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Capigruppo Pd, manca ancora l’intesa. Marcucci: “Anche il segretario dovrebbe essere donna”

Il nuovo segretario ha chiesto di nominare due donne capigruppo per Camera e Senato, ma Base riformista non molla

Di Anna Ditta
Pubblicato il 23 Mar. 2021 alle 08:38 Aggiornato il 23 Mar. 2021 alle 19:10
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Immagine di copertina

Se il capogruppo Pd a Montecitorio Graziano Delrio ha detto di essere pronto a farsi da parte dopo la richiesta del segretario del Pd Enrico Letta di nominare due donne capigruppo, al Senato la questione è più complicata. Prima dell’incontro a Palazzo Madama Letta ha avuto un colloquio con l’attuale capogruppo, Andrea Marcucci. Proprio Marcucci questa mattina aveva inviato al leader dem una lettera in cui ribadiva la sua intenzione di non volersi dimettersi dall’incarico, scelta supportata dalla corrente di Base riformista che ieri gli ha rinnovato la fiducia. Marcucci rivendica l’autonomia dei gruppi e rigetta “imposizioni strumentali”. Dalla sua ci sono  Lorenzo Guerini Luca Lotti, i leader di Base riformista.

“So che chiedo un sacrificio gravoso a Marcucci e Delrio. Chiedo ad Andrea generosità, anche nel gestire con voi questo passaggio”, ha detto Letta. “Evitiamo di stare settimane sui giornali su questi temi interni. Io guardo solo alla mia coscienza e responsabilità”. Marcucci, però, si è riservato di decidere.

Nella giornata di oggi, 23 marzo, si è tenuta l’assemblea dei deputati, e nel pomeriggio si sta tenedendo quella con i senatori, ma l’accordo per sostituire i due capigruppo sembra in salita. Dopo gli interventi di Enrico Letta e Andrea Marcucci l’assemblea dei senatori Pd sta andando avanti con il dibattito. Diversi parlamentari di Base riformista, secondo quanto viene riferito, sono intervenuti a difesa di Marcucci chiedendo a Letta di spiegare bene il perché della scelta di genere perché “altrimenti sembra essere una punizione politica nei confronti di Marcucci e della sua area politica”.

Secondo fonti dem a Palazzo Madama, Marcucci farà domani tutte le verifiche per capire se ci sono le condizioni per una sua ricandidatura. “Convoco l’assemblea giovedì mattina alle ore 9 per eleggere il nuovo capogruppo, io rifletterò in queste ore su cosa dovrò fare e se ci sono le condizioni per una mia ricandidatura. Io voglio coerenza, bisogna interrompere anche la tradizione di avere segretari sempre uomini”, avrebbe detto Marcucci. Le candidature dovranno essere presentate entro le 20 con firme correlate. Giovedì 25 marzo alle 9.00 si voterà il nuovo capogruppo.

La lettera di Marcucci a Letta: “No a imposizioni strumentali”

“Si dice che chi ha il compito di prendere delle decisioni si senta spesso solo”, aveva scritto a Letta Marcucci. “Io devo essere un uomo particolarmente fortunato, perché in questi tre anni ne ho prese tante ma non mi sono mai sentito solo, non l’ho mai fatto da solo. E anche questa scelta, che tu ci chiedi, la faremo come le altre, tutti insieme, rivendicando la nostra autonomia, rispettando le regole ed accogliendo tutti i consigli ma rigettando anche le imposizioni strumentali”.

Il presidente dei dem al Senato spiega: “Credo che sia giusto scriverti queste poche righe prima che tu partecipi all’Assemblea del nostro Gruppo perché certe cose rischiano poi di perdersi o di rimanere soffocate nel vociare del dibattito sui giornali, sui social”. Marcucci ripercorre gli ultimi tre anni di lavoro a capo del gruppo del Senato: la crisi del governo gialloverde e l’alleanza per il Conte-bis, poi la pandemia, il governo Draghi e il cambio dei segretari: “In tutti questi passaggi”, sottolinea, “nel gruppo abbiamo discusso, forse anche litigato, senz’altro ci siamo appassionati alla vita del nostro Partito e lo abbiamo fatto sempre – sempre! – con la certezza che ciascuno di noi stesse combattendo una battaglia a viso aperto, leale, e per questo bella, vera. Ed è il motivo per cui siamo oggi qui, ancora in piedi nonostante tutto, stanchi ma orgogliosi del lavoro fatto”.

Il passo indietro di Delrio, Letta: “Così si comporta un dirigente politico”

Durante l’assemblea del gruppo dei deputati dem che si è tenuta stamattina, Graziano Delrio si è detto pronto a farsi di parte, sottolineando che si deve aiutare il segretario Pd, Enrico Letta, a perseguire l’obiettivo della parità di genere. La mossa è stata accolta positivamente dal neosegretario: “Un dirigente politico si comporta così, nel bene della comunità. Siamo qui perché abbiamo una responsabilità, verso il partito e il paese”, ha commentato Letta. “Chiedo a Graziano di farsi carico di questo lavoro di ascolto e di individuazione delle soluzioni per poi arrivare a votare nell’arco di pochi giorni”, ha detto il leader stando a quanto riporta Stefano Ceccanti sul suo profilo Twitter.

Le polemiche dei giorni scorsi

“Mi sfugge il nome della donna Pd eletta capogruppo al Parlamento europeo al posto di Benifei”, è la critica lanciata su Twitter da Salvatore Margiotta, sottosegretario alle Infrastrutture e senatore vicino a Marcucci, che allude alla riconferma di Brando Benifei a Bruxelles. Il capodelegazione degli eurodeputati dem aveva fatto un passo indietro dopo l’elezione di Letta ha rassegnato le dimissioni, ma non è stato rimpiazzato.

Sul punto la segreteria Pd non di scompone e, come riporta Repubblica, sottolinea che c’è una ragione precisa: a Bruxelles il ruolo più pesante è comunque quello di Simona Bonafè, vicepresidente del gruppo dei socialisti europei, quindi un ruolo già assegnato a una donna.

Le ragioni della scelta di Letta

La mossa di Letta di chiedere due donne capigruppo “spariglia le carte” e viene presentata come un modo “per non perdersi nella palude”, anche a costo di farsi accusare di aver fatto un gesto da “rottamatore”. Letta non vuole “patti di non belligeranza”, come quelli sottoscritti da Nicola Zingaretti, che ha lasciato al loro posto Delrio e Marcucci nonostante le divergenze di linea e che alla fine, proprio per la guerra interna delle correnti, ha scelto di lasciare l’incarico.

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