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Nessuno ha il coraggio di chiamarlo col suo nome: quello di Draghi sui vaccini è (vero) sovranismo

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 26 Mar. 2021 alle 12:42 Aggiornato il 26 Mar. 2021 alle 12:50
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Immagine di copertina
Credits: Emanuele Fucecchi

Con la decisione di Mario Draghi di sospendere l’invio dei vaccini prodotti in Italia da AstraZeneca all’Australia, il nostro è stato il primo stato membro dell’Ue ad intervenire in questo senso. Cosa che ha – giustamente – infiammato il dibattito politico.

Qualcuno ha definito la misura “protezionista”. Altri addirittura “sovranista”. E mentre la scelta riscontra il placet delle istituzioni europee, viene da chiedersi: e se fosse stata fatta da qualche altro leader al posto di Draghi? Quali sarebbero state le reazioni?

Cosa c’è dietro lo stop all’export

La manovra su AstraZeneca è stata fortemente contestata dal governo di Canberra, ma non bloccata dall’Unione Europea, nei cui confronti il neo-premier si era rivolto con toni accesi per non aver imposto blocchi all’export delle dosi dell’antidoto anti-Covid fuori dal mercato unico dopo le problematiche emerse in inverno con i ritardi e i tagli sulle forniture da parte delle case farmaceutiche.

La decisione è stata dettata, come fa notare Avvenire, dalla necessità di rispondere al calo della quantità di vaccini che la ditta anglo-svedese sta operando nel Vecchio continente da alcune settimane (fino a -70 per cento delle dosi nel primo trimestre secondo alcune clausole del contratto contestate da Bruxelles e -50 per cento nel secondo trimestre, in Italia la riduzione finora è del 25 per cento).

Draghi contro Big Pharma

Il regolamento introdotto il 30 gennaio scorso prevede che i produttori di vaccini nell’Unione debbano chiedere l’autorizzazione ai Paesi in cui il siero viene infialato prima di esportarlo fuori dall’Ue. Una norma che era stata pensata come deterrente, ma che Draghi ha applicato alla lettera, attaccando AstraZeneca.

Così, con lo stop all’export, Draghi colpisce Big Pharma e allo stesso tempo smuove l’intera Unione Europea. Il premier ha infatti chiesto una svolta nella politica di produzione e distribuzione, aprendo a una strada che garantisca il primato della politica sui cambi d’umore delle case produttrici.

Il “no” all’invio dei vaccini in Africa

E questa non è neanche la prima decisione che punta a favorire gli interessi nazionali. Durante la partecipazione al suo primo Consiglio Europeo, Draghi avrebbe, secondo la ricostruzione di Le Monde, bloccato la proposta di spedire 13 milioni di dosi di vaccino in Africa avanzata dalla Commissione europea, dalla Francia e della Germania. In pratica, il quotidiano francese ha dipinto la mossa di Draghi come una manovra cinica volta a negare al continente africano i vantaggi del programma Covax in una fase in cui soffre la carenza di dosi.

Ma Draghi ha pragmaticamente detto di sostenere il Covax, mettendo in rilevo “un problema di credibilità nei confronti dei cittadini europei se si avviassero le donazioni in questo momento in cui l’Ue arranca con le provvigioni”.

La guerra dei vaccini: le carenze e i numeri

La “svolta sovranista” di Draghi si inserisce in uno scenario politico radicalmente cambiato rispetto alle prime ondate di Coronavirus del 2020. La pandemia globale ha abbattuto le derive populiste, ma ha lasciato spazio ad un’attenzione agli interessi nazionali per via della carenza delle dosi di vaccini.  

Infatti, ad oggi in Europa sono state vaccinate solo il 4,57 per cento dell’obiettivo dei circa 29 milioni da raggiungere al 22 Settembre 2021, pari a 1.308.699 persone vaccinate. L’Ue si difende e la commissaria alla salute, Stella Kyriakides spiega che “tutti ora guardano al ritmo delle vaccinazioni ma il collo di bottiglia al momento non è il volume degli ordini ma la carenza mondiale di capacità produttiva”. Ma questo non basta a placare gli animi.

Poche dosi e obiettivi non raggiunti hanno scatenato una vera e propria “guerra” dei vaccini. E Draghi, partendo da queste reali difficoltà, sta facendo passare idee (pronunciate spesso dal leader della Lega Matteo Salvini) che fino a pochi mesi fa venivano osteggiate apertamente dal mondo progressista e definite come “nazionaliste”, mentre oggi vengono elogiate dagli stessi esponenti politici  che le criticavano severamente. A quanto pare, il sovranismo viene accettato o meno a seconda di chi lo pratica.

Leggi anche: 1. Draghi contro Big Pharma: “Cittadini europei ingannati delle case farmaceutiche” 2. Cosa sappiamo per certo (e cosa ancora non sappiamo) sul vaccino AstraZeneca / 3. Vaccini: l’Europa disarmata deve contare sullo zio d’America, come dopo il 1945 / 4. Non sono i governi che comprano i vaccini, ma i vaccini che comprano i governi (di Luca Telese)

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