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Home » Politica

Pizzarotti a TPI: “In Emilia-Romagna vincerà il centrosinistra, ma l’alleanza Pd-M5S è sbagliata”

Immagine di copertina
Federico Pizzarotti, sindaco di Parma

Intervista al sindaco di Parma: "Il contesto qui è molto diverso dall'Umbria. Bonaccini ha fatto bene, ma fossi in lui non tenderei la mano ai Cinque Stelle. Il Movimento si disgregherà"

Elezioni in Emilia-Romagna: intervista a Federico Pizzarotti, sindaco di Parma

Dopo il voto in Umbria, il prossimo grande appuntamento elettorale per la politica italiana è in programma il 26 gennaio 2020: elezioni regionali dell’Emilia-Romagna. La coalizione di centrodestra, sostenuta da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, punta alla storica conquista di uno dei principali feudi del centrosinistra. Sul fronte opposto tiene banco il dibattito sull’opportunità o meno di ritentare l’esperimento di alleanza fra Pd e M5S, che in Umbria ha ampiamente fallito. Il dem Stefano Bonaccini, governatore uscente, tende la mano ai Cinque Stelle, che però sembrano non aver ancora deciso che fare. TPI ha parlato di queste importanti elezioni emiliano-romagnole con Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, ex Cinque Stelle molto ben visto in casa dem. Pizzarotti nel 2018 ha fondato un nuovo partito, Italia in Comune, che si colloca nel centrosinistra e con cui aspira a riunire il meglio degli amministratori locali italiani.

Pizzarotti, in Umbria abbiamo visto il trionfo del centrodestra e la debacle giallorossa. Se l’aspettava?

Il risultato era quasi scontato: tutti i sondaggi davano vincente il centrodestra e perdente il fronte centrosinistra-M5S con un divario ragguardevole. Il divario reale, 20 punti, è stato anche peggiore.

Il M5S è morto?

Il M5S è sulla via della disgregazione. Facendo con il governo prima con la Lega e poi con il Pd, che avevano offeso per anni, il Movimento ha perso il baluardo del “noi governiamo da soli, gli altri sono tutti il male” e con esso ha perso credibilità agli occhi di molti. Manterrà sempre un 5/10 per cento di affezionati, ma non avrà più il grande consenso che abbiamo visto in questi anni.

A questo punto si profila una scissione?

Difficile da dire. Chi nel M5S avrebbe la forza di costruire qualcosa da solo? Io non vedo nessuno. Molto più probabile che ci sia una scomposizione, un ritorno ai rispettivi schieramenti di partenza. Faccio un esempio: alcuni della precedente legislatura, come Walter Rizzetto, che erano arrivati ai Cinque Stelle dopo una gioventù di centrodestra, sono poi passati a Fratelli d’Italia. Non mi sorprenderei nel vedere un Di Maio che torna in un contesto di centro/centrodestra o un Fico in un contesto di centrosinistra.

Si è pentito di aver militato nel M5S?

Assolutamente no, perché all’epoca i Cinque Stelle, che pure avevano tanti difetti – e non abbiamo mai lesinato proposte su quello che andava o non andava -, erano una cosa completamente diversa. All’inizio il M5S parlava di tecnologia, ambiente, riforma della scuola. Tutte cose che poi, arrivato al governo – e io mi sento di dire “l’avevo detto” – non sono state toccate minimamente. Essere contro non basta.

Piccola parentesi, visto che ha parlato di ambiente e di promesse non mantenute. Anche lei nel 2012 diventò sindaco di Parma dopo una campagna elettorale in cui si diceva no alla costruzione dell’inceneritore cittadino. Poi, però, l’inceneritore è stato fatto.

Questo è il racconto mediatico, ma c’è una bella differenza. Se cercate un video in cui io dico “io vincendo spegnerò tutto” non lo trovate, perché non l’ho mai detto. Io personalmente ho sempre detto: “Quando toccherà a noi verificheremo le carte e vedremo cosa si potrà fare”. Chi ha sempre detto o scritto in modo perentorio “non si farà l’inceneritore” è Grillo. Noi abbiamo fatto un discorso serio, loro hanno fatto un discorso populista. Chiarito questo aspetto, noi eravamo e continuiamo a essere contro l’inceneritore: abbiamo dimostrato negli anni che quell’impianto era troppo grande rispetto alle necessità che venivano sbandierate.

Torniamo alle regionali. In Emilia-Romagna finirà come in Umbria?

Credo di no: vincerà il centrosinistra. Il contesto rispetto all’Umbria è decisamente diverso. Primo: l’Emilia-Romagna dal punto di vista della crescita, del turismo, dell’agricoltura, è una regione che si contende con la Lombardia il ruolo di traino dell’Italia. Secondo: gli scandali dell’Umbria qui non ci sono stati. Terzo: il radicamento. In Umbria ci sono città anche grandi che sono amministrate dal centrodestra, qui c’è una stabilità maggiore. Quarto: ad oggi il candidato del centrodestra, se sarà confermata la Borgonzoni, ha espresso ben pochi contenuti. La situazione di partenza, insomma, è radicalmente diversa da quella dell’Umbria, ma non bisogna sottovalutarla. È evidente che c’è un grande voto d’opinione: come abbiamo già visto alla europee ci sarà una campagna elettorale che punterà più alla pancia degli elettori che ai contenuti. Quindi servirà comunque un lavoro per non abbassare la guardia.

Il candidato da opporre al centrodestra deve essere Bonaccini?

Secondo me ha fatto bene. Anche quando eravamo del M5S, si è sempre dimostrato una persona corretta, istituzionale, che non ha guardato agli interessi di partito. L’ho sempre detto. Non mi sembra che il centrosinistra regionale possa esprimere qualcuno di meglio oggi.

Ma in Emilia-Romagna l’alleanza Pd-M5S si farà?

Io spero di no. Se ci saranno loro (i Cinque Stelle, ndr), non ci sarò io. Gli interlocutori di oggi sarebbero le stesse persone che ieri offendevano e che soprattutto non sanno fare una “O” con un bicchiere. Non è che all’improvviso, solo perché i Cinque Stelle sono al governo nazionale insieme al Pd, queste stesse persone diventano automaticamente capaci e pragmatiche. La coerenza è importante: fossi in Bonaccini, neanche avrei teso la mano. Ma credo lo abbia fatto principalmente per poi poter dire: “Vedete, io ho aperto, noi siamo inclusivi”. Oltretutto, sarebbe sbagliato fare il discorso della somma algebrica tra le due forze: in politica non funziona così.

Intanto lei ha fondato Italia in Comune: come procede?

Andremo a congresso il 30 novembre a Bologna per darci un’organizzazione definitiva. Dialoghiamo con altre forze compatibili. Ci collochiamo nel centrosinistra.

Il futuro è il civismo?

Il civismo da solo non basta. Vogliamo connotarci dal punto di vista ambientalista. Anche perché i Verdi in Italia hanno un approccio sbagliato, antagonista e non propositivo.

Nel 2022 scadrà il suo secondo mandato da sindaco di Parma. Che farà dopo Federico Pizzarotti?

E chi lo sa? Nel frattempo ho comprato casa in collina e ho fatto un corso da apicoltore: vorrei fare un frutteto. Poi ho sempre il mio lavoro in banca, dal quale sono in aspettativa. Il futuro è sempre tutto da scrivere.

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