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Le agenzie dei ministeri di Di Maio non applicano il Decreto Dignità: Invitalia manda a casa 135 precari storici per non assumerli

Di Charlotte Matteini
Pubblicato il 16 Giu. 2019 alle 14:22 Aggiornato il 16 Giu. 2019 alle 14:41
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Dopo la protesta dei precari di Anpal servizi, un’altra tegola sembra stia per abbattersi sul ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. Anche questa volta al centro della diatriba c’è il Decreto Dignità, voluto proprio dal vicepremier pentastellato per contrastare il continuo ricorso a lavoratori precari da parte delle aziende.

I continui rinnovi dei contratti a tempo determinato dallo scorso anno non sono più possibili, al massimo si possono prorogare per due anni, dopodiché il decreto prevede la stabilizzazione dei lavoratori, ovvero l’assunzione a tempo indeterminato.

Nelle intenzioni del ministro Luigi Di Maio c’era la lotta senza quartiere allo sfruttamento del precariato, il Decreto Dignità aveva lo scopo di imporre la stabilizzazione ai lavoratori a tempo determinato in tempi brevi, ponendo così fine al fenomeno dei continui rinnovi, che in alcuni casi arrivavano anche a protrarsi per decine di anni.

Decreto Dignità | Le società del Ministero del Lavoro lo ignorano

Non tutto sembra stia andando per il verso giusto, però. “La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni”, come si suol dire e i buoni propositi del ministro Di Maio sembrano non aver trovato terreno fertile e, anzi, sono proprio le società detenute o controllate dai ministeri presieduti dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico a disattendere e ignorare il Decreto Dignità.

Famoso è il caso di Anpal Servizi, un’agenzia in house del Ministero del Lavoro che da anni basa la propria attività sulle prestazioni di centinaia di lavoratori precari e che nell’ultimo anno ha iniziato a non rinnovare più i contratti di storici precari proprio nel tentativo di aggirare il decreto dignità, mancati rinnovi operati da una società che a breve assumerà ben 3000 nuovi lavoratori, i famigerati navigator, con contratti precari biennali.

Quello di Anpal, però, non è un caso isolato. La stessa sorte potrebbe a breve toccare anche ai precari di Invitalia, società in house del ministero dello Sviluppo Economico e di proprietà del Ministero dell’Economia.

Decreto Dignità | 135 lavoratori Invitalia a casa

A fine mese, il prossimo 30 giugno, scadranno i contratti di 135 lavoratori a tempo determinato che da anni lavorano per Invitalia a Bologna e si occupano di seguire le operazioni di ricostruzione post-sisma relative al terremoto che ha colpito l’Emilia nel 2012.

Questi 135 lavoratori il prossimo 30 giugno saranno lasciati a casa e saranno sostituiti con nuove assunzioni. Invitalia, infatti, si rifiuta di stabilizzare la forza lavoro che da quattro anni lavora per la società e preferisce aggirare il Decreto Dignità lasciando a casa i precari storici, sostituendoli con nuovi lavoratori assunti. La scorsa settimana, la rappresentanza dei lavoratori di Invitalia ha indirizzato una lettera al ministro Di Maio chiedendo al pentastellato di occuparsi della questione.

“Invitalia, sfruttando in modo distorto il decreto dignità non ha alcuna intenzione di assumerci a tempo indeterminato, dopo anni e anni di proroghe non più ulteriormente applicabili alla luce dell’attuale normative”, si legge nella lettera. I lavoratori chiedono a Di Maio di intervenire sulla società controllata dal suo ministero per far rispettare una legge che lui stesso ha strenuamente voluto proprio per impedire alle aziende di ricorrere al continuo sfruttamento del precariato. Al momento – mancano solo 16 giorni alla scadenza dei contratti – il ministro non ha ancora risposto alle richieste dei lavoratori di Invitalia.

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Decreto Dignità | Il silenzio del governo

“Siamo 135 professionisti e lavoriamo per Invitalia, una società di proprietà del ministero dell’Economia e che agisce su mandato del Mise. Invitalia gestisce i fondi per la ricostruzione degli immobili produttivi danneggiati dal sisma del 2012 in Emilia. Ad oggi, il lavoro non è terminato. Siamo arrivati a portare a termine circa il 60 per cento del lavoro, abbiamo erogato circa il 60 per cento dei contributi e rimane il restante 40 per cento, pari a circa 600 milioni di euro, da erogare ancora. Noi siamo da quattro anni con contratto a termine, che si vanno a sommare alla pregressa situazione di precariato rappresentata da forme di collaborazione come co.co.co e partita Iva”, spiega a TPI un portavoce dei precari di Invitalia.

“Dicono che i nostri contratti non possono essere prorogati per colpa del Decreto Dignità. Qualcuno ci dovrebbe spiegare il senso di questa affermazione, perché non c’è alcuna norma che impedisca a un’azienda di stabilizzare un lavoratore che per anni ha dimostrato di lavorare bene ed è sempre stato rinnovato. Con il mancato rinnovo dei nostri contratti, verremo sostituiti con nuovi lavoratori che non hanno esperienza nel nostro specifico campo; questo comporterà, con ogni probabilità, ritardi nell’erogazione dei contributi già stanziati e difficoltà nella gestione di specifiche problematiche che caratterizzano il processo di ricostruzione in Emilia e che, inevitabilmente, si andranno ad abbattere sulle imprese beneficiarie danneggiate dal sisma, sulle imprese esecutrici e sui fornitori. Noi stiamo intraprendendo un confronto attraverso canali sindacali e aziendali ma non stiamo avendo risposte. Invitalia in Emilia non vuole stabilizzarci, preferendo procedere con nuove assunzioni. Loro riportano la questione al decreto Dignità, ma il Decreto Dignità dice solamente che dopo una serie di proroghe il lavoratore andrebbe stabilizzato e non continuamente rinnovato a termine”.

Decreto Dignità | L’appello a Di Maio

“Vorremmo chiedere al ministro Di Maio di dare attuazione al principio che lui stesso ha normato attraverso il Decreto Dignità. Nessuno ci ha detto nulla di queste nuove assunzioni, non ufficialmente, ma sappiamo che ci sono posizioni aperte, che sono stati fatti colloqui e che la volontà dell’azienda è di assumere nuovo personale per evitare di assumerci a tempo indeterminato. Sappiamo inoltre che Invitalia, in altre sue sedi il mese scorso ha provveduto alla stabilizzazione di 50 precari ma nessuno del bacino di Bologna. Ci pare paradossale che un’agenzia del governo possa trasferire il rischio della paralisi alla struttura commissariale e ai soggetti coinvolti nella ricostruzione post-terremoto, sulle persone che hanno già subito i danni del terremoto. Paradossale è anche il fatto che un’agenzia di Stato come Invitalia scarichi sulle casse dello Stato la disoccupazione di 135 dipendenti contemporaneamente assumendone 135 nuovi”, conclude la rappresentanza dei precari di Invitalia.

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