Accordo Italia-Libia sui migranti, la ministra Lamorgese: “Ecco come cambieremo il Memorandum”

Cosa ha detto Luciana Lamorgese, a nome del Governo, sul Memorandum Italia-Libia in tema di contrasto all'immigrazione illegale e al traffico di esseri umani

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 6 Nov. 2019 alle 16:29 Aggiornato il 7 Nov. 2019 alle 10:21
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Immagine di copertina

È iniziata alle 16 di mercoledì 6 novembre l’informativa urgente della ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, a nome del Governo, sul Memorandum Italia-Libia in tema di contrasto all’immigrazione illegale e al traffico di esseri umani.

Il 2 novembre è scaduto il termine ultimo per disdire il rinnovo automatico dell’accordo tra Italia e Libia in tema di immigrazione.

La ministra ha esposto i tre punti fondamentali sui quali intende proporre modifiche alle autorità libiche che hanno sottoscritto l’accordo.

Centri di detenzione in Libia

L’obiettivo della ministra è “migliorare le condizioni dei centri e dei migranti ivi ospitati. Proiettarsi verso la chiusura di quelli esistenti e trasformando le strutture, concordando con le autorità libiche, gestite direttamente dalle Nazioni Unite.

Corridoi umanitari

Anche qui l’interesse è di avviare iniziative bilaterali: “Intendo proporre l’Italia come attore protagonista per coinvolgere altri Stati membri dell’Ue nel progetto dei corridoi umanitari, al fine di alleggerire la pressione dei flussi in Libia. E coinvolgere anche i Paesi di provenienza per scoraggiare le partenze dei migranti. Il memorandum non rappresenta l’unico strumento per fronteggiare un fenomeno così complesso”, ha detto la Lamorgese.

Iniziative nel sud della Libia

La ministra intende proseguire nella creazione di un progetto italiano di rafforzamento delle capacità di difesa dei confini terrestri meridionali. “Assistenza e sostegno delle attività libiche” ha annunciato la ministra per “assicurare la distribuzione di apparecchiature mediche e personale .

Il testo integrale del discorso in Aula della Ministra Lamorgese

“Il memorandum sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, al contrasto di traffico di esseri umani è stato sottoscritto a Roma il 2 febbraio 2017. L’Italia si trovava a fronteggiare una fase molto complessa che stava da tempo interessando il Mediterraneo centrale. Si tratta di un accordo intergovernativo, a validità triennale, la cui scadenza sarà effettiva il 2 febbraio 2020. Il memorandum ha previsto la creazione della commissione congiunta Italia-Libia per assicurare un costante monitoraggio delle azioni intraprese dai due paesi.

L’accordo ha visto l’appoggio dei paesi europei. Il memorandum prevede, sulla base dei fondi già stanziati, di sostenere con approccio globale le istituzioni libiche e fermare i flussi di migranti illegali. Prevede tra l’altro la cooperazione a programmi di crescita.

Il Memorandum rappresenta la cornice di riferimento in cui si esplicano le attività del governo italiano a sostegno delle autorità libiche. Nello spirito dell’impresa, in questi 3 anni, le diverse iniziative sono state realizzate con 5 strumenti.

Al momento della sottoscrizione del memorandum i flussi erano preoccupanti, oggi le dinamiche migratorie sono meno intense, le iniziative si sono evolute. I flussi di partenze dalla Libia si sono attenuati, rispetto al dato del 2017, si registra un decremento del 97% rispetto a oggi. Le partenze della Libia hanno subito il calo più marcato. Anche le vittime in mare sono calate. Ma ogni vita persa è una tragedia. Sono convinta che il memorandum abbia contribuito a tali risultati.

Un particolare impegno è stato profuso per migliorare gli standard di accoglienza dei migranti, e proprio la collaborazione italiana con le autorità libiche ha permesso la presenza delle Ong sul territorio libico per la protezione dei diritti dell’uomo. A fine 2017 lo staff delle Nazioni Unite è rientrato in Libia: risultato tutt’altro che scontato.

L’Unhcr svolge importanti attività in Libia, ad esempio. Nel 2019 le visite nei centri per migranti sono state oltre 1.000, mentre 16.000 sono stati i consulti medici.

La sottoscrizione ha svolto un ruolo importante per coinvolgere le istituzioni libiche nella lotta all’immigrazione clandestina.

Dal 2016 a oggi, l ‘Oim, grazie al contributo italiano, ha effettuato 45mila rimpatri volontari di migranti non aventi titolo per restare in Italia. L’Italia è coinvolta nel rafforzamento della capacità delle autorità libiche e nel processo di stabilizzazione del Paese. La cui situazione è caratterizzata da insicurezza, con gruppi criminali impegnati nel traffico di esseri umani. Tra i temi di particolare rilevanza va considerata quella dei centri di accoglienza dei migranti. I centri per migranti sono stati spesso oggetto di critiche, con sistemi di gestione degradanti e opachi. La situazione si ulteriormente aggravata con l’aumento delle ostilità nel conflitto tra le parti civili.

Il nostro Paese sin dal 2018 ha avviato interventi per migliorare le strutture e le condizioni dei centri. E’ necessario trovare un punto di equilibrio per confermare quanto finora conseguito e raggiungere migliori livelli.

L’esperienza maturata ci ha convinto della necessità di avviare iniziative per risolvere le criticità, come quelle dei centro, promuovendo un maggior ruolo di coordinamento delle Nazioni Unite.

Abbiamo proposto una riunione italo-libica al fine di concordare un aggiornamento dell’intesa per migliorarne l’efficacia. Tale proposta è stata subito accolta dalla controparte libica.

Il memorandum può essere sviluppato con ulteriori interventi, con iniziative volte alla protezione dei diritti umani, responsabilizzando anche le autorità libiche competenti in materia”, così si conclude l’intervento.

Gli altri interventi in Aula

Il deputato Molteni della Lega ha incalzato la ministra, sollevando la questione attenzionata dall’inchiesta del quotidiano Avvenire: “Signora ministra, al tavolo del ministero dell’Interno si invitano i difensori della Legge, non i trafficanti di esseri umani”.

Quartapelle, Pd. “Per noi non era possibile un tacito rinnovo, ma ha fatto bene la ministra, andava ridiscusso. Noi non vogliamo finire nella guerra della propaganda. Stracciare il memorandum significa lasciare in Libia le cose come sono. Noi non accettiamo lezioni dalla Lega e da chi ha usato la Libia solo per la propaganda”.

L’accordo tra Italia e Libia: gli ultimi sviluppi

Il Memorandum d’Intesa, che porta la firma dell’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, prosegue grazie al tacito assenso, per i prossimi 3 anni, nonostante il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, e la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, abbiano annunciato alcune modifiche che presenteranno alla Libia sull’accordo.

Il governo di Tripoli è “aperto a modifiche del memorandum d’intesa sui migranti stipulati tra Libia e Italia”. Lo dichiara all’Agi, Hassan El Honi, il consigliere per la stampa del presidente del Governo di accordo nazionale, Fayez Al Serraj. “Non abbiamo ancora ricevuto le richieste di modifiche da Roma – spiega in merito agli annunci del ministro degli esteri Luigi Di Maio – e quando le avremo decideremo, ma come ogni intesa è possibile rivederla nel tempo”.

Sui centri di detenzione dei migranti, principale punti di scetticismo da parte italiana, El Honi spiega che “all’estero c’è un’idea errata su queste strutture”. “I migranti accolti nei centro sono tra i 10 mila e i 15 mila mentre quelli irregolari sparsi del territorio sono centinaia di migliaia, forse oltre 700 mila e quest’ultimi sono il vero problema da affrontare”, sottolinea El Honi.

Proprio nel giorno in cui si rinnovava automaticamente il memorandum d’intesa, la Marina libica ha festeggiato il 57esimo anniversario della sua fondazione prendendo possesso delle dieci nuove piccole motovedette fornite dall’Italia. La cerimonia e’ avvenuta nella base di Abu Sitta a Tripoli sabato scorso.

La consegna delle motovedette che va così ad arricchire la flotta della Guardia costiera fornita e addestrata dall’Italia era stata promessa e annunciata per la fine dell’estate dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini in uno degli ultimi comitati nazionale ordine e sicurezza da lui presieduto.

Negli ultimi due anni sono stati quasi 40.000 i migranti intercettati e riportati indietro dai libici con interventi nella zona Sar sotto il controllo di Tripoli ma che, dalle indagini dei pm di Agrigento, risulta di fatto gestita dalla Marina italiana. Le foto delle dieci nuove motovedette consegnate durante la cerimonia sono state diffuse dalla Lybian navy e rilanciate dal sito di osservazione Migrant Rescue watch.

Se l’Italia non farà nulla per impedirlo, tra 3 giorni verrà rinnovato automaticamente l’accordo con la Libia per riportare indietro i migranti

Cosa prevede il memorandum

Il Memorandum di intesa ha lo scopo di limitare l’arrivo di migranti dall’Africa sulle coste italiane. Per fare questo l’Italia si è impegnata a erogare fondi per l’addestramento e i mezzi in dotazione alla Guardia Costiera libica, una sorta di “milizia” molto controversa e su cui si sono concentrate numerose inchieste giornalistiche che ne hanno portato alla luce aspetti poco chiari.

L’accordo, che porta il titolo ufficiale di “Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana”, è stato firmato il 2 febbraio 2017,  presidente del Consiglio dei ministri italiano Paolo Gentiloni e dal primo ministro del Governo di Riconciliazione Nazionale libico Fayez al-Sarraj.

L’accordo – nella teoria – prevede finanziamenti italiani in cambio dell’impegno di Tripoli a migliorare le condizioni dei centri di detenzione. Ma come vedremo più avanti, l’impegno è rimasto del tutto inevaso, dal momento che le condizioni erano e rimangono tuttora disumane.

Il memorandum è stato ampiamente criticato dal momento che la Guardia costiera libica che riceve gli aiuti economici italiani, è formata da milizie locali che in realtà hanno spesso obiettivi diversi dal reale soccorso in mare.

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