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Perché Conte leader dei Cinque Stelle non ha la forza di Conte premier (di S. Mentana)

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L’avvocato del popolo che ha guidato l’Italia nella guerra alla pandemia si trova oggi alle prese con i cavilli di fumose questioni come il terzo mandato e la titolarità dei dati degli iscritti, in un movimento che sembra l’ombra di quello che appena tre anni fa superava il 30 per cento dei consensi. Tanti elementi suggerivano che la popolarità raggiunta da Conte in qualità di premier non si sarebbe automaticamente trasferita a quella del nuovo Conte leader pentastellato, ma nessuno avrebbe pensato che l’avventura potesse rischiare di finire ancora prima di iniziare, arrivando a rompere con Davide Casaleggio prima e con Beppe Grillo poi.

Giuseppe Conte ha guidato l’Italia in un momento difficile quanto inatteso, costruendo una connessione sentimentale con molti italiani in piena emergenza pandemica, un fatto che lo ha portato a una popolarità che pochi avrebbero immaginato. Ma tale popolarità era data dal ruolo che ricopriva in quel momento, e ritrovarsi in un ruolo diverso con responsabilità diverse e lontane dalle esigenze di molti italiani, per quanto avrebbe potuto contribuire a risollevare un Movimento Cinque Stelle in difficoltà, non gli avrebbe automaticamente riconfermato tale popolarità.

Trovatosi avvitato su questioni come lo strappo con la fondazione Rousseau, Conte, lo stesso che conquistava la popolarità tra gli italiani nei momenti più drammatici della pandemia, non è riuscito a dare in alcun modo la propria impronta al movimento, al punto da arrivare a uno scontro serrato con Beppe Grillo. E oggi? Qual è la prospettiva per il fu avvocato del popolo in un movimento in cui il fondatore non sembra voler sapere delle sue ragioni?

Grillo non sembra in alcun modo interessato a fare passi di lato circa il suo ruolo di deus ex machina del movimento. Lui è il fondatore, lui è l’uomo che l’ha portato da ristretto gruppo di utenti di un blog a partito di governo, e non sembra interessato a tramutarsi nel saggio eremita. E Conte, dopo essere stato invocato come salvatore di un movimento che sembrava irrimediabilmente in crisi, dopo aver proposto per i Cinque Stelle una serie di novità impensabili fino a poco tempo fa, non sembra volersi mettere da parte con facilità, a costo di inalberarsi. Come accadde nell’ultima crisi di governo, quando nel braccio di ferro con Renzi preferì insistere a tambur battente nella ricerca dei famigerati responsabili, col risultato di dover lasciare Palazzo Chigi.

E allora, cosa può succedere? Perché si sigli una pace tra Conte e Grillo ci vorrebbe un passo indietro di uno dei due che non sembra all’ordine del giorno, e l’unica alternativa all’orizzonte potrebbe essere la nascita di un partito autonomo dell’ex premier, che per lui sarebbe un salto del vuoto. Futuro e Libertà docet, senza elezioni in vista un nuovo partito può sgonfiarsi facilmente, e la strada per il 2023 è ancora lunga, salvo sorprese.

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