Bergamini (FI) a TPI: “Concessioni balneari vanno prorogate al 2033. Costano poco? Colpa dello Stato”

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 10 Lug. 2020 alle 12:55 Aggiornato il 10 Lug. 2020 alle 17:35
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Bergamini (FI) a TPI: “Ecco perché sono state prorogate le concessioni agli stabilimenti balneari”

On. Deborah Bergamini, ha fatto molto discutere l’emendamento, a sua firma, che impegna lo Stato ad estendere le concessioni balneari con una proroga fino al 2033. Dove nasce l’esigenza di tale provvedimento?
Nasce dall’esigenza di dare certezza a migliaia di imprenditori in Italia che hanno scelto di investire in attività legate al turismo e alla valorizzazione delle nostre coste. In Italia abbiamo 7mila chilometri di coste e circa 27-30mila stabilimenti, quasi tutte imprese familiari, che rappresentano un valore per il turismo e che dobbiamo tutelare. Questo emendamento è servito a dire: diamo una certezza a queste imprese in modo che possano programmare le loro attività e i loro investimenti.
Però le concessioni “senza limiti” rappresentano un privilegio per molti.
Non esistono concessioni “senza limiti”, ma al contrario una confusione costante sulla loro durata.  Non c’è nessuno da criminalizzare. Non è colpa dei balneari se lo Stato è inefficiente: mappare lo stato attuale delle concessioni e tutti i contenziosi in corso è sua responsabilità.

Non crede che gli stabilimenti balneari abbiano già molti vantaggi rispetto ad altre categorie, in particolare, rispetto ai canoni che pagano per utilizzare le spiagge?
Sull’entità dei canoni è giusto discutere, ma ancora una volta è responsabilità dello Stato se gli imprenditori pagano troppo poco, i prezzi li fa lui. Nel mio emendamento era previsto anche un comma che avrebbe previsto l’innalzamento della soglia minima del canone demaniale. Poi è sparito in sede di discussione.
Se ci fossero le aste, però, potremmo avere aziende, anche straniere, disposte a pagare canoni più alti.
Le aste non sono una buona strada, potrebbero permettere ad aziende straniere di competere e assumere il controllo di alcuni lidi che, di fatto, rappresentano i nostri confini nazionali. Inoltre il settore balneare è una peculiarità, è fatto di micro-imprese, non credo sia una buona idea metterle in competizione, che so, con grandi gruppi alberghieri o grosse cooperative per una concessione demaniale. E’ chiaro che non potrebbero mai competere. Le liberalizzazioni vanno fatte in comparti composti da grandi attori. Si liberalizza dove si ottiene un risultato migliore, non un potenziale risultato peggiore. Qui si otterrebbe un risultato peggiore. Mettere all’asta le concessioni inoltre, vista l’attuale inefficienza dello Stato, ci consegnerebbe a burocrazia e contenziosi infiniti. Piuttosto, serve una legge di riordino di tutto il comparto che darebbe beneficio a tutti. E i primi a chiederla sono gli operatori balneari.

Ma nuove imprese che gareggeranno per le concessioni potrebbero portare posti di lavoro e introiti per lo Stato.
Si tratta di aree strategiche per il nostro Paese, non sarebbe conveniente per l’Italia avere investitori francesi o cinesi che possiedono gli stabilimenti.
Con la stessa logica dovremmo impedire l’apertura di supermercati stranieri in Italia?
No, i supermercati non usufruiscono di concessioni su beni strategici dello Stato. Quindi ben vengano.
Quindi anche i porti non dovrebbero avere azionariati stranieri? Perché al momento è così molto spesso.
Mi sono battuta anche per questo. Consegnare i nostri porti in mano altrui non mi pare una buona idea. Bisogna avere un atteggiamento di grande cautela. Laddove c’è un sistema che funziona e che produce ricchezza e qualità nel turismo, si deve continuare nello stesso modo.

L’on. Francesco Berti (M5S) ha presentato un’interrogazione per avere accesso ai dati dei canoni pagati dagli stabilimenti in Italia. E’ un problema che va risolto?
Non abbiamo questi dati. Si tratta di un problema del Demanio: loro ci hanno comunicato che non dispongono di una mappatura completa. Ed è incredibile. Come si fa a riordinare il comparto se non abbiamo informazioni basilari?
L’UE ha già annunciato in passato l’avvio di procedure di infrazione. Possiamo aspettarci la medesima risposta?
L’UE fa il suo, ma a contestare l’applicabilità della direttiva Bolkestein ai lidi balneari non siamo stati solo noi, bensì tutti i Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo. Dopo tanti anni di contrasti, si è un po’ spenta la forza di questa direttiva. Persino Fritz Bolkestein, l’estensore della direttiva, ha dichiarato che la norma non è applicabile alle concessioni marittime in quanto si tratta di beni e non di servizi. Se il suo stesso estensore lo dice forse qualche domanda bisogna farsela.

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