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Le prossime elezioni le vincerà chi riporterà a votare gli astenuti (di S. Mentana)

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Non sono elettori persi per sempre ma una parte di loro può tornare alle urne. Basta saper toccare i giusti tasti

Clamoroso ma vero: forse finalmente qualcuno se n’è accorto. Dopo anni di sondaggi che oscillavano di pochi decimali e di partiti più intenti a difendere il proprio elettorato che a conquistarne uno nuovo, stanno emergendo alcuni segnali che mostrano come sondaggi e dati elettorali possono avere variazioni molto più nette se si riesce a toccare quella parte del Paese che troppo spesso viene ignorata o nascosta sotto il tappeto: gli astensionisti.

Il primo segnale in tal senso è arrivato dal referendum sulla giustizia. A trainare la vittoria del No è stata prima di tutto un’affluenza superiore alle aspettative, alimentata anche da molti elettori abitualmente descritti come tiepidi verso la partecipazione politica. Su tutti, i più giovani, per anni raccontati come disinteressati o apatici, hanno invece partecipato in misura significativa e scelto in modo netto il No, contribuendo in maniera decisiva al risultato.

Il secondo segnale, almeno per ora, arriva dai sondaggi, e riguarda la forza politica del momento, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Un recente studio dell’istituto Ipsos di Nando Pagnoncelli ha cercato di capire da dove arriva quel 6 per cento oggi attribuito alla formazione del generale. Il dato più prevedibile è che la maggior parte del suo elettorato si collochi a destra e abbia votato Fratelli d’Italia e Lega. Quello più interessante è però un altro: circa un terzo di chi oggi sceglierebbe Futuro Nazionale alle ultime elezioni europee non era andato a votare.

Questi due fenomeni sono molto diversi tra loro e sarebbe un errore metterli sullo stesso piano. Il dato del referendum è reale, ma riguarda una consultazione su un singolo quesito, senza partiti e candidati in campo. Quello su Vannacci è ancora un sondaggio e dovrà essere confermato dalle urne, ma riguarda il consenso di un partito e rappresenta, dunque, una dinamica differente.

Tuttavia, mostrano un elemento comune. L’astensione non è un blocco sociale compatto con gli stessi interessi e motivazioni. È un insieme di persone che hanno scelto di non votare per ragioni molto diverse, dalla disillusione alla sfiducia, dal disinteresse alla protesta. Pensare che basti un solo tema per riportarli in blocco alle urne sarebbe un’illusione.

Ma questi segnali mostrano anche altro: gli astenuti non sono elettori persi per sempre, e una parte di loro può tornare alle urne toccando i giusti tasti. Secondo i sondaggi, è ciò che Vannacci sta facendo con parte dell’elettorato, che starà a lui saper gestire di fronte al bivio tra allearsi col centrodestra o correre in solitaria. In entrambi i casi, chi da sinistra spera di trarre vantaggio dalla frammentazione della destra deve aver presente che Futuro Nazionale da un lato può creare instabilità, ma dall’altro amplia il bacino elettorale e i consensi dell’area di centrodestra. Ed è per questo che il centrosinistra, oltre ad allargare il suo perimetro senza troppi distinguo, deve saper pescare fuori dai partiti, nell’astensione, a partire da quel tesoretto che si è in parte visto al referendum, ma non è detto che per questo si muova di nuovo, automaticamente. E alla fine la partita potrebbe decidersi non cercando di togliere voti agli altri partiti, né cercando di perderne il meno possibile, ma andando a convincere quelle persone che a votare non ci vanno da tempo.

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