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Le ingiustizie del Coronavirus: la politica si ferma mentre infermieri, fattorini e metalmeccanici rischiano ogni giorno

No, non dobbiamo pensare solo a salvarci dal Coronavirus. Dobbiamo anche proteggere le libertà politiche. Per questo non è proprio il momento di sfoltire il Parlamento. Il commento di Giulio Cavalli

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 19 Mar. 2020 alle 15:54
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Immagine di copertina
Matteo Dall'Osso (fi) e Maria Teresa Baldini (fdi) con la mascherina contro il coronavirus

La politica, vi prego, per favore. È vero, il momento è grave, l’emergenza sanitaria, come tutte le emergenze vere rispetto a quelle inventate che ci hanno propinato negli ultimi anni, costringe (e ci costringe) a riformulare le priorità, a rimettere le cose a posto e a non dare più per scontato diritti, libertà e atteggiamenti che ormai abitavamo con noncuranza. Però la politica è una cosa terribilmente seria e un Paese va guidato portandosi dietro tutta la sua complessità parlamentare che è espressione delle diverse sensibilità di un Paese.

No, mi spiace, è troppo facile venirci a dire che la sensibilità unica ora è salvarsi (senza notare nemmeno tra l’altro che troppo spesso qui è un salvare se stessi, con molto meno senso di comunità di quello che certa retorica vorrebbe mostrarci): il presidente del consiglio Conte ha emesso dei decreti che sono la soluzione governativa (in accordo con la comunità scientifica) per superare questo difficile momento ma il diritto-dovere di critica e la spinta a migliorare, modificare, aggiustare, tenere alta l’attenzione e includere è il sale di ogni democrazia che si rispetti.
Non si capisce perché il Parlamento (che dovrebbe essere l’avamposto della nostra democrazia) possa permettersi di rarefarsi come invece non possono permettersi di fare alcune categorie di operai, i fattorini, i medici, gli infermieri e i metalmeccanici che lavorano in luoghi imprescindibili. Ma dov’è la politica?

Il mettersi di traverso del centrodestra all’ultimo decreto legge del presidente del consiglio Giuseppe Conte non può essere di per sé un atto da condannare così, a priori. Si può discutere del fatto che sia una delle poche occasioni in cui l’opposizione può farsi notare, si può discutere del fatto che non si capisca esattamente quali soluzioni alternative proponga (al di là del mantra “servono più soldi” che è una tattica politica da bambini se non supportata da piani di spesa e dal dirci dove si prenderebbero quei soldi e come si userebbero) ma che la dialettica politica debba stare rinchiusa dentro le conferenze stampa di Conte e della Protezione Civile come se quelli siano gli unici momenti di governo del Paese mi pare francamente troppo.

Anzi, volendo vedere, ma siamo sicuri che sia una mossa intelligente che il capo del governo dichiari un probabile allungamento delle restrizioni in un colloquio con il Corriere della Sera piuttosto che in una sede politica? Così, per sapere. Per essere più realisti del re. Intanto, state a casa.

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