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Caso Gregoretti: fissato al 20 gennaio il voto su Matteo Salvini

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Lo ha stabilito la Giunta per le immunità del Senato. Alla votazione ha partecipato anche la presidente di palazzo Madama Casellati, scatenando le ire del Pd: "Non è più super partes"

Caso Gregoretti: fissato al 20 gennaio il voto su Matteo Salvini

È stato fissato al 20 gennaio il voto sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini per il caso Gregoretti.

Lo ha deciso la Giunta per le immunità del Senato nella tarda mattinata di venerdì 17 gennaio.

Gregoretti, Salvini: “Scelte condivise con Conte e Di Maio”. Palazzo Chigi smentisce: “Caso mai discusso in Cdm”

La Giunta ha approvato l’ordine del giorno del centrodestra per un verdetto il 20, nonostante scadano oggi i giorni perentori.

Alla votazione ha partecipato anche la presidente del Senato Casellati, votando a favore.

Nella Giunta, reintegrata di due senatori di maggioranza, le due parti sono 6 a 6, esclusa la presidente.

Proprio il voto della Casellati ha scatenato le proteste dei senatori del Pd che, attraverso le parole del capogruppo Andrea Marcucci, ha affermato:  “Da oggi è certificato, dai suoi atteggiamenti e dalla sua volontà di esprimersi che la presidente del Senato non è più super partes e ha deciso di entrare, per motivi suoi che riteniamo non sufficienti, di scendere pesantemente nell’agone politico diventando un presidente Senato di parte”.

“La presidente ha gettato la maschera, ha fatto un colpo di mano. La consideriamo una situazione gravissima per il Paese” ha continuato Marcucci, che ha paventato anche l’ipotesi che il Partito Democratico possa non prendere parte alla votazione del 20 gennaio.

“Ne ragioneremo. Di sicuro la Giunta si riunisce in modo illegittimo” ha affermato Marcucci al termine della riunione della Giunta.

“Ma la cosa più grave – ha aggiunto – è che noi avevamo proposto che si riunisse oggi per completare il nostro lavoro, ma evidentemente questa cosa non era di gradimento. Così hanno fatto un colpo di mano gravissimo. Siamo molto preoccupati per la democrazia”.

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