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Non sottovalutate le sardine: possono essere l’inizio di qualcosa di grande

Le sardine sono la contro-polarizzazione che né il Pd né ciò che resta del Movimento 5 Stelle sono riusciti a creare per arginare la rinascita del centrodestra sotto la bandiera posticcia della Lega di Salvini. In quelle piazze c’è un popolo che aspetta solo un partito da poter votare senza doversi tappare il naso. Il commento di Fabio Salamida

Di Fabio Salamida
Pubblicato il 21 Nov. 2019 alle 18:41
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Credit: Davide Conte

Non sottovalutate le sardine, possono essere l’inizio di qualcosa di grande

Quando un movimento nasce spontaneamente nelle piazze, andando a coprire uno spazio che i partiti politici del momento lasciano scoperto per paura, incapacità o semplice calcolo, l’errore più sbagliato che si può fare è minimizzare il fatto e sottovalutarlo. È sbagliato perché in quelle piazze, come è normale che sia, ci sono pezzi di Paese che vogliono far sentire la loro voce, pezzi di Paese che se ben interpretati possono diventare una forza.

È vero: le piazze delle “sardine” possono ricordare vagamente le vecchie adunate del “popolo viola”, i “girotondi” di un tempo e persino i vaffa day di Beppe Grillo, da cui poi nacque il Movimento 5 Stelle, ma è proprio questo il punto. C’è stato chi, nel recente passato, ha dato a quelle piazze di “orfani” (perché l’attivismo spontaneo nasce sempre da un qualcosa che manca) dei nuovi genitori.

Il partito della Casaleggio Associati, che già aveva sperimentato la formula del “partito dell’onestà” con L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, rispondeva a un’esigenza di legalità che nel primo post-berlusconismo le stesse forze politiche che si erano opposte per vent’anni all’ex Cavaliere non erano riuscite a intercettare. Chi all’epoca sottovalutò quelle piazze si dovette ricredere poco dopo.

Oggi quell’esperienza volge al termine e probabilmente subirà una mutazione profonda, perché la risposta a quelle piazze allora radunate dal comico-leader Beppe Grillo non si è rivelata all’altezza delle tante aspettative. Paradossalmente a farle morire è stata la conquista del palazzo, quel roboante 32 per cento alle politiche del 2018.

Le sardine ovviamente non sono la soluzione all’avanzata delle estreme destre che vediamo non solo in Italia, ma sono una scintilla che potrebbe riaccendere quel fuoco necessario a fermarle. Il messaggio ai partiti di centrosinistra, ma anche a ciò che resta del Movimento 5 Stelle, è chiaro: “se non lo fate voi lo facciamo da soli”.

Riduttiva la lettura di chi afferma che tutta quella gente si ritrovi in piazza solo per dire “no” al politico che va di moda in questo momento: se migliaia di persone si mobilitano per dire no al razzismo, all’odio, a leggi che limitano la libertà delle persone, indirettamente chiedono a dei politici di rappresentare l’esatto contrario. In fondo lo scrivono anche nel loro manifesto: “Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie”.

Quel “torneremo a dargli coraggio” non è una frase a caso: vuol dire “approvate leggi giuste come lo Ius Soli anche se gli altri si metteranno a sbraitare per settimane per impedire a quei bambini e a quei ragazzi già italiani di vederlo scritto anche sulla loro carta d’identità”; vuol dire “abolite i vergognosi decreti Salvini, anche se gli altri continueranno a sbraitare”, vuol dire, in parole povere, “noi ci saremo se tornerete a rappresentarci davvero”.

Le sardine sono la contro-polarizzazione che né il Pd né ciò che resta del Movimento 5 Stelle sono riusciti a creare per arginare la rinascita del centrodestra ex berlusconiano sotto la bandiera posticcia della Lega di Salvini. In quelle piazze c’è di tutto, elettori e attivisti dello stesso Pd e dei sindacati, molta sinistra radicale, elettori ed ex elettori delusi del Movimento 5 Stelle e tanto, tanto astensionismo. Un popolo che è tornato a scendere in piazza per dire “basta”, un popolo che in fondo aspetta solo un partito da poter votare senza doversi tappare il naso.

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