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Salvini propone a Draghi il “modello Lombardia”: una provocazione che basta per tenerlo fuori dal governo

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Matteo Salvini, leader della Lega. Credit: ANSA

Diciamo la verità: con la virata in corsa che lo ha portato a dichiarare la sua intenzione di sostenere il Governo Draghi, Matteo Salvini aveva fatto davvero una mossa astuta sul piano politico. Uso il passato perché nelle ultime ore le cose sono freneticamente cambiate, ma andiamo con ordine.

La “svolta europeista”, più che un successo della strategia-Giorgetti, rappresentava un posizionamento tattico. Accogliendo l’invito del presidente della Repubblica a puntellare il suo progetto emergenziale, Salvini accontentava la sua base elettorale storica (gli imprenditori del nord, ma non solo, chiedono stabilità politica) e sparigliava le carte nel campo avverso.

Un’alleanza con la Lega, anche se solo temporanea e circoscritta, porterebbe infatti a un autentico terremoto interno al Pd, per le ragioni efficacemente illustrate a TPI dall’europarlamentare Pierfrancesco Majorino. E d’altra parte non sarebbe pensabile per i Dem dire di no a Mattarella, peraltro dopo aver perorato la causa di un governo di forte connotazione tecnica.

Dal punto di vista di Salvini, quindi, il colpo era stato assestato in modo davvero efficace. Tuttavia, l’uscita di ieri sull’intenzione di “proporre a Draghi il metodo Bertolaso” è sembrata fin troppo maldestramente provocatoria per non avere un secondo fine.

Il leader della Lega non è un pivello della comunicazione: seppure stesse parlando di qualcosa che deve ancora entrare nel vivo (il piano vaccinale), certamente sapeva che il riferimento alla Lombardia avrebbe scatenato un putiferio, per via di tutto quello che è accaduto nell’ultimo anno.

Per questo sospetto che in realtà la sua intenzione potesse essere proprio quella di creare un caso, come in effetti è stato. Se fosse solo un errore, sarebbe davvero molto grossolano e non mi piace sottovalutare chi ha idee diverse dalle mie.

Se Salvini in queste ore ha spiegato la sua posizione parlando di se stesso come di chi mette l’interesse del Paese davanti a quelli della propria parte, è facile pensare che poi lamenti di essere stato estromesso dal governo, nonostante le buone intenzioni e l’assenza di veti da parte sua, a causa di quei “pregiudizi” che ultimamente lui spesso afferma di non avere. In buona sostanza, pare puntare nel contempo al consenso dei governisti, pur senza lasciare alla sola Giorgia Meloni il ruolo di opposizione.

Tuttavia, sarei per cogliere la palla al balzo e lasciarlo fuori, anche perché il suo non accontentarsi del primo colpo messo a segno sembra proprio un passo che denota una certa hýbris. Le questioni di merito rappresentano l’unico vero discrimine che è lecito proporre anche in un governo che nasce con il mandato di fare e in fretta, a prescindere dalle diverse politiche.

Se le posizioni che in passato la Lega ha preso su immigrazione, Europa e flat tax non fossero già sufficienti a immaginare un esecutivo impossibilitato a trovare la quadra con le altre componenti, la provocazione sul “modello Bertolaso” è il casus belli che può mettere fine alle incertezze che accompagnano la nascita del Governo Draghi e, soprattutto, della maggioranza che dovrà sostenerlo.

Leggi anche: Il Governo Draghi nasce sulla maggioranza giallorossa: per Salvini non c’è spazio (di Luca Telese)

Pierfrancesco Majorino e Lorenzo Zacchetti, autori del libro “La resa – Per amore della Lombardia: capire il disastro per guarirne le ferite”, mercoledì 10 febbraio alle ore 21.00 parteciperanno al dibattito “Lombardia: un caso nazionale”, in diretta Facebook

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