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Psicopandemia: l’antidoto al virus è la consapevolezza interiore

Di Giuseppe Femia e Vittoria Zaccari
Pubblicato il 27 Nov. 2020 alle 11:25 Aggiornato il 27 Nov. 2020 alle 12:36
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Immagine di copertina
Credit: Sonia Moskowitz Gordon/ZUMA Wire

Basta solo osservare i volti dietro le mascherine, gli occhi visibilmente spaventati e spenti per scorgere il malessere psicologico che tutti stiamo vivendo. La nostra mente è scossa. Il nostro corpo accusa il colpo: “The Body Keeps the Score” (Bessel Van Der Kolk). Siamo stanchi, disorientati, demoralizzati, insonni, agitati. Siamo circondati da dolore e costretti a praticare distanziamento sociale ed emotivo – impotenti – sopravvissuti.

Già a Marzo 2020 “The Lancet” pubblicava uno studio sull’impatto psicologico della quarantena illustrando le reazioni psicologiche indotte dall’isolamento sociale: dall’aumento del livello di distress percepito, all’insorgenza di sentimenti di paura, disorientamento, rabbia, svuotamento emotivo e rassegnazione. In generale diversi studi evidenziano il rischio che la popolazione sviluppi dei veri e propri quadri psicopatologici, caratterizzati prevalentemente da sintomatologia ansiosa, depressiva e disturbi del sonno.

Alcune ricerche hanno evidenziato anche la presenza di categorie ad alto rischio di sviluppare difficoltà psicologiche di rilievo: gli operatori sanitari e i pazienti psichiatrici. In generale, tutti i soggetti con pregresse fragilità sembrano essere particolarmente esposti. Altri risultati di ricerca hanno mostrato che i rischi per la salute mentale sono maggiori in persone che hanno vissuto la quarantena rispetto a quelle che non l’hanno vissuta, e che tuttavia la prevalenza di depressione e ansia è maggiore in soggetti che si sono trovati in aree non a rischio rispetto a quelli che si trovavano in zone a rischio, dimostrando che la paura di un potenziale contagio è stato un fattore di stress per l’individuo maggiore rispetto al contagio vero e proprio.

Dunque, ad oggi, numerose sono le evidenze empiriche che hanno messo in evidenza l’impatto della pandemia sul benessere psicologico. A differenza di altri eventi catastrofici, l’imprevedibilità della contagiosità del virus ha portato le persone a sviluppare maggior diffidenza e distanza dagli altri, oltre che ansia, depressione e altre difficoltà. Infatti, oggi nell’immaginario collettivo, tutti verbalizzano la portata degli effetti psicologici della pandemia sul nostro benessere generale e psichico. Un impatto quello del Covid -19 significativo che ha sconvolto e ancora sconvolge, trasforma le nostre vite, le nostre abitudini, i nostri desideri, le nostre libertà.

Tutti noi stiamo vivendo un adattamento innaturale che mette a dura prova le nostre risorse psicologiche, sociali e familiari; quei fattori di protezioni che normalmente ci sostengono e aiutano nel fronteggiare situazione avverse. La pandemia ha sottoposto tutti noi alla privazione di molti aspetti della propria vita. Da marzo ad oggi non abbiamo avuto la possibilità di continuare molte delle nostre attività ed impegni quotidiani, abbiamo dovuto rinunciare alla frequentazione della nostra sociale e affettiva, non potendo vedere neanche i propri cari e le persone più strette.

Dopo la prima esperienza di lockdown, abbiamo intravisto un barlume di speranza. Una sorta di ritorno alla normalità. Un’uscita all’esterno. Forse un’illusione di libertà e sollievo, un’estate interrotta ma piena di buoni propositi. Ma ecco che ritorna quella temuta costrizione che aleggiava latente nell’aria. E così, allo stato attuale, si è rigenerata una situazione “restrittiva”, in cui la libertà personale è stata ridotta drasticamente e molti sacrifici ci sono ancora richiesti.

Piombiamo in uno stato doloroso che presenta il conto del primo lockdown, stadio di intenso stress vissuto, che adesso rimbomba con ansia e rabbia, con la differenza che ci scopre più stanchi e rassegnati: seppure parzialmente liberi la percezione di costrizione appare aumentata. Ci troviamo di fronte ad un boomerang emotivo, un trauma che adesso non lascia nessun dubbio circa la sua natura: carico di stress emotivo!

La salute psicologica è stata messa a dura prova. Il virus continua ad incombere sulle nostre vite in modo pervasivo. Nella parola – (psico) PANDEMIA– si nascondono – diversi aspetti a carattere psicologico che segnalano sofferenza, stress e allarme:

Paura: tutti stiamo sperimentando un eccesso di paura, un’ansia che genera sensazioni e pensieri negativi che conducono a cognizioni catastrofiche o interpretazione errate verso normali sintomi fisici, favoriti dal disagio pandemico. Ansia generalizzata, preoccupazioni circa il futuro, confusione, minaccia per la propria integrità fisica e psicologica, sentimenti di depersonalizzazione e derealizzazione, distacco, esacerbazione dei timori ossessivi e ipocondriaci. Una linea di febbre, un semplice raffreddore, nausea, innescano una serie di pensieri automatici volti a far luce su un’unica minaccia: il Covid-19.

A – angoscia: un sostrato di ansia e tristezza che sconvolge le nostre vite, i nostri programmi, i nostri valori, i nostri scopi esistenziali, i nostri affetti determinando angoscia da separazione e timori di perdita. Chi di noi non ha per un solo istante pensato alla perdita di un proprio caro?

N – egazione: strategie che mettiamo in  atto allo scopo di prendere distanza da un evento che sovrasta le nostre capacità di fronteggiamento ed elaborazione psicologica mettendo a dura prova le nostre risorse. Negare per non sentire e non vedere. Negazione come barlume di speranza.

D – epressione: stato mentale di tristezza diffusa che segnala sofferenza e perdite generalizzate, come lutti, mancanza di piacere, mancanza di condivisione, piacere edonico, piacere relazionale, contatto relazionale, contatto fisico, stanchezza e plurime rinunce. Tutto ciò segna certamente questo momento storico.

E – evitamento: parola chiave. Si evita il contatto del sociale, diventato una sorta di tema fobico; quello che solitamente riguardava la fenomenologia di taluni disturbi di ansia a carattere fobico oggi si presenta nella normale quotidianità. Si evita di uscire, di esporsi, di toccarsi. Una sorta di leit motiv rimbomba nelle nostre menti: stai attento, proteggiti, evita di entrare in contatto!

M – malessere: stato diffuso e generalizzato. Siamo certamente costretti a sacrificare i nostro bisogni sociali e non solo; la qualità della vita appare compressa e compromessa.
I – ingiustizia: un sentimento condiviso che genera rabbia e che stiamo sperimentando più o meno tutti: perché sta accadendo tutto ciò? Perché non possiamo condurre una vita normale? Quando finirà tutto ciò? Razione di protesta collettiva e interiore che genera sentimenti di frustrazione, risentimento, astio, dilemmi.
A – allarme: tensione psicologica senza fine che si auto alimenta da mesi e richiede vigilanza, controllo sino a innescare emozioni negative e vissuti di stress significativi.

Non ci resta altro che sviluppare una sorta di “antidoto psicologico resiliente” che contrasti il flusso psicologico della PANDEMIA, attraverso un atteggiamento che vada a stimolare le nostre risorse interiori e i nostri valori di riferimento.

Potremmo pensare ad una rivisitazione del concetto di EUDAIMONIA in termini psicologici:
E – Evoluzione; U – miltà; D – edizione; A – morevolezza; I – ndipendenza
M – meraviglia; O – ttimismo; N – aturalezza; I -nsegnamento; A- utoriflessione

Questo termine greco (una sorta di concetto-risorsa) – εὐδαιμονία – εὐδαιμονισμός – ribadisce l’importanza di perseguire un benessere che nulla ha a che fare con l’edonismo, ovvero quella tendenza a concepire il fine dell’esistenza in termini di godimento e piacere effimero, ma che pone l’attenzione sull’importanza di perseguire un bene massimo nella felicità, intesa come fine naturale dell’esistenza allo scopo ultimo di giungere ad un senso di pienezza che non sia dipendente da fattori esterni ma garantito da un processo di consapevolezza interiore. Infatti, questo concetto sembra essere connesso ad una disciplina molto praticata in oriente e ormai diffusa in ambito clinico: la Mindfulness o pratica della consapevolezza o ancora ascolto e osservazione non giudicante. Essa viene adoperata in ambito psicologico allo scopo di intervenire su quei circoli viziosi di pensiero, sulla riduzione dello stress, dell’ansia e della ruminazione mentale, (fattori questi trasversali a diversi profili psicopatologici) incrementando il benessere psicologico fino a regolare le emozioni e le cognizioni negative.

Una sorta di facilitatore degli stati mentali eudaimonici. Forse proprio questo momento di difficoltà potrebbe favorire un processo di consapevolezza in cui apprezzare il qui ed ora, rivalutare i propri valori portanti e la gioia delle cose semplici, ma fondamentali, spesso nascoste dal via vai frenetico della vita orientata al piacere e alla produttività a cui siamo ormai abituati, senza divagare con la mente (Mind-wandering) sul passato e il futuro.

Sarebbe utile provare a:
1. non farsi dominare dalla catena di pensieri negativi e pessimistici: osservare!
2. non mettere in moto evitamenti sul piano comportamentale maggiori rispetto alle prescrizioni in atto richieste;
3. mantenere attivi i rapporti affettivi e le risorse interpersonali.

Leggi anche: 1. La vita dopo il lockdown: come ricomporre la nostra routine (e migliorarla); // 2. Psicopandemia, Fase 2: il mondo fuori non è più quello di prima (e neanche noi lo siamo); // 3. Coronavirus, giovani e adolescenti in quarantena: i consigli dello psicoterapeuta; // 4. Psicopandemia: la paura del Coronavirus e gli effetti psicologici su tutti noi

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