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Incontra i leader di partito, coltiva la sua autocandidatura e sceglie il suo successore: Draghi disposto a tutto per il Quirinale

Immagine di copertina
Credit: ansa foto

Questo inizio di trattative per l’elezione del Presidente della Repubblica è un indizio di comportamenti che già conoscevamo. Mentre i partiti brigano per trovare un nome condivisibile e che possa mettere (quasi) tutti d’accordo il Presidente del Consiglio Mario Draghi, dal suo buen retiro, continua la campagna promozionale della propria candidatura, incontrando e trattando con i leader dei partiti come se fosse normale. Allora vale la pena tenere il punto: abbiamo in questo momento un Presidente del Consiglio che aspira (legittimamente) a diventare Presidente della Repubblica e si ritroverebbe a nominare il suo successore. L’uomo che avrebbe dovuto essere “super partes” lotta nel fango per raggiungere il Quirinale continuando a fingere in pubblico un distanziamento dalle cose della politica come se fosse materia infetta. Draghi ha dalla sua il privilegio di rappresentare solo se stesso (una bella seccatura, del resto, dover gestire tutti i processi democratici di un partito oppure dovere avere a che fare con il gradimento degli elettori) ma le trattative e con i partiti si giocano sullo stesso piano che il Presidente del Consiglio ha praticato in questi mesi: o con me o cade tutto, ripete Draghi ai partiti, ostaggi di chi avrebbe dovuto essere illuminato e invece gioca con la sicumera di chi dà le carte.

Già questo non è un bello spettacolo (spiace per i cultori dell’eleganza draghiana) ma a questo si aggiungono anche le voci (goffamente smentite) di una trattativa, in particolare con Salvini, che includerebbe perfino la formazione del prossimo governo, quello che la politica sarebbe costretta a formare dopo l’eventuale trasloco del Migliore. E qui la farsa diventa perfino pericolosa se è vero che un aspirante Presidente della Repubblica si ritroverebbe a discutere con un leader politico di un governo che si ritroverebbe a nominare inserendo la spartizione delle caselle come elemento di trattativa. Che non si scorga come tutto questo sia poco etico (oltre che poco costituzionale) e profondamente svilente per le istituzioni dello Stato è a dir poco curioso. I partiti, dal canto loro, mostrano la pochezza del proprio senso dello Stato vincolando la più alta carica della Repubblica ai prossimi mesi di slancio verso la campagna elettorale, concentrandosi sull’assetto più favorevole per la propria propaganda mentre parlano di “alte personalità”.

Abbiamo passato (giustamente) giorni a contestare l’autoproduzione di Silvio Berlusconi con un reclutamento marchettaro degno dei peggiori anni ’80 e nel frattempo normalizziamo la trattativa da mercanti che si consuma in queste ore.

Se i partiti vogliono Draghi come Presidente della Repubblica se ne assumano pubblicamente la responsabilità e svincolino l’elezione da qualsiasi piccolo interesse personale. Se Draghi aspira al Quirinale giochi la sua partita slegandola da promesse future. In politica la forma è sostanza e forse qui fuori c’è qualcuno che si indigna più per ciò che sta accadendo fuori scena rispetto ai nomi divertiti sputati sulle schede. Essere seri significa comportarsi seriamente. Fatelo, per favore.

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