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Cara Elodie, Marco Masini il peso delle parole lo conosce meglio di te

Masini ha provato a stemperare i toni rompendo il ghiaccio con una collega che non conosceva. Lui il peso delle parole l'ha provato sulla sua pelle, per cui sarebbe il caso di provare, per una volta, a fare un po' meno caciara e collegare il cervello alla bocca o alla penna. Il commento di Michele Monina

Di Michele Monina
Pubblicato il 20 Feb. 2020 alle 12:35 Aggiornato il 20 Feb. 2020 alle 16:21
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Immagine di copertina

Giorni fa, sui social, ho chiesto se, distratti dalla querelle Morgan vs Bugo e dagli abiti gucciani di Achille Lauro qualcuno si fosse preso il giusto tempo per sottolineare come a Sanremo Tiziano Ferro avesse fatto cagare. Usando, per altro, suppergiù queste stesse parole.

Il tempo di postarlo che qualcuno è arrivato a rimproverarmi, perché, cito a memoria, “le parole hanno un peso” e quindi avrei dovuto usarne di diverse.

Ora, a prescindere che non ho detto che Tiziano Ferro fa cagare, ovviamente, ma che ha fatto cagare a Sanremo, intendendo la sua performance all’interno del Festival, direi che siamo di fronte a un serio problema. Anzi, a due. Volendo, se teniamo conto che a sottolineare che le parole hanno un peso è stato uno scrittore, quindi uno che, come me, di parole ci vive, siamo di fronte a una sorta di oceano Pacifico di problemi.

Il primo problema è che il famoso discorso contro il bullismo di Tiziano Ferro, sempre lui, quello in cui si dice appunto che “le parole hanno un peso”, ha fatto più danni della pellagra. Perché, permettetemi, io di parole ci vivo, non avevo certo bisogno che me lo spiegasse Tiziano Ferro che le parole hanno un peso. Quello che però Tiziano Ferro non ha detto, o ha dato ahilui e ahinoi per scontato, è che le parole hanno sempre un peso, e non necessariamente questo peso è una zavorra, a volte può essere un peso leggerissimo, volatile.

Il secondo problema, non da meno, è che oggi sembra quasi impossibile sconfinare nel politicamente scorretto senza essere crocifisso al muro. Ovvio che avrei potuto dire che “la performance di Tiziano Ferro è stata qualitativamente inferiore alle aspettative, e quindi un ipotetico passo falso nella sua brillante carriera”, ma proprio perché le parole hanno un peso, e hanno anche un senso, credo che usare il verbo “cagare” rendesse assai più l’idea, specie perché usata nell’ambito dei social, dove un certo linguaggio è la lingua parlata (lo avrei potuto anche esprimere in latino, immagino, ma non avrei avuto una identica resa).

Le parole hanno un peso, quindi, e grazie al cazzo.

Sanremo: Bugo abbandona, stop a esibizione Morgan | VIDEO

Passiamo quindi a parlare di un caso che caso non dovrebbe essere e che però, proprio perché viviamo in questa epoca di merda qui, sta diventando quasi uno scandalo. Lo sapete tutti, pochi giorni fa è uscita, proprio qui, la notizia che nel backstage dell’Ariston, poco prima della sua esibizione, Elodie ha sbroccato con Marco Masini, reo di aver fatto una battuta sul suo peso, che in realtà non era una battuta sul suo peso, ma amen.

Ero a conoscenza del fatto, perché mi era stato raccontato non dal diretto interessato, ma dalla direttrice di queste pagine. Ne ho quindi parlato con Masini stesso, per capire se rispondesse in effetti al vero. Conosco Marco da tanti anni, è un amico, quindi so anche quanto le parole pesino per lui. Lo dovrebbero sapere e ricordare tutti, anche chi oggi si sta scagliando violentemente contro di lui, ma magari essere un ultracinquantenne con la barba poco induce alla solidarietà e all’immedesimazione. Marco, per intendersi, è quello che per anni è stato evitato come la peste perché portava sfiga, quello che non si doveva neanche nominare, se non toccandosi i coglioni, ma che sarà mai, vuoi mettere aver detto a Elodie che era troppo magra?

Comunque, parlando con Masini mi ha raccontato suppergiù le stesse cose che ha detto Elodie, con tutto un altro punto di vista. Lo aveva già detto ai microfoni di Rtl 102,5, parlando proprio con me, durante il Festival. Marco, vice allenatore della Nazionale Cantanti, uno dei veterani del Festival, ha provato a stringere un rapporto con tutti i concorrenti in gara, specie, ovviamente, con quelli che non conosceva. Lo ha fatto alla sua maniera, da fiorentino, quindi provando a scherzare.

Chi ha notato la faccia che ha fatto Masini quando, pochi secondi prima di cantare, ha visto la maglietta della Juventus indossata sotto la giacca da Amadeus, per la gag fatta con Georgina, la compagna di Cristiano Ronaldo, una faccia che diceva “poi facciamo i conti”, lui noto tifoso della Fiorentina, può ben immaginare come non sia esattamente lo spirito agonistico a aver caratterizzato la sua partecipazione al Festival.

Un veterano è tale anche perché affronta il palco con leggerezza, pur con l’emozione che quel luogo e quell’evento porta con sé. Quindi, mi ha detto Masini, a Elodie ha detto qualcosa come “Quanto tu sei magra, se passi da Firenze ti offro io una chianina”, magari una battuta mal riuscita, ma le cui intenzioni erano piuttosto chiare, creare una connessione e al tempo stesso sdrammatizzare. Stemperare, non certo caricare di tensione l’esibizione di Elodie. Un modo per essere simpatico, non certo uno sfottò.

“Non sarai troppo magra?”. La lite tra Masini e Elodie che nessuno ha raccontato

Elodie non l’ha presa alla stessa maniera, infatti si è incazzata. Ha sbroccato ma, questo ci dicono le cronache, la faccenda sarebbe finita lì.

Solo che poi ieri la stessa Elodie, interpellata a riguardo da Luca Barbarossa e Peroni a Radio 2 Social Club, avrebbe parlato di body shaming, dando al tutto una connotazione un filo più pesante. Come se Masini avesse intenzionalmente fatto apprezzamenti sul suo stato di forma. Ha detto, Elodie, che come non è carino dire a qualcuna che ha preso peso che, appunto, ha preso peso, non è carino far notare a una che è magra il fatto che abbia perso peso.

Poco conta che il tutto non fosse all’interno di un discorso sull’alimentazione, ma una battuta per rompere il ghiaccio tra colleghi che poco o nulla si conoscono. Io, con Marco, ho rotto il ghiaccio, anni fa, parlando di calcio, probabilmente il suo argomento preferito, oltre che il mio. Forse avrebbe fatto meglio a parlare di calcio anche con lei, mannaggia alla voglia di fraternizzare con tutti. Poco conta anche il tono della voce, perché una battuta è una battuta, e a voce lo si può ben intuire. Magari si può anche ben intuire la tensione di chi ha meno esperienza, intendiamoci, ma una volta superata la cosa, forse, sarebbe il caso di ragionare e dare, appunto, alle parole il giusto peso.

Le parole di Elodie, invece, hanno scatenato l’inferno. Perché di colpo tutti, anzi, nello specifico soprattutto tutte, hanno ben pensato di caricarle di un peso assai più specifico di quello che nei fatti avrebbe dovuto avere. Si è appunto reiteratamente parlato di body shaming. Di diritto a essere magre, essere grasse, essere il cazzo che si vuole. E ci mancherebbe pure altro. Ma non si è mai detto di come essere magre non necessariamente comporti l’essere leggere, non intendendo con questo frivole, figuriamoci, ma semplicemente non pesanti né pedanti.

Credo sia un po’ come per la questione della favola di “al lupo, al lupo”, se si grida allo scandalo per una battuta che, ripeto, aveva tutta altra intenzione, e che, inquadriamola nel contesto in cui è avvenuta, era facilmente decifrabile per quel che era, poi, temo, di fronte a veri casi di body shaming l’allarme sarà sicuramente abbassato. Nel senso, se è “ti offro una chianina quando passi a Firenze” il problema del body shaming, perché magari uno ha problemi legati all’alimentazione che, però, non erano affatto messi sul tavolo dalla battuta in questione, poi quando qualcuno bullizzerà qualcuna o qualcuno per il suo aspetto fisico, intendendo proprio colpire il bersaglio a partire da quell’argomento specifico, temo, il tutto peserà meno, perché la gente dirà: “Va beh, si mangiasse una chianina e morta lì”.

Credo che questo tentativo di sterilizzare il politicamente scorretto, atto certo a tutelare i più deboli, debba essere contestualizzato e gestito con un po’ meno superficialità. Le parole pesano, certo, ma pesano tutte, anche quelle che alla fin fine risulteranno leggerissime.

Quando ho proposto questo articolo, ho detto che avrei voluto intitolarlo “Sul body shaming, le donne non si toccano neanche con il cazzo”, e giustamente il tutto è stato interpretato come una battuta atta a stigmatizzare una situazione surreale, ma mi chiedo cosa sarebbe mai capitato se in effetti avessi scritto un pezzo con un titolo del genere. Nel senso, esiste oggi la possibilità di giocare con le parole, anche provocatoriamente, o dobbiamo essere sempre allineati?

Sanremo, la passionale Elodie al Festival con Andromeda | VIDEO

Passo le giornate a sentirmi dare del vecchio o del ciccione, seppur io sia a dieta da oltre un anno. Sono però un uomo di cinquant’anni piuttosto risolto, e credo che il peso delle parole mi sia piuttosto chiaro, specie di quelle che vengono da bocche che di peso specifico ne hanno pochino. Non penso sia lo stesso per quanti al momento stanno scaricando una bella valanga di merda su Marco Masini, a sua volta un cinquantenne risolto, sereno, reo di aver voluto stabilire un contatto magari usando le parole sbagliate, ma sicuramente senza malizia e senza intenzione di ferire.

A suo tempo, quando su di lui cominciarono a circolare le voci sul suo portare sfiga, per essere chiari, la faccenda venne presa da tutti con una risata, salvo poi indurlo a ritirarsi per qualche tempo, e sicuramente a vivere anni di merda. Erano altre epoche, a questo punto viene da dire “per fortuna”, infatti Masini ne è uscito vivo e vegeto. Non ricordo, ma magari sono io a essere distratto, tutta questa solidarietà che oggi vedo nei confronti di Elodie, povera creatura. Siccome Marco Masini il peso delle parole l’ha provato sulla sua pelle, molto più della grande maggioranza di chi anima la scena musicale italiana, sarebbe il caso di provare, per una volta, a fare un po’ meno caciara e collegare il cervello alla bocca o alla penna. Contestualizzate, suvvia, cercate di interpretare quello che vi viene raccontato. Chiamate le cose col proprio nome, senza bisogno di creare un caso al giorno, specie quando il caso non c’è.

Le parole hanno un peso, anche le vostre.

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