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La guerra Santa del partito unico pro-evasori: le dieci balle-fiscali su ciò che (non) dovete pagare con questa manovra

Le 10 bufale del partito pro-evasione fiscale sulla manovra PD-M5S

Di Luca Telese
Pubblicato il 17 Ott. 2019 alle 12:48 Aggiornato il 17 Ott. 2019 alle 12:49
Immagine di copertina

È arrivata la campagna delle balle fiscali. C’e uno straordinario congegno di propaganda che si è attivato in difesa del partito unico dell’evasione. Un movimento di opinione che in queste ore spande a piene mani una valanga di fake news per spiegare che siamo finiti in una sorta di “stato etico” dove i cittadini sono subissati di nuove terribili imposte e mostruose invenzioni coercitive.

Una campagna piena di fisco-bufale pro evasori che vale la pena di ricapitolare in un primo agile manuale per non bersi la propaganda a favore di chi non paga le tasse.

Prima bufala: “Aumentano le tasse sulle partite iva, vergogna!”. Come ben sanno quello che ne scrivono, invece, non sono aumentate di un solo centesimo le tasse sulle partite iva, anzi. Rimane il sistema di prelievo ridotto (rispetto ai lavoratori dipendenti) per chi – a partire dallo scorso anno – ha goduto del regime avvantaggiato al 15 per cento. Queste partite iva, dovranno solo documentare la loro contabilità (cosa che peraltro già facevano per legge, fino allo scorso anno, e – in molte – hanno continuato a fare malgrado il forfettario).

Seconda bufala: “Le partite Iva saranno costrette ad aprire un secondo conto corrente, solo per le spese professionali, vergogna!”. Ci ero caduto persino io, ma non è vero: lo ha spiegato in una intervista a Il Sole il ministro Gualtieri.

Terza bufala: “Stanno reintroducendo la patrimoniale sulla prima casa, vergogna!”. Non è vero. Non c’è nessuna tassa aggiuntiva sulla prima casa che – come è noto – resta esentata dall’Imu.

Quarta bufala: “Stanno reintroducendo la patrimoniale sulla seconda casa, vergogna!”. Non è vero. Non c’è nessuna tassa aggiuntiva sulla seconda casa. L’unica imposta che cresce è la tassa sulle compravendite, che passa da 50 a 150 euro.

Quinta bufala: “Stanno cancellando la detrazione sulle ristrutturazioni edilizie, vergogna!”. Non è vero: la doppia soglia di detrazione per le ristrutturazioni per gli immobili viene mantenuta, al 50 per cento (ristrutturazioni edilizie ordinarie) e al 65 per cento (efficientamento energetico). Un successivo provvedimento ridurrà queste soglie in modo progressivo, senza cancellarle SOLO per chi guadagna più di 300mila euro (lo 0.1 per cento dei contribuenti italiani!). Viene introdotto un nuovo importantissimo beneficio: detrazione al 90 per cento della ristrutturazione per le facciate degli edifici (che prima non esisteva).

Sesta bufala: “Stanno cancellando la Flat Tax per le partite Iva da 65mila a 100 mila euro. Vergogna!”. Non è vero: bisognerebbe dire – semmai – che questa agevolazione non esiste perché non è mai entrata in funzione. Il governo gialloverde, infatti, la varò senza renderla operativa nel 2019, e prevedendo che sarebbe diventata operativa solo dal gennaio del 2020. Quindi, in linea teorica, avrebbe dovuto partite tra due mesi, ed era incerta, come tutte le misure non retroattive.

Settima bufala: “Questa legge sul contante impedisce ad un padre di regalare mille euro al figlio. Vergogna!”. Delle tante panzane questa è una delle più creative. Non esiste nessuna legge e nessuna misura – come è evidente – che limiti le dazioni di denaro fra padri e figli, come verso chiunque altro. Lo Stato non impedisce a nessuno di regalare soldi e denaro contante. All’esercito di padri desiderosi di donazioni (“averceli!”, direbbe Totò) che Libero immagina già privato della libertà di regalo, una sola raccomandazione: se non hanno già una soglia di contante necessario, possono fare più prelievi.

Ottava balla (variante): “Un padre non può più aiutare un figlio a comprare una casa, vergogna!”. Assolutamente falso: non può farlo in contanti, ma può bonificare quello che vuole. Domanda: ma quanti padri avere visto che per aiutare il figlio girano con 30 o 50mila euro in banconote in una valigetta e se li portano dietro in banconote? Giusto o sbagliato era comunque illegale, visto che già da anni per tutti i pagamenti per una casa – come sa bene il popolo vastissimo di chi ne possiede una – ogni versamento deve avvenire per assegno e deve essere tracciabile. Quindi non è cambiato assolutamente nulla.

Nona balla: “Hanno messo un limite a mille euro per l’uso del denaro contante, vergogna!”. Non è vero, e qui va aggiunto purtroppo: il limite da 3mila passa a 2mila. E scenderà a mille euro – se non cambia il governo – solo tra due anni. Questo per l’opposizione strenua di Renzi, e del suo partitino. L’ex premier è recidivo perché fu lui ad alzare a 3mila la soglia dei contento portata a mille euro dal governo Monti.

Decima balla: “Hanno alzato al 12.5 per cento la cedolare secca sugli affitti a canone concordato, vergogna!”. Questa è una delle balle più raffinate. In realtà per questo enorme sconto rispetto alla normale cedolare era già previsto – dal 2020 – un innalzamento al 15 per cento. Quindi, semmai, è una riduzione del 2,5 per cento. Le balle fiscali sono tante, fantasiose, e su TPI continueremo a documentarle.

Bisogna però capirne il senso. Servono a diffondere l’immagine di uno stato poliziesco, vendicativo e feroce, di una manovra disseminata di tante e nuove imposte. Tasse che sarebbe utile denunciare, se non per un piccolo dettaglio: come abbiamo visto non esistono. Così come la fantomatica norma da stato etico sui pos dei bancomat (undicesima balla, come i bis a grande richiesta).

L’obbligo di avere il bancomat esisteva già. Questo governo ha solo messo – giustamente – una sanzione per chi non lo usa. Si tratta di 30 euro. Meno di quanto paga chi parcheggia nelle strisce blu senza pagare nei centri metropolitani. Forse, a ben vedere, troppo poco.

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