Per Salvini i senatori a vita sono uno “schifo”. Caro Capitano, vale anche per Liliana Segre?

Il leader della Lega oltre l'orrore. Ma non illudetevi che sia politicamente morto

Di Lorenzo Tosa
Pubblicato il 10 Set. 2019 alle 19:00 Aggiornato il 27 Set. 2019 alle 13:42
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Immagine di copertina
Il leader della Lega Matteo Salvini e la senatrice a vita Liliana Segre

Salvini-Liliana Segre: “I senatori a vita sono uno schifo”

Ed eccolo lì, il “povero cristo” (cit. Giorgetti), ridotto a parlare dai banchi dell’opposizione, per la prima volta da senatore semplice. Lo ascolti per quattro secondi e di colpo ogni perplessità, ogni dubbio sul nascente governo si dissolve in una nuvola di imbarazzo, spavento e vergogna. Chiunque lo abbia seguito oggi in diretta, durante la discussione generale sulla fiducia al governo, si è trovato di fronte un uomo sfatto, confuso, paranoico, l’ombra dell’uomo forte che, appena un mese fa, si rivolgeva agli italiani chiedendo “pieni poteri”.

Il discorso di Salvini

In venti minuti d’intervento in Aula l’ormai ex ministro dell’Interno è riuscito a inanellare una serie inenarrabile di insulti, menzogne, castronerie, minacce neanche troppo velate, offese pesanti e rancorose. In uno dei discorsi meno ispirati da anni a questa parte, Salvini si è limitato a ripetere, come un disco rotto, una dopo l’altra, tutti i pezzi forti del repertorio delle ultime settimane: Conte, Macron, Merkel, “governo di Parigi, Berlino e Bruxelles”, “Monti bis”, “Mai col Pd”, Bibbiano, Saviano, “poltronificio”, ora anche Gentiloni.

La senatrice a vita Liliana Segre

Ma c’è un passaggio, su cui pochi si sono soffermati, nel quale l’ex “capitano” ha attaccato di petto i senatori a vita, definendoli “schifo” e “casta della casta”. Lo “schifo” di cui parla Salvini ha il volto di una donna straordinaria che di nome fa Liliana e di cognome Segre, che oggi ha festeggiato gli 89 anni direttamente in Senato, esprimendo la fiducia all’esecutivo. Lo “schifo” a cui fa riferimento il leader della Lega è una coraggiosa milanese che a 14 anni è stata liberata dall’Armata rossa dall’orrore di Auschwitz e ha trascorso il resto della sua vita a offrire corpo e memoria alla pagina più tragica della storia dell’umanità. E che, questo pomeriggio, ci ha spiegato la differenza tra fare politica ed essere politica.

Salvini-Liliana Segre: oltre l’orrore

Siamo oltre la dialettica politica. Oltre l’orrore. Siamo forse al punto più basso di una stagione politica, il salvinismo, che, faticosamente, comincia a tramontare. Eppure, mentre vediamo Matteo Salvini in totale confusione, rancoroso, auto-sfiduciato, ora abbandonato anche dai suoi, ad abbaiare alla luna contro un governo costituzionalmente legittimo e democraticamente formato, non dimentichiamoci mai chi è stato e il pericolo che ha rappresentato. E che (per ora, solo per ora) due forze politiche lontanissime tra loro sono riuscite a fermare.

Ma Salvini non è politicamente morto

Chi s’illude che Salvini sia politicamente morto, o non conosce l’Italia o non conosce Salvini. In vent’anni Silvio Berlusconi è stato dato per morto quattro o cinque volte, e ogni volta è tornato, più forte di prima. Il “capitano” in questo momento è una Bestia ferita, all’angolo. Dietro la bulimia comunicativa di questi giorni, si è circondato dei suoi più stretti collaboratori politici e della comunicazione per pianificare una nuova strategia in grado di trasformare un suicidio politico nell’ennesimo trampolino per la sua propaganda.

Difficile dire quando, come, in quale veste, se rafforzato o indebolito nei sondaggi. Ma tornerà. Con toni, se possibile, ancora più violenti, ancora più aggressivi. Più agguerrito che mai. Non sarebbe la prima volta in Italia che si celebra un funerale con la bara vuota.

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