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Home » Opinioni

Dopo il disastro Lombardia col Covid, Fontana parla ancora di velocità lombarda

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“L’uomo più veloce del mondo è di Desenzano del Garda. È destino della Lombardia far correre l’Italia sempre più forte”. Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana scrive un post sul successo di Marcell Jacobs che ha vinto la finale dei 100 metri alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Una soddisfazione immensa per il 26enne che ha sbriciolato un record incredibile. Una vittoria che indubbiamente ci rende tutti orgogliosi, in primis come italiani. Qualcuno però dovrebbe spiegare a Fontana, o al suo social media manager, che il paragone tra la regione Lombardia e il primato di Jacobs è un azzardo non da poco.

Purtroppo l’emergenza legata al Covid ha dimostrato che il tanto acclamato modello Lombardia non esiste e che la gestione del sistema sanitario regionale andava ripensato.

Per mesi si è cercato di dire che in Lombardia non esisteva un problema legato alla gestione dell’emergenza. Chiunque provasse a far notare alcune scelte sbagliate che la giunta di Attilio Fontana stava facendo, a partire dall’ordinanza che mandava nelle Rsa i positivi al Coronavirus, per finire all’ennesima gaffe di Giulio Gallera sull’indice di contagio, veniva liquidato come “antilombardo”.

Purtroppo la realtà, catastrofica, ha confermato che quelle critiche erano più che fondate. No, in piena pandemia, non sembrava affatto scritto nella pietra che la Lombardia facesse “correre l’Italia ancora più forte”. La stessa Regione Lombardia che ha cacciato il suo assessore alla Salute e il direttore generale, la stessa Lombardia che non ha chiuso e sanificato il pronto soccorso dell’ospedale di Alzano a marzo 2020, che non ha fatto la zona rossa in Val Seriana e che ha predisposto l’ordinanza che mandava gli infetti nelle Rsa moltiplicando i morti nelle case per anziani, ne abbiamo viste di tutti i colori, senza parlare delle Asst.

L’ultima, decisiva catastrofe, si stava consumando sui vaccini. Poi il rimpasto e l’intervento della Moratti hanno raddrizzato il tiro. A gennaio 2021, la Lombardia era tra le ultime regioni per numero di dosi somministrate rispetto a quelle ricevute, si era ritrovata sotto la media nazionale anche per le vaccinazioni agli over 80. Ma oggi nemmeno è tutto oro quello che luccica.

A causa della pandemia gli ospedali lombardi hanno dovuto fare 50mila ricoveri urgenti in meno nel 2020 rispetto all’anno prima, il 9,1 per cento del totale, con punte quasi del 12 per cento nel periodo marzo-giugno, cioè in prima ondata. Poi è cominciata la lenta risalita, ma siamo ancora lontani dai ritmi di interventi, ricoveri, screening e visite specialistiche pre Covid. Le proteste dei cittadini sono all’ordine del giorno e anche se gli ospedali hanno cominciato a cercare di recuperare, il sistema arranca. Per questo oggi la vicepresidente e assessora regionale al Welfare, Letizia Moratti, porta in giunta una delibera da cento milioni, che andranno metà al pubblico, metà al privato per accelerare la ripresa.

Dunque restano le domande: chi ha deciso di non circoscrivere i focolai di Alzano, Nembro, e Orzinovi ? Il governo? Ma il presidente della Regione Lombardia, esponente di un partito che l’autonomia sanitaria regionale l’ha voluta, non si è avvalso della facoltà di creare delle zone rosse. Perché? Perché la “locomotiva Lombardia” doveva correre laddove è più forte. Oggi ci auguriamo almeno che Marcell Jacobs abbia portato molta gioia a una terra così provata da lutti e dolori.

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