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Home » Opinioni

Marcel Jacobs sta allo Ius Soli come Francesco Totti alla Lazio

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Marcel Jacobs c’entra con lo Ius Soli sportivo quanto i cavoli con la merenda. Per essere precisi, coinvolgerlo in tale discorso sarebbe come affermare che Francesco Totti sia il simbolo vivente della lazialità. Il campione olimpico dei 100 metri, pur essendo nato negli USA, ha acquisito la cittadinanza italiana alla nascita tramite sua madre Viviana Masini. Insomma, come la quasi totalità dei cittadini italiani disseminati non solo nello stivale ma anche in tutto il mondo, Marcel è cittadino italiano per Ius Sanguinis. Chi lo collega allo Ius Soli fa sfoggio d’incompetenza da Guiness dei primati.

Chi, invece, è beneficiario dello Ius Soli, nella forma temperata prevista dalla vigente legge sulla attribuzione della cittadinanza, è Eseosa Desalu, il terzo frazionista del quartetto aureo olimpico. Il buon Fausto, come ha scelto di farsi chiamare nella nostra lingua, è nato in Italia da genitori stranieri nel 1994. Il 19 febbraio 2012, giorno del suo 18° compleanno, ha maturato il diritto alla cittadinanza italiana diventando così nostro connazionale. Proprio il caso di Fausto Desalu ci permette d’affrontare la questione, tanto sbandierata in questi giorni, dello Ius Soli sportivo. Essendo stato il sottoscritto ad introdurre questa fattispecie nell’ordinamento amministrativo di una federazione sportiva, credo di avere un minimo di competenza in materia.

Correva il febbraio 2003 ed in seno alla Federazione Cricket Italiana, da me presieduta all’epoca, si riscontrò l’alto numero di casi, tra i tesserati giovanili, di ragazzi nati qui ma privi di cittadinanza italiana. Questi giovani, desiderosi di scendere in campo, erano penalizzati dalle quote sui giocatori stranieri che venivano riempite da giocatori adulti più bravi di loro. Al contempo, venivano schierati in formazione giocatori italiani scadenti con questi potenziali campioncini costretti a fare da spettatori. Per raddrizzare questa mala distorsione, il consiglio federale della Federcricket decise d’introdurre una norma che riconosceva come cittadini italiani a pieno titolo coloro che lo erano già in potenza. In pratica, si trattava di un’anticipazione di un futuro diritto non ancora maturato. Questo, è solo questo, è lo Ius Soli sportivo!

Veniamo al dibattito attuale. La mia posizione sulla riforma della cittadinanza è espressa con chiarezza nell’articolo pubblicato da TPI il 23 marzo scorso. Proseguo dando per scontato che chi legga ora, abbia già visionato il mio precedente intervento. Qualche giorno fa ho scritto a Giovanni Malagò prospettandogli l’ipotesi che nel processo evolutivo dell’attribuzione della cittadinanza venga affiancata alla frequentazione scolastica anche quella sportiva. Certamente, andranno stabiliti dei parametri, cosa che lascio ai giuristi sportivi, ma è altrettanto palese che questa nuova fattispecie non ha nulla a che fare con lo Ius Soli. Al contrario, essa dovrà rivolgersi esclusivamente a soggetti non nati in Italia, posto che coloro che hanno visto la luce del sole nel nostro Paese sono già tutelati dalla norma sullo Ius Soli temperato.

Si ha l’impressione, nel rovente dibattito in corso, che la volontà di trovare una soluzione al problema sia, in realtà, scarsa. Prevale, purtroppo, il desiderio di tutti di ribadire il proprio immutabile pensiero. Ribadire la determinazione ad uno Ius Soli che non ci sarà mai sembra essere la prerogativa di un PD alla disperata ricerca del recupero dei consensi persi alla sua sinistra. Parimenti, risulta troppo facile per Meloni e Salvini usare questa identificazione di ogni discorso sulla cittadinanza con lo Ius Soli per bloccare processi evolutivi naturali quali l’attribuzione della cittadinanza tramite frequentazione scolastica. Lo Ius Soli costituisce attualmente l’ostacolo principale alla riforma della cittadinanza in Italia. Chi non lo ha ancora capito o è incompetente o è in malafede. Quale delle due cose sia peggio, lo lascio decidere a voi.

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