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“Richard Gere a bordo di Open Arms in cerca di visibilità”. Che pena le critiche dei detrattori sovranisti

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 10 Ago. 2019 alle 13:45 Aggiornato il 27 Set. 2019 alle 16:22
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Credit: AFP

Richard Gere sulla Open Arms, che pena i suoi detrattori sovranisti

L’ultimo stadio dell’essere patetici da parte dei sovranisti gonfi di livore che insozzano il dibattito di casa nostra sono quelli che odiano Richard Gere colpevole, a loro dire, di essere salito sulla nave Open Arms che continua a bollire sotto il sole con 160 persone a bordo.

Ogni volta che una nave di una Ong qualsiasi viene incagliata in alto mare da quest’Europa gli odiatori seriali la trasformano in breve tempo nella discarica abusiva dei nostri errori e dei nostri orrore. Ma la goffaggine su Gere riesce, se possibile, a superare i nefasti precedenti.

Dicono i detrattori dell’attore americano che se avesse voluto aiutare i migranti avrebbe dovuto farlo anche prima, quando il tema dell’immigrazione non occupava tutte le pagine dei giornali. Hanno ragione: sarà per questo che Gere aveva già sollevato il problema nel 2016. Ma questi hanno una memoria selettiva e corta come quella dei pesciolini rossi.

Dicono i sovranisti che però Gere avrebbe dovuto occuparsi di aiutarli, con tutti quei soldi che ha: eh sì hanno ragione, infatti l’attore da anni si occupa di raccogliere fondi per scopi umanitari ma a loro torna comodo non saperlo, ovviamente, appoggiandosi sulla loro beata ignoranza.

L’impegno di Gere per il Tibet, per i senzatetto americani (tanto per fare cadere anche la solfa del “pensi ai suoi concittadini”), per la lotta all’AIDS nelle zone più povere del mondo e più in generale per tutti quelli che si trovano in stato di necessità è stata una costante della sua vita.

Così accade che torni utile raccontare di Gere su qualche yacht o in qualche hotel di super lusso per accusarlo di avere avuto successo (perché questi odiano tutti, coloro che ce l’hanno fatta e coloro che non ce la fanno, indistintamente, perché vivono per odiare) come se fosse un’onta avere avuto la carriera che è riuscito a ottenere.

Seguendo le orme della Bestia del capitano Salvini vorrebbero convincerci che tutti coloro che si occupano di solidarietà abbiano dei fini reconditi e degli interessi trasversali instillando il dubbio che essere buoni sia un gesto sospetto. Attenzione: sono gli stessi che non hanno sospetti sui 49 milioni di euro spariti o sui rapporti di Savoini con la Russia.

Ma lo zenith del cretinismo lo raggiungono quelli che vorrebbero convincerci che Richard Gere sia salito a bordo della nave di Open Arms in cerca di visibilità. Richard Gere. Visibilità. 50 film di successo, un David di Donatello, un Emmy Awards, un Golden Globe: tra i disperati per avere visibilità. Che pena.

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