Nuova Commissione Segre anti razzismo, comunità ebraiche a TPI: “Astensione destra lascia sgomenti”

Intervista a Noemi Di Segni, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), all'indomani dell'approvazione della mozione per istituire una commissione contro intolleranza, antisemitismo e razzismo

Di Anna Ditta
Pubblicato il 31 Ott. 2019 alle 13:11 Aggiornato il 31 Ott. 2019 alle 13:17
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Nuova Commissione Segre anti razzismo, comunità ebraiche a TPI: “Astensione destra lascia sgomenti”

Il Senato ha approvato ieri la mozione per l’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza e razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, firmata dalla senatrice a vita Liliana Segre, che ha vissuto sulla sua pelle l’antisemitismo ed è sopravvissuta alla Shoah. Fa discutere tuttavia la posizione del centrodestra, che si è astenuto dal voto lamentando una presunta limitazione della libertà d’espressione. Sul tema TPI ha intervistato Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei).

Presidente, cosa pensa sulla nascita della Commissione contro il razzismo e l’antisemitismo voluta dalla senatrice Liliana Segre?

Salutiamo con grande apprezzamento la costituzione di questa commissione, che nasce da una proposta della Segre ma era già in fieri anche in altri momenti, solo che non si è riusciti a farla decollare prima. È un bene che la mozione sia stata approvata, ma dispiace che la spinta sia venuta dalla diffusione della notizia, da parte della stessa Segre, che lei riceve oltre 200 mail e comunicazioni varie di denigrazioni quotidiane. Questo non accade solo a lei, ma a tantissimi altri soggetti in ogni genere di gruppi, online ma anche offline.

Serviva il racconto personale forte di Liliana Segre per svegliare una parte del Senato, e approvare in fondo una commissione, non un testo di legge. Il mandato della commissione è molto vasto e importante, sia per quanto riguarda l’aspetto normativo sia con politiche e progetti che riguardino l’educazione, per radicare la cultura del non-odio.

Liliana Segre e i 200 messaggi di odio che riceve ogni giorno

La destra però si è astenuta.

L’astensione lascia sgomenti e molto tristi. Per anni, soprattutto negli ultimi, abbiamo ribadito che su determinati temi valoriali non ci possa essere distinzione di partito, né un gioco politico di ripicca tra maggioranza e minoranza. O è un valore o non è un valore, non può essere di destra o di sinistra. Sulla base dei valori poi si fanno percorsi politici.

Il tema dei reati di opinione e della libertà d’espressione è estremamente delicato, ne siamo consapevoli, ma ieri un intero schieramento ha detto no a una commissione, non a un progetto di legge. Questo lo trovo veramente disdicevole. Spero che, al di là del voto di astensione, partecipino ai lavori e alle iniziative, e che alla commissione arrivi il contributo di tutte le forze politiche.

Pensa che il riferimento alla libertà di espressione sia una scusa?

Se hanno delle riserve su come la libertà d’espressione debba essere regolamentata, si siedano intorno al tavolo della commissione e si ragioni insieme su come tutelarla, proteggendo al tempo stesso il diritto di non ricevere attacchi d’odio. Dalla violenza di parole si passa anche alla violenza di mani e armi, purtroppo lo abbiamo visto poche settimane fa anche in Germania.

Alcuni senatori di destra non si sono alzati ad applaudire la senatrice Segre dopo l’approvazione della mozione.

Questo supera qualsiasi dialettica di voto, è un tema di rispetto. Il rispetto per Liliana Segre non riguarda solo la sua carica di senatrice. È il rispetto per una persona di quasi 90 anni che ha un vissuto che nessuno può davvero comprendere, ma ascoltare sì. Bisogna saper rispettare chi parla e ha un vissuto oscuro, indecifrabile, faticoso, che porta avanti per tutti noi. Dispiace davvero che chi siede in un’aula del Senato non abbia questo minimo rispetto.

Al di là del caso della senatrice Segre, oggi è molto comune per esponenti della comunità ebraica ricevere messaggi d’odio?

Sì, tutti noi riceviamo messaggi molto faticosi, li leggiamo e li vediamo. Ci sono dei siti, delle pagine Facebook di ogni genere. Non riusciamo a stare al ritmo delle segnalazioni che dovremmo fare. L’invito è di segnalare sempre. Per questo abbiamo messo in piedi, insieme alle Forze dell’ordine, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), un punto di riferimento per tutta la cittadinanza, non solo sull’antisemitismo.

Volevo segnalare che anche al parlamento europeo è prevista una discussione simile il 6 novembre, per il contrasto ai fenomeni di odio, razzismo, intolleranza e antisemitismo. Per noi è importante fare una riflessione su come sia affrontato in questo ambito il tema dell’antisemitismo all’interno di questa ampia categoria, perché ha una sua fenomenologia non semplice da affrontare.

Penso che se la proposta avesse riguardato solo l’antisemitismo, forse, paradossalmente ieri avrebbero votato a favore, perché li avrebbe condotti in una direzione diversa.

Per quanto riguarda invece l’antisemitismo “offline”, cioè in generale come fenomeno, pensa che il clima sia peggiorato negli ultimi anni?

In generale sì. È un tema molto articolato e complesso: c’è il terrorismo islamico, parte dei fenomeni di antisemitismo, l’estrema destra che si è risvegliata e perpetua riti e celebrazioni nostalgiche di ogni genere, ma anche l’antisemitismo dovuto a una critica globale contro Israele e la cultura israeliana. Poi c’è – ancora latente – un antisemitismo radicato in vari ambienti religiosi della Chiesa cattolica, che ancora purtroppo esiste.

La destra non applaude una donna passata dai lager. Chiamatelo col suo nome: fascismo

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