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Caio Mussolini, sei il pronipote di un criminale: il fascismo non è “la storia”, è un orrore

Il commento di Giulio Cavalli

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 10 Apr. 2019 alle 16:22 Aggiornato il 18 Apr. 2019 alle 09:22
Immagine di copertina
Il manifesto di Caio Mussolini, candidato alle europee con Fratelli d'Italia

“Quanto vale il brand Mussolini? Lo scopriremo il 26 maggio. Tanti vogliono scrivere Mussolini sulla scheda. Così, ho deciso che il motto della mia campagna è #ScriviMussolini e devo dire che piace molto”.

Parole, opere e omissioni di Caio Giulio Cesare Mussolini (giuro, si chiama così) a cui mi sento di dare una risposta semplice semplice, banale banale: il brand Mussolini è una merda.

Una merda che in tutto il mondo non ci invidiano per niente e anzi sono in molti a rimanere stupiti del fatto che nipoti e pronipoti possano presentarsi tutti baldanzosi alle elezioni fieri del cognome che portano e pronti a cercare una poltrona in nome del nonno che fu.

Che oggi Fratelli d’Italia arrivi a candidare un Mussolini tanto per smuovere i soliti istinti che tutti cercano in questo ultimo periodo (e per non farsi superare a destra dagli altri partiti parafascisti) è una mossa di marketing che ricorda (in maniera molto più grave e storicamente stolta) quelli che si sforzano di capitalizzare la merda che trovano in giro pur di conquistare un pugno di voti.

In una democrazia che nasce dall’antifascismo, ancora sfugge che il contrario di fascismo sia democrazia (e non antifascismo) eppure questi personaggi d’avanspettacolo politico salgono alla ribalta senza avere notizia di eccellenze riconosciute.

Caio Mussolini si presenta in un’intervista a Il Messaggero dove si lamenta di avere l’account Facebook sospeso fino all’11 aprile (del resto non è politica tutta d’immagine quella che fa leva su un cognome) e dice testualmente: “Evidentemente Fb esegue le segnalazioni di centri sociali e compagni vari. Mentre tollera insulti, minacce di morte e immagini violente. Ho dato mandato al mio Avvocato di denunciare Fb per discriminazione”. Per discriminazione. Dice.

Lui che confessa di portare con orgoglio il suo cognome parla di discriminazione in un social network. Sanguinano gli occhi a leggerlo. Eppure quando lentamente la politica è diventata uno show e sono stati sdoganati i fascisti del nuovo millennio è accaduto che professarsi nostalgico del duce sia diventata una normalità, roba da sbandierare con fierezza come se si stesse parlando di un politico e non di un criminale.

Sì, criminale. Benito Mussolini è stato un criminale. E essere orgogliosi del suo cognome è qualcosa che fa schifo. Spiace che Caio Giulio Cesare non la pensi così. Buona fortuna a lui. Ma soprattutto a noi.