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Nel cuore della notte Conte prende il rischio più grande: per la prima volta nella storia della repubblica si ferma il cuore produttivo del paese (di Luca Telese)

L'analisi di Luca Telese in seguito al discorso del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con cui ha annunciato che vengono chiuse tutte le attività produttive del paese non essenziali

Di Luca Telese
Pubblicato il 22 Mar. 2020 alle 01:04 Aggiornato il 23 Mar. 2020 alle 09:04
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Alla fine Giuseppe Conte ha parlato ancora. Adesso che la decisione più grave è calata sul tavolo, nel cuore della notte, la piccola guerra del tira-e-molla che abitava il Palazzo da giorni è finita: tutto chiuso, l’Italia chiude qualsiasi attività produttiva, su tutto il territorio nazionale, esclusi i servizi essenziali. Non ci sono mezze misure, come non ce ne sono state fino a ieri.

Ma quanta sofferenza e quanto dolore in questo ultimo passo, nella scelta più difficile del presidente del Consiglio da quando è a Palazzo Chigi. Quanti retroscena dietro queste breve messaggio. Giuseppe Conte è apparso su tutti gli schermi in diretta Facebook, in ritardo rispetto ai tempi annunciati – le 22.45 – con le solite tre bandiere dietro le spalle e un’aria che apparentemente non tradiva emozioni o conflitti, la guerra tra alternative drastiche che si è consumata in queste ore.

“Occorre che continuiamo a rispettare tutte le regole. È difficile lo so…”. Il ritardo nella messa in onda del messaggio video, però, tradiva quello che la calma apparente del premier non rivelava: fino all’ultimo minuto il provvedimento è stato negoziato con le parti sociali, discusso con i medici, combattuto e modificato nel confronto con le opposizioni: “La decisione è quella di chiudere sul territorio nazionale ogni attività che non sia finalizzata a garantire al paese i servizi essenziali”.

Piccole-grandi differenze tra il Conte di questa sera e quello dei precedenti messaggi saltavano subìto all’occhio: rispetto al suo ultimo discorso è scomparsa la prima persona, non c’è più l’ “Io”. In questo messaggio, infatti, il premier sceglieva di usare due registri. L’impersonale nel descrivere i provvedimenti adottati, e la prima persona plurale per illustrare gli imperativi: “In questo momento dobbiamo continuare a resistere”. Oppure: “Il nostro sacrifico restare a casa è minimo rispetto a quello di altri concittadini…”.

Ma giunti al terzo minuto, come se fosse inevitabile un salto, che tutti attendevano, il premier ha cambiato marcia ed è arrivato al punto: “Oggi abbiamo deciso di compiere un altro passo. Chiudere ogni attività produttiva”. Noi, il governo. Ma noi, anche il paese, nella comunicazione simbolica che il premier vuole utilizzare. Certo, chiudere. Ma con qualche eccezione, illustrata con pignoleria didascalica per evitare equivoci: “Resteranno aperti tutti i supermercati. E continueranno tutte le attività che servono a garantirci i generi di prima necessità”.

Conte queste eccezioni le elenca una per una – dagli autotrasporti alle poste – e poi sceglie la formula più delicata per spiegare il senso della svolta: “Rallentiamo il motore del paese. È una decisione non facile, ma che si rende necessaria per contenere il più possibile la diffusione dell’epidemia. “L’emergenza sanitaria – osserva il premier – si trasforma in emergenza economica”. E infine: “Quelle rinunce, che oggi sembrano un passo indietro, domani ci consentiranno di prendere la ricorsa domani. È quello che ci aiuterà a ripartire”. Poi solo poche frasi: “Mai come ora la nostra comunità si deve stringere forte intorno al bene più importante. La vita. Non rinunciano al coraggio e alla speranza del futuro. Insieme – conclude il Premier – ce la faremo”.

Cosa non poteva dire Conte, in questo discorso, che noi tuttavia sappiamo? Che il dibattito nella maggioranza, e anche nel Consiglio dei ministri, questa volta è stato molto duro. È stato netto e senza rete, sia dentro che fuori il governo. E il fatto più curioso è che per paradosso – rispetto a governatori e sindacati – Conte in questa discussione era il più cauto, il più prudente sulla scelta estrema di “Rallentare il motore” (ovvero chiudere tutto).

Sono stati il dramma Lombardia e i settecento morti sul tavolo in un solo giorno, a spostare il peso sulla bilancia, e a determinare una scelta che – come il premier ha detto, nemmeno troppo tra le righe – arriva prima che il ciclo di incubazione della malattia dia modo di valutare gli effetti del primo decreto. Il governo – insomma – pressato e incalzato ha scelto di spingere sull’acceleratore mentre la macchina era già lanciata in corsa, sperando che la prossima settimana sarà quella del picco e della decrescita, sia dei morti che dei contagi.

Ma siamo in territorio ignoto. Siamo nell’incertezza, nel pieno di una guerra senza quartiere, in una Europa profondamente divisa sulle scelte economiche, in un momento in cui nessuno degli esperti è ancora in grado di rispondere alla domanda più angosciante: perché Bergamo e Brescia sono crollate? Perché il tasso di mortalità lombardo ha toccato il 12%?

Ma il punto è innegabile. Siamo davanti al governo che in Occidente ha preso le decisioni più estreme. Conte ha annunciato in questo messaggio la decisione che lui stesso – fino a ieri – ha procrastinato il più possibile. Sapeva che fermare il cuore produttivo del paese, in un momento di doppia crisi (sia economica che finanziaria), è il rischio più grande. Sapeva che ci voleva molto coraggio ad azionare il congegno che ha fermato per la prima volta l’Italia repubblicana. Ma purtroppo Conte sa che stasera lui stesso ha avviato un meccanismo potenzialmente ancora più pericoloso: perché è evidente a chiunque che ci vorrà molto più coraggio, per riavviare la giostra, dopo il black-out totale avviato questa sera.

Coronavirus, parla il premier Conte: “È la crisi più difficile dal secondo Dopoguerra. Restiamo uniti. Chiusa ogni attività produttiva non strettamente essenziale in tutto il paese”

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato nuove e importanti misure restrittive in tutta l’Italia. In occasione della comunicazione di Palazzo Chigi in merito agli ultimi aggiornamenti sul Coronavirus in tutto il paese, il Premier ha spiegato che è necessaria un’ulteriore stretta all’attività produttiva del territorio. Nuove misure in vigore fino al 3 aprile. • Cosa ha detto Conte nel suo discorso di questa sera: video integrale della Conferenza Stampa del 21 marzoCoronavirus, Conte annuncia: “È la crisi più difficile del paese dal secondo Dopoguerra. Restiamo uniti. Chiusa ogni attività produttiva non strettamente essenziale in tutto il paese”

La giornata di oggi, sabato 21 marzo, è stata durissima per il nostro paese, con un record negativo di decessi: + 793 vittime. Sono cifre sempre più allarmanti. L’ultimo bollettino della Protezione Civile parla di 4.825 morti totali, 6.072 guariti, mentre il totale dei contagiati è di 42.681 e quello dei casi totali di 53.578. In seguito ai + 500 circa decessi di oggi in Lombardia, la Regione chiude uffici e aziende “non necessari”. Leggi la notizia completa 

Governo pensa alla chiusura delle fabbriche in tutto il paese – Sindacati e imprese hanno chiesto al premier Conte, in una videoconferenza convocata oggi sabato 21 marzo dal Governo, di chiudere tutte le attività industriali non strategiche e i servizi non essenziali su tutto il territorio nazionale per provare ad arginare l’epidemia. Si tratterebbe di una decisione senza precedenti per il nostro Paese. Il punto è cercare un accordo che vada bene a tutte le Regioni, che al momento hanno intrapreso diverse discipline e provvedimenti, come dimostra il caso Lombardia. I sindacati, tra cui Cgil, Cisl e Uil, sono uniti nel chiedere a Conte la chiusura totale, le imprese meno: Confartigianato, Legacoop, Confapi, Rete Imprese Italia sono per lo shutdown del paese, Confindustria chiede maggiore tempo per capire come fare, ma è comunque aperta a procedere con gradualità.

La giornata – Oltre ai decessi, la giornata di oggi è stata contraddistinta da queste notizie. Nuovi positivi: Dybala, Paolo e Daniel Maldini, e anche un agente della scorta di Conte. Morta la madre di Chiambretti / • Il 2% casi mondiali viene da provincia Bergamo / • In Lombardia 546 morti in un giorno” / • L’appello dei sindaci al governo: “Non lasciateci soli” / • Gualtieri: “Da Aprile ristoro tasse” / • A Milano l’impiego dell’esercito, code all’alba nei supermercati / • Controlli a tappeto sulle auto a Roma.

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