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Cosa cambierebbe se nascesse il Partito di Conte

Di Stefano Mentana
Pubblicato il 29 Gen. 2021 alle 15:33
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Due anni e mezzo fa nessun italiano sapeva chi fosse, oggi è presidente del Consiglio al secondo mandato e in trattative per un terzo e si è trovato a dover gestire una delle più gravi emergenze globali dal dopoguerra a oggi. Giuseppe Conte ha ottenuto in questi anni una visibilità e dovuto gestire responsabilità tali da ottenere una popolarità che nei momenti più delicati dell’emergenza ha toccato addirittura il 71 per cento. Anche per questo in molti, da tempo, speculano sulla possibilità che nasca un “Partito di Conte” in grado di catalizzare consenso al di fuori dell’alleanza PD-Movimento Cinque Stelle.

L’ultimo sondaggio che parla dell’ipotesi di un “Partito di Conte” è quello realizzato da Termometro Politico e pubblicato oggi, in cui questa lista otterrebbe il 12 per cento dei consensi. Un dato abbastanza in linea con quello degli altri istituti: in un sondaggio di questa settimana EMG-Acqua ha attribuito all’ipotetica lista il 10 per cento, mentre per SWG arriverebbe al 16 per cento. Parliamo di numeri da partito di rilevanza nazionale, ma parliamo anche di numeri che vanno contestualizzati e di cui vanno valutate le conseguenze sul sistema politico.

Da dove arriverebbero i voti per il Partito di Conte?

In primo luogo, dobbiamo chiarire che il cosiddetto “Partito di Conte” al momento non esiste. Nei sondaggi, quando viene menzionato, registra principalmente un consenso personale del premier in grado di catalizzare elettori apolidi o elettori di altri partiti che stimano il premier a tal punto da preferire una sua lista a uno degli attuali partiti. Un dato dunque meramente indicativo, soprattutto in assenza di un nome della lista, di un programma politico definito e di sapere chi, oltre l’attuale premier, animerebbe l’operazione politica. E soprattutto senza elezioni in programma.

Fatta questa premessa, è importante vedere da dove arriverebbero questi voti e chi andrebbero a rafforzare. Il più recente tra i sondaggi citati, quello di Termometro Politico, ha rilevato che in assenza di una lista Conte il partito più votato sarebbe la Lega con il 24,2 per cento dei consensi, seguita dal PD al 19,7, da Fratelli d’Italia al 16,7 e dal Movimento Cinque Stelle al 15,7. PD e Movimento Cinque Stelle, oggi asse portante dell’esecutivo, otterrebbero sommati il 35,4 per cento dei voti.

In caso fosse presente il cosiddetto “Partito di Conte”, questo otterrebbe il 12,3 per cento, divenendo la quarta lista più votata. La Lega e Fratelli d’Italia scenderebbero di pochi decimali rispettivamente al 23,8 e al 16,5, divenendo i primi due partiti per numero di voti, terzo il PD che crollerebbe al 15,7, mentre i Cinque Stelle scivolerebbero al quinto posto con il 9,8 per cento. L’alleanza PD-Movimento Cinque Stelle-Lista Conte otterrebbe complessivamente il 37,8 per cento, 2,8 punti in più rispetto allo scenario in cui non c’è una lista legata al premier, ma le due singole liste perderebbero complessivamente quasi 10 punti percentuali.

In parole povere, il Partito di Conte consentirebbe alla coalizione di crescere di un paio di punti grazie anche a voti presi tra gli elettori degli altri partiti e dall’astensione, ma il suo principale bacino elettorale sarebbero proprio PD e Cinque Stelle, che verrebbero cannibalizzati.

Messaggio politico elettorale. Committente: Tobia Zevi

Il precedente più simile: Scelta Civica

Per avere un termine di paragone con l’ipotesi di un “Partito di Conte”, prendiamo in esame il precedente probabilmente più simile che abbiamo visto alle elezioni, ovvero “Scelta Civica”, la lista collegata alla figura dell’ex premier Mario Monti. Dopo l’inizio del suo governo, i sondaggi attribuivano a una sua ipotetica lista addirittura il 30 per cento dei consensi. Questa lista poi nacque davvero, e si presentò alle elezioni del 2013 in una coalizione centrista al fianco dell’UDC e di Futuro e Libertà di Gianfranco Fini. Nonostante sotto elezioni la “lista Monti” era ancora data sopra il 20 per cento, alla fine dalle urne uscì per Scelta Civica “solo” l’8,3 per cento.

Questo mostra intanto un primo dato: in quell’occasione la “lista del premier” nell’arco di un anno è scesa vertiginosamente, fino a raggiungere un dato che seppur importante (uno dei migliori risultati di un “terzo polo” centrista dalla fine della Prima Repubblica), rappresentava appena un terzo di quanto i sondaggi le assegnavano nei primi sondaggi.

Come mai un calo simile? Quando si fanno sondaggi su partiti ipotetici, spesso il risultato che ne viene fuori è un risultato potenziale, legato soprattutto alla popolarità del momento della figura politica intorno alla quale potrebbe nascere la lista. In quel momento, Mario Monti era da poco subentrato a un Berlusconi in calo di popolarità e il suo governo tecnico era visto da molti come una possibile via d’uscita da una grave crisi economica. Tuttavia, la popolarità di Monti non fu così solida, e nel confrontarsi con i politici di professione e con i partiti consolidati ne uscì ridimensionato. Una volta in parlamento, oltre tutto, il graduale disimpegno del senatore a vita portò Scelta Civica a una graduale marginalizzazione.

C’è un altro tema interessante che possiamo scorgere nel precedente di Scelta Civica, ovvero il modo in cui tale lista cannibalizzò letteralmente i suoi due alleati, l’UDC e Futuro e Libertà. Il partito di Pierferdinando Casini, all’epoca col vento in poppa in termini di popolarità, ottenne un mediocre 1,8 per cento, mentre la lista di Fini non arrivò allo 0,5, venendo spedita nel dimenticatoio. Una coalizione costruita su Monti e guidata dalla lista di Monti aveva portato gli elettori a schierarsi con più facilità sul Scelta Civica che sugli altri due partiti.

Quali sarebbero le idee e gli uomini del Partito di Conte?

Come abbiamo detto, oggi il partito di Conte è solamente un nome che compare nei sondaggi, senza un programma, senza idee e senza candidati. Logica vorrebbe che l’ossatura di tale forza politica siano le idee del premier, ma esse stesse sono state finora in parte oggetto di mutamenti, avendo guidato due governi di segno opposto. Le indiscrezioni trapelate sui giornali man mano che si è parlato di questa forza politica hanno lasciato intendere una forza genericamente europeista, con una grande attenzione a portare l’Italia fuori dall’emergenza sanitaria ed economica causata dal coronavirus.

Forte della popolarità di Conte, la lista dovrebbe catalizzare i voti di una fetta di elettorato che possa contribuire a fare da ulteriore collante tra due forze come il PD e il Movimento Cinque Stelle storicamente distanti ma oggi per varie ragioni più che mai vicine.

Ma oltre alle idee tutte da scrivere, sarebbe fondamentare capire chi sarebbero gli uomini e, soprattutto, i candidati che andrebbero a comporre tale forza politica. La base potrebbe essere il cosiddetto gruppo parlamentare dei “costruttori” o “responsabili”, che dir si voglia, una serie di esponenti politici di estrazione diversa che, rimasti per varie ragioni senza partito e giunti in soccorso al governo Conte bis dopo l’addio di Italia Viva, con il beneplacito degli italiani all’estero del MAIE e di Centro Democratico di Bruno Tabacci che hanno dato al gruppo la possibilità di costituirsi. Ma ovviamente nomi saliti all’onore delle cronache in questi giorni sarebbero probabilmente insufficienti a rendere un ipotetico partito di Conte più forte possibile.

Nel caso di Mario Monti, Scelta Civica lasciò fuori dalle sue liste i “politici di professione”, preferendo loro i nomi di numerosi ministri tecnici che avevano affiancato l’ex rettore della Bocconi, figure della società civile e una serie di nomi di spicco.

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