Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 19:14
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Opinioni

La destra non applaude una donna passata dai lager. Chiamatelo col suo nome: fascismo

Immagine di copertina
Liliana Segre

La vigliaccheria dell’anti-antifascismo (lo chiamano coì perché si vergognano anche loro di chiamarlo per nome, per il fascismo o il parafascismo che è) ieri nell’aula del Senato italiani ha indossato le vesti dell’inazione: 98 senatori che hanno coraggiosamente deciso di imboccare la strada codarda dell’astensione e che hanno deciso di farsi notare non applaudendo una bambina passata per il lager, dove ha perso quasi tutto, oggi diventata donna e senatrice, Liliana Segre.

L’immagine di quei senatori seduti che non se la sono sentita di applaudire una commissione insediata per fare rispettare la Costituzione (quella Costituzione che i nostalgici sovranisti sventolano a spizzichi e bocconi solo nelle frasi che gli tornano utili come slogan) è la fotografia di un Paese che ancora insiste a scambiare per “dibattito politico” l’inedia costituzionale che sta attraversando il Paese, aprendo le porte al fascismo di ritorno e a tutte le schifezze annesse e connesse.

Badate bene, non si tratta più delle normali differenze tra destra e sinistra nell’arco parlamentare, qui siamo di fronte allo sbriciolamento dei valori comuni che in Parlamento fino a qualche anno fa erano il “filo rosso” che attraversava tutti i partiti.

Ora quel filo è nero ed è un cappio. Un cappio con cui continuano pericolosamente a giocare Salvini (e la Meloni in scia) senza rendersi conto che solleticare alcune frange di Paese in nome di qualche voto in più è qualcosa di molto più serio di una propaganda che si impegna ad arrivare a una fetta più ampia possibile di persone.

Spira in Italia un anti-antifascismo che si ostina a non capire che il contrario del fascismo non è il “comunismo” (giochetto facile facile, insulso, idiota e che quindi funziona) ma l’architettura stessa della democrazia.

Le parole di Salvini di ieri sera (“Commissione contro il razzismo? Voler controllare confini, voler assegnare case prima agli italiani, voler controllare le periferie è razzismo? Cosa è il razzismo? Io mi becco del razzista 20 volte al giorno da intellettuali di sinistra”) dimostrano una povertà etica e una visione ombelicale di un problema storico che, ahinoi, è molto più ampio e profondo del piccolo capetto di partito di turno sulla cresta dell’onda.

Proiettare i propri interessi personali in una mozione contro l’odio significa avere la coda di paglia e i carboni bagnati. Significa essere sciacalli al quadrato, ignoranti per professione, irrimediabilmente colpevoli.

Ci sono pagine della Storia che chiedono chiaramente di prendere posizione: restare seduti è solo da vigliacchi.

Ti potrebbe interessare
Opinioni / Caro-energia: perché decabornizzare è meglio di diversificare (di L. de Santoli)
Opinioni / Con questa classe dirigente il Pd non ha futuro (di L. Pacini)
Opinioni / Sui diritti umani c’è ancora tanto da fare, ma le donne iraniane ci ricordano ciò per cui vale la pena lottare
Ti potrebbe interessare
Opinioni / Caro-energia: perché decabornizzare è meglio di diversificare (di L. de Santoli)
Opinioni / Con questa classe dirigente il Pd non ha futuro (di L. Pacini)
Opinioni / Sui diritti umani c’è ancora tanto da fare, ma le donne iraniane ci ricordano ciò per cui vale la pena lottare
Opinioni / Criminalizza gli studenti e disprezza i poveri: il primo a essere rimandato dovrebbe essere il ministro Valditara (di L. Telese)
Opinioni / Bollette, Buste paga e Benzina: ecco le 3 B dalle quali deve ripartire la sinistra (di G. Gambino)
Opinioni / I vecchi elenchi non sono carta straccia, raccontano come erano le nostre città (di S. Mentana)
Opinioni / Ma voi ve la ricordate, Letizia Moratti? (di L. Telese)
Opinioni / Discutere di Letizia Moratti per la sinistra è un segno dei tempi. Pessimi
Opinioni / Da “Io sono Giorgia” a “Io sono Mario bis”, il passo è stato breve grazie a Giorgetti (di G. Gambino)
Opinioni / Toccatemi tutto ma non Giorgia: ecco il metodo Sallusti, elogi sperticati alla premier, insulti per tutti gli altri