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Non sono tutti no vax. Il Green pass ne tenga conto (di S. Mentana)

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Cercare di immunizzare tutti il prima possibile è fondamentale, se vogliamo lasciarci alle spalle la pandemia. La premessa è d’obbligo, se non si vuole correre il rischio di passare per no-vax, ma in quest’epoca manichea in cui sembra non esserci spazio per le sfumature, c’è da augurarsi che ci sia ancora modo di poter sollevare qualche perplessità sul Green pass senza essere messi nello stesso calderone di terrapiattisti e affini.

L’altra premessa d’obbligo è che quali privilegi si possano ottenere attraverso il passaporto vaccinale è ancora in fase di discussione, ma sembra chiaro che chi non avrà ricevuto entrambe le dosi di vaccino non potrà svolgere svariate attività, attualmente in fase di definizione: si va da quelle attività che hanno ancora difficoltà a riaprire, come palestre e discoteche, a luoghi che hanno operato per gran parte dell’emergenza, compresi addirittura i supermercati, inseriti nelle proposte più stringenti. In ogni caso, si tratterà di una misura invasiva per le vite delle persone, che ha come obiettivo non troppo celato quello di spingere i più dubbiosi verso il vaccino.

Ma siamo sicuri che tutte le persone che non hanno ricevuto entrambe le dosi sono dei pericolosi no-vax, o quantomeno persone che per scelta o per pigrizia ancora non hanno iniziato l’iter per l’immunizzazione? Al loro fianco, c’è sicuramente anche chi ha atteso il proprio turno e ha avuto solo da poco tempo l’occasione per prenotarsi, chi magari si è fatto andar bene una dose più in là nel tempo ma più raggiungibile da casa propria, chi sta attendendo la seconda dose di Astra Zeneca, così distante nel tempo dalla prima. Siamo sicuri che sia giusto chiudere settori della società a queste persone, anche se solo provvisoriamente?

Ricordiamoci poi che gli ultimi che, in ordine di tempo, si sono potuti vaccinare, sono stati proprio i più giovani, gli stessi che hanno trascorso in Dad gran parte degli ultimi due anni scolastici, gli stessi che si sono rivelati in questa pandemia una delle fasce di popolazione con meno voce.

Quindi sarà sacrosanto riaprire l’Italia in tutta sicurezza e privilegiando chi è immunizzato, soprattutto per quanto riguarda le situazioni che richiedono maggiore attenzione, come gli stadi e i grandi eventi. Ma attenzione a limitare quello che è già stato possibile fare anche nel pieno dell’emergenza, perché se è stato comprensibile assistere a sospensioni della libertà senza precedenti in nome della lotta alla pandemia, vedere che tali limitazioni potrebbero diventare un elemento ordinario rischia di essere un grosso problema, che merita una riflessione più ampia. Soprattutto se parliamo di libertà di cui si è goduto anche in piena pandemia e che potrebbero essere limitate proprio adesso che un bel pezzo di Italia è immunizzato.

A maggior ragione, ricordiamoci che chi non ha ricevuto ancora entrambe le dosi non è per forza un no vax: magari ha atteso il proprio turno e appena ha potuto si è prenotato con celere entusiasmo. Speriamo che chi dovrà decidere si ricordi anche di questo.

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