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Qualcuno era comunista (100 anni fa): cosa rimane di una Storia

A 100 anni dalla nascita del PCI abbiamo riletto quei valori che hanno caratterizzato un movimento che ha fatto la storia del Paese con l'autore del libro "Qualcuno era comunista" Luca Telese

Di Giulio Gambino
Pubblicato il 21 Gen. 2021 alle 07:45 Aggiornato il 21 Gen. 2021 alle 07:51
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La nascita del Partito comunista italiano avvenne 100 anni fa, passando alla storia come la “scissione di Livorno”. Il Partito Socialista fondato da Filippo Turati si spaccò perdendo la componente comunista guidata da Amadeo Bordiga. I comunisti si mossero verso il Teatro San Marco dove fondarono il PCI: quel partito che fu di Gramsci, che fece opposizione al regime fascista dall’esilio, e che poi rappresentò l’opposizione al governo democristiano per quasi quarant’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ma cosa è rimasto oggi di quella Storia? Il direttore di TPI Giulio Gambino ne ha parlato con Luca Telese, giornalista, autore del libro “Qualcuno era comunista” e profondo conoscitore della sinistra del nostro Paese.

Dieci anni dopo esce una nuova edizione del tuo libro, perché?
“Nel 2009 avevo raccontato la fine del Partito Comunista. Un travaglio incredibile: un popolo, 1 milione e 700 mila iscritti che si mette a discutere sul nome da cambiare, sulla caduta del muro di Berlino, sulla fine del secolo breve. Io da ragazzo avevo seguito le vicende e da storico mi sono ritrovato a ricostruire il dibattito, scrivendone. Oggi, dopo un secolo dalla nascita del PCI ho aggiunto, come un saggio di 100 pagine, un renzismo che mi sembrava un incastro incredibile”.

Di estrema attualità. Cosa c’entra Renzi con il comunismo?
“Nulla! Non solo con il PCi e con il Partito Democratico, ma anche – come ho provato a dimostrare – con la storia della sinistra. Renzi è un leader perfetto per Forza Italia. Ora non lo prenderanno mai neanche lì, ma quello era il senso: trapiantare i suoi modi, la sua banda come un corpo estraneo. Per chi conosce il cinema, mi è venuta in mente una similitudine con Alien di Ridley Scott: quel mostro è uno xenomorfo, costruisce un predatore che per vivere ha bisogno del corpo che lo ospita. In fondo, non è quello che stiamo vivendo con Renzi?”.

Sono i Cinque Stelle che hanno salvato la sinistra?
“Io nel libro racconto l’episodio storico di quei barbari che hanno indossato la casacca da generali e hanno aiutato a salvare l’Impero Romano d’occidente. Ecco i grillini combattevano contro l’establishment e ora sono dentro quello stesso palazzo. Sicuramente con il loro 35 per cento hanno impedito che la destra dilagasse. E’ una frase che Grillo ha detto molte volte, e in un momento di crisi, tanti elettori di sinistra hanno votato il Movimento”.

Cosa è rimasto di quella Storia che hai raccontato?
“Il mondo che io ho raccontato era un mondo fatto di parola e di letteratura. Un esempio? Italo Calvino per raccontare la sua uscita dal PCI nel ’56 scrive una novella in stile marinaresco, ‘La bonaccia del mar delle Antille’ e gli risponde il papà di Ferrara con un’altra novella che parla di baleneria. Ecco, quel mondo non c’è più nell’era veloce di Twitter. Quel mondo non c’è più come realtà, ma può esistere come lezione”.

Oggi ci sono visioni lunghe?
“Siamo proprio di fronte a una crisi, il Covid, che riapre le visioni lunghe. Il sistema sanitario nazionale, il pubblico contro il privato. Il dibattito era morto, sembrava che chi aveva i soldi andava avanti e per il resto cazzi tuoi. Adesso il Covid fa tornare queste questioni attuali”.

Nella copertina del libro c’è anche Zingaretti. Che leader è?
“Sarebbe stato un leader impensabile, che non vuole metterci la faccia, non vuole apparire. Nell’epoca del personalismo, dell’Io al primo posto, Zingaretti è un leader alla vecchia maniera. Che non vuole essere il protagonista, ma il regista di qualcosa che accade. Nel Partito Democratico è il miglior segretario possibile, con la sua umiltà”.

E Conte?
“E’ straordinario. Se qualcuno mi avesse detto che i due Mattei, Salvini e Renzi, i più fighi del bigonzo e della rete, fossero stati messi ko da un avvocato, non ci avrei creduto! Conte viene da un collegio cattolico, il Nazaret, che aveva dentro tutto il radicalismo cattolico. Dopo la laurea torna a lavorare in quella scuola dove al suo fianco ci sono Parolin e Viganò che diventeranno Segretario di Stato e responsabile della Comunicazione dello Stato Vaticano. Ecco un altro barbaro, che però ha una scuola e una cultura solida”.

Quindi hai sostenuto il governo giallo-rosso?
“Questo governo ci ha salvato dal Covid. Se avessimo avuto la destra, i negazionisti, i signori con le corna, i Jack Angeli in stile Capitol Hill, sarebbero morte 2mila persone per milione in Italia!”.

Ma oggi c’è un popolo di sinistra?
“Un tempo era più evidente, erano gli iscritti. Erano le persone che attaccavano l’Unità nelle sezioni, compravano Repubblica e L’Espresso. Oggi, questo popolo ha parlato. Renzi era partito per conquistare il governo e invece ha perso anche la fiducia dei suoi, perché questo popolo governa la rete e dice ‘che cavolo state facendo?!’ Ma in piena pandemia facciamo una crisi? Questo popolo di sinistra, attraverso i social, continua a pesare ancora oggi”.

[Nel video l’intervista completa a Luca Telese]

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