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La “stupida frase” di Cremonini, un po’ fantozziana un po’ colonialista

Di Franco Bagnasco
Pubblicato il 26 Giu. 2020 alle 13:11 Aggiornato il 26 Giu. 2020 alle 14:52
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Immagine di copertina

Quando sei lanciato, quando ti senti sicuro di te, quando ti trovi lì, bello sciolto tra amici sul tetto del mondo, può capitare di “farla fuori dal vaso”. Succede spesso. L’espressione è molto gergale, ma rende l’idea. Soprattutto se si immagina quel vaso come lo schermo del televisore; un acquario dal quale il rischio di far tracimare elementi è sempre dietro l’angolo. E negli anni l’abbiamo visto fare mille volte, del resto. È successo senza dubbio l’altra sera anche a Cesare Cremonini, tra gli ospiti dell’ultima puntata di stagione di EPCC, lo show stile David Letterman che Alessandro Cattelan conduce su SkyUno.

Il tortonese che fa tv intelligente e il ruspante cantautore che scrive belle canzoni sono scivolati (entrambi, ma con i dovuti distinguo) sulla buccia di banana del politicamente scorretto. Del gratuito che diventa sghignazzo e che lascia l’amaro in bocca. Complice il contesto sempre ironico della trasmissione, che confonde la carte. Vediamo l’accaduto. Mentre rispondeva alla domanda di un telespettatore, Cremonini se n’è uscito a sorpresa con: “Ho pensato alla mia donna delle pulizie, che si chiama Emilia… Non è vero non si chiama Emilia: lei è moldava e io ho preteso, in onore della mia Terra, di chiamarla Emilia. È vero. Perché io voglio chiamare mia figlia Emilia”. Cattelan sbianca, realizza la situazione, e gli fa eco, cercando di mettere una pezza: “Ho capito, ma allora chiamaci tua figlia! C’avrà un nome ‘sta donna?!”. Prosegue Cremonini: “Ognuno dovrebbe chiamare le persone come crede: soprattutto quelle che entrano a casa tua”. Rintuzza Cattelan, col desiderio di chiudere al più presto (ma senza perdere il sorriso, e non è facile, in casi come questi) l’infelice parentesi: “No no, hai ragione sono fatti tuoi… Sì, ma son pagate però!”. Con riferimento alla persone che ti entrano in casa a lavorare. “Sono pagate e possono quindi perdere il loro nome” è il finale cremoniniano. Detto un po’ a denti stretti, ridendo, forse stemperando lo sfottò. Ma ormai l’indigesto frittatone con cipolle era cucinato e servito.

Cremonini risponde agli insulti e pubblica un video con la domestica: “Si chiama davvero Emilia”

Questo è stato lo scambio testuale tra conduttore e ospite, fa fede anche il video della puntata. Altre versioni di testo circolanti su whatsapp (dove sta montando l’indignazione, così come su Twitter) che attribuiscono al cantautore la frase: “Non so qual è il nome”, relativo alla sua donna delle pulizie, non corrispondono alla realtà. Resta comunque l’estrema infelicità di una frase che ci riporta di botto alla Mami di Via col Vento; a una sorta di cripto colonialismo light in salsa padana che non fa di certo onore a nessuno e men che meno a uno tra i più amati e sensibili esponenti della canzone leggera italiana. Una concezione un po’ fantozziana del lavoratore dipendente che (lungi dal farci immaginare Cremonini come un negriero, non è sicuramente così) trasmette piuttosto un atteggiamento di degnazione padronale ben poco piacevole. Che sia uscito a prendere aria il Cremonini di uno tra i suoi pezzi musicalmente più felici: “Dicono di me”? Ecco il cuore del testo: “Dicono di me che sono un bastardo, bugiardo e lo fanno senza un perché. Dicono di me che sono una strega drogata e truccata e piena di sé. Dicono di me che sono una stupida frase da dire davanti a un caffè”. Le stupide frasi (quelle fuori dal vaso) a volte scappano davanti alla scrivania di un conduttore di successo, in un programma di successo. Poi però è meglio tornare a chiamare le cose (ma soprattutto le persone) con il loro nome.

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