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Non trasformate un’emergenza sanitaria in un’emergenza di ordine pubblico

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 21 Mar. 2020 alle 12:52 Aggiornato il 21 Mar. 2020 alle 12:59
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Il capolavoro politico è compiuto, è un quadro che avremmo contestato con forza se l’avesse messo in atto Matteo Salvini, Giorgia Meloni o qualcuno di quelle parti tirando fuori la solita storia del dito e della luna, e invece questa volta è il governo Conte a produrre questo insperato regalo. E le conseguenze, vedrete, anche dal punto di vista politico non saranno piccole: trasformare un’emergenza sanitaria in un’emergenza di ordine pubblico è il miglior regalo a chi lavora sulla banalizzazione del problema, a chi è bravo ogni volta a cercare un nemico facile e debole da additare e a chi cerca un bersaglio facile per non parlare dei problemi complessi.

L’imperativo di “restare a casa” (giustissimo, condivisibilissimo, obbligatorio) continua a essere accompagnato da alambicchi sulle restrizioni e sulle punizioni per chi corre in solitaria sotto casa, nascondendo sotto il tappeto la discussione molto più ampia di un Paese che ha troppe persone in giro (punto su cui sono d’accordo praticamente quasi tutti i componenti della comunità scientifica) non solo e non tanto per gli irresponsabili che hanno preso la quarantena come una vacanza da poter consumare in solitudine quanto piuttosto per i lavoratori (tanti, troppi, tanti impegnati in lavori inutili per nessuno altro motivo che non sia il profitto) e facilitare l’attività di cecchinaggio contro il nugolo di vecchietti e contro il corridore sotto casa.

Giuseppe Conte e il governo hanno il dovere di raccontare l’impatto dei comportamenti individuali sul quadro emergenziale sanitario generale, ma hanno anche il dovere di avere il coraggio di dire che sono in moltissimi quelli esposti a situazioni di rischio per le forzature e per le disuguaglianze che non permettono a molta gente di praticare il diritto di proteggersi.

Se lo “stare a casa” si trasforma in un imperativo senza spiegazioni chiare, senza obiettivi chiari, senza orizzonti stabiliti e senza spiegazioni (scientifiche e politiche) sulla necessità di questi nuovi comportamenti il campo rimane libero per chi, in questo gioco di semplificazione all’ammasso, urla per avere comportamenti più restrittivi, invocare le forze dell’ordine e invocare lo Stato di Polizia.

E indovinate un po’ chi vince e chi fa incetta di voti quando la banalizzazione chiude lo sguardo tagliando fuori tutti i problemi complessi? Sì, loro, quelli che lavorano sugli intestini che vengono solleticati dalla paura ogni giorno e che sono invitati a chiudersi per non ragionare. Raccontate l’emergenza sanitaria, raccontatela in tutta la sua complessità, e se non sapete qualcosa confessatelo. Sarebbe meglio per tutti.

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