia e Prato, che hanno contribuito in modo detetrfmibante a gestire bene in Toscana la lotta contro il Coronavirus. Ora è capitato nuovamente a causa di un esposto fatto dalla cordata di imprese che ha perso la gara regionale per il trasporto pubblico locale su gomma.Questa associazione di imprese non solo ha strumentalmente usato la giustizia amministrativa perdendo regolarmente tutti i ricorsi, facendo così ritardare il contratto con l’impresa vincente e quindi la partenza del servizio ma, come ultimo colpo di coda per bloccare le regolari procedure, ha fatto anche un esposto alla procura mettendo sotto accusa oltre a me, l’intera commissione regionale e i dirigenti del settore mobilità”.

“Le accuse sono infamanti e ridicole. Aspetto il momento giusto per procedere a querelare i calunniatori a cui consiglio di prepararsi a pagare per le loro diffamazioni. Per quanto mi riguarda l’accusa è di avere rilasciato, il 13 novembre 2015, dichiarazioni sull’esito provvisorio della gara, prima della sua conclusione formale.In realtà, coloro che hanno presentato l’esposto nascondono il fatto che la notizia già da un mese era di pubblico dominio e che la stampa e le agenzie nazionali l’avevano ampiamente riportata, poiché la seduta della commissione per l’apertura delle buste era stata pubblica, come prevede la legge, e quindi tutti erano a conoscenza del risultato. La cosa più vergognosa e triste di questa vicenda è che con la strumentalizzazione della giustizia amministrativa e ora persino di quella penale si è sviluppato un contenzioso che ha ritardato di almeno 4 anni la partenza del nuovo servizio di trasporto pubblico locale, provocando un danno alle casse regionale di due milioni di euro per ogni mese, e impedendo ai cittadini di beneficiare da anni di un trasporto pubblico locale moderno e con autobus nuovi. Questa purtroppo è l’Italia”.

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