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Non solo la scuola: anche l’Università deve ripartire, o l’Italia non avrà più futuro

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In queste settimane, in questi mesi, non si è fatto che parlare solo ed esclusivamente di scuola. Abbiamo “subito” un bombardamento quotidiano di notizie (e troppo spesso con polemiche inutili) sul tema banchi, mascherine, didattica a distanza. Che per carità, va benissimo. È giusto che il tema della scuola sia un argomento centrale di discussione per la ripresa del Paese, perché se non riparte la scuola, non può ripartire il Paese. Oggettivamente, però, c’è stata un’eccessiva sovraesposizione mediatica della questione. E questo è successo perché il tema della scuola è diventato l’argomento principale della campagna elettorale per le elezioni di settembre. Una cosa molto triste perché la scuola e i ragazzi non dovrebbero mai essere usati per fare polemica strumentale solo per fini di propaganda politica.

E a pagare le conseguenze di tutto questo sono stati anche gli universitari. Perché, in tema di istruzione, il segmento degli studenti universitari è stato totalmente ignorato nel dibattito pubblico. Trattati come se fossero l’ultima ruota del carro, come se fossero degli invisibili. Hanno ragione i ragazzi di University Network (la più grande community social universitaria in Italia) quando dicono che da marzo sono rimasti a casa, all’ascolto. Si sono laureati in cucina, hanno svolto gli esami in salotto, studiato da un pc, fissato una webcam per mesi con la ferma convinzione che sì, l’Università è il futuro, ma non può andare avanti così, in questa indifferenza generale. Gli studenti universitari meritano rispetto, anche loro sono parte attiva della società, stanno studiando non solo per il loro futuro, ma anche per il futuro della nostra comunità.

E non mi riferisco soltanto della giusta attenzione che meritano da parte della politica. Questo tema deve essere anche maggiormente trattato dai media, dall’opinione pubblica. Deve essere anch’esso un tema centrale di discussione del Paese. Soprattutto in un momento difficile come quello che stiamo vivendo. Non dimentichiamoci che nel 2008, con la crisi finanziaria, le università in Italia hanno subito un calo degli iscritti del 20 per cento. Un numero enorme e un grandissimo campanello d’allarme. Dobbiamo fare di tutto per evitare un’altra catastrofe del genere in questi tempi.

Ben venga l’operato del Ministro Manfredi di aumentare la soglia per la no tax aerea, un’operazione sicuramente molto importante. Ma non basta. Ci sono tanti argomenti delicati che preoccupano gli studenti universitari di cui si parla troppo poco. Basti pensare anche solo alla questione degli studenti fuori sede.

Tema, quello dell’Università, che senza dubbio riguarda anche le singole regioni (che alle volte, alcune, fanno un po’ troppo da scaricabarile sul governo nazionale per convenienza). Gli universitari meritano risposte e considerazione. Si sperava che, visto il periodo tragico che abbiamo passato, finalmente si fosse riuscito a comprendere quanto siano fondamentali e determinanti per ogni Paese lo studio e la ricerca. Invece no. Siamo di nuovo punto e capo. Ci siamo dimenticati già tutto. Quindi cari italiani rinfrescatevi la memoria senza la necessità di un nuovo lockdown o di un’altra pandemia per capire quanto sia fondamentale questo settore. E invece di fare polemiche inutili sui banchi nelle scuole, pensate alle cose serie che fanno veramente la differenza in un Paese.

E caro Ministro Manfredi, apprezzo molto il suo impegno e sforzo, ma mi conceda di darle un piccolo suggerimento: parli di più con gli studenti universitari. Hanno veramente bisogno di avere maggiori risposte e di sentirla al loro fianco. Hanno bisogno di garanzie e di sapere che anche per loro, alla fine, “andrà tutto bene”.

Leggi anche: Scuola, il ministero: “Corsi di recupero al via a inzio settembre”. Proteste dei presidi: “Non siamo pronti” 

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