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Ecco la “foto di Narni”: questo scatto segna una svolta nella politica italiana

Conte, Di Maio, Zingaretti e Speranza per la prima volta insieme sullo stesso palco. Un'immagine che parla del futuro. Qualunque esso sia. Il commento di Luca Telese

Di Luca Telese
Pubblicato il 25 Ott. 2019 alle 15:11 Aggiornato il 25 Ott. 2019 alle 15:14
Immagine di copertina
Da sinistra: il segretario di Articolo Uno Roberto Speranza, il segretario del Pd Nicola Zingaretti, il candidato civico alle elezioni umbre Vincenzo Bianconi, il capo politico M5S Luigi Di Maio e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Credit: ANSA/FEDERICA LIBEROTTI

Ecco la foto di Narni. “Le cronache di Narnia” sono state una saga importante nella letteratura e nella cinematografia fantastica, le “Cronache di Narni” diventeranno uno spartiacque importante nella politica nell’era della Terza Repubblica, perché costituiscono un piccolo evento: la prima foto della maggioranza dove sono ritratti i leader che ne fanno parte, la prima da quando è nato il governo.

Chi l’avrebbe detto che sarebbe stata proprio questa ridente cittadina umbra – proprio al confine con il Lazio – a diventare il teatro dell’evento? Manca Renzi, è vero: non c’è, assente all’appello. Ma non ci è voluto stare lui (e anche questo è un segno).

Questa foto – posa da prima comunione, vestiti blu, cravatte colorate in tinta, candidato controcorrente in look “descamisado” – ci racconta la politica per sottrazione. Ci porta a chiederci, cioè, come mai fino ad oggi non avevamo visto questa immagine: le occasioni non erano mancate, ovviamente, ma la nuova “maggioranza larga” (la chiamano così) definisce oggi la sua identità in virtù della sua ampiezza (fateci caso) perché non può raccontarsi geometricamente. Non può cioè collocarsi sul consueto asse cartesiano destra-sinistra, perché ha due formazioni allergiche ai vincoli della geometria euclidea.

La seconda considerazione è che raffigurarsi significa anche raccontarsi: così questo scatto, sul piano simbolico, comporta comunque una conseguenza sul piano politico. Nel tempo dell’immagine l’iconografia ti definisce meglio di ogni altra cosa. Se sei alleato ma preferisci una comunicazione clandestina trasmetti una idea di provvisorietà, se invece ti fai ritrarre (e addirittura sorridi) l’alleanza diventa impegnativa per tutti.

Perché questo è il punto: fino a ieri Nicola Zingaretti spiegava a Lilli Gruber: “In fondo esistono foto mie e di Di Maio prima che nascesse il governo”, ma non era certo la stessa cosa. E il ministro degli Esteri – addirittura – da Giovanni Floris parlava di “noi e i nostri tre alleati” dimenticandosene uno (quale?) e rifiutandosi di spiegare a chi si riferisse, se a Leu o a Italia Viva.

L’ultima notizia, declinandolo secondo il celebre adagio morettiano – “mi si nota di più se vado o se non vado?” – è che Renzi non è voluto andare: perché? Per trasmettere quale messaggio? Per non farsi contaminare?

Sta di fatto che il colpo d’occhio non trasmette una idea privativa. Anzi: questi quattro moschettieri sembrano già tanti, sembrano più giovani rispetto alle ultime foto di gruppo. L’Ulivo, il centrosinistra con e senza trattino, erano pose di sessantenni. La famosa “foto di Vasto” della vecchia alleanza con Di Pietro era una partita per cinquantenni. Questi quattro leader stupiscono perché sono due ragazzi e due senjor, uno dei quali è un premier che riesce a dare persino più di quindici palleggi.

Zingaretti e Speranza ridono, Di Maio si trattiene, Conte ha un’espressione sorniona, per la serie so-tutto-io. In un tempo in cui dalle immagini discendono i fatti, anche se in Umbria dovessero perdere, questa foto è un battesimo, che non parla del passato ma del futuro. Qualunque esso sia.